Scritto da Massimiliano Deliso e Renzo Samaritani Schneider | 03/02/2026 | Ambiente
L'Ambiente in Italia: Il Punto della Situazione al 3 Febbraio 2026
TRANI – Martedì 3 febbraio 2026 segna una data simbolica per il bilancio ambientale del nostro Paese. Mentre l'inverno meteorologico si avvia alla conclusione, i dati raccolti dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dalle agenzie regionali disegnano un quadro complesso, fatto di luci abbaglianti e ombre preoccupanti. Se da un lato l'Italia celebra il superamento della soglia del 55% di energia prodotta da fonti rinnovabili, dall'altro deve fare i conti con quella che i climatologi ormai definiscono "la nuova normalità": un inverno secco, mite e privo di precipitazioni significative, specialmente nel Mezzogiorno.
L'Inverno Fantasma e la Crisi Idrica del Sud
Non è più un'anomalia, ma una tendenza consolidata. L'inverno 2025-2026 passerà agli archivi come uno dei più caldi e asciutti dell'ultimo secolo. Le ripercussioni sono tangibili da Nord a Sud, ma è nel Meridione che la situazione assume i contorni dell'emergenza strutturale. In Puglia, e in particolare nel territorio della BAT (Barletta-Andria-Trani), gli invasi sono ai minimi storici per il periodo. La diga del Locone e l'invaso del Basentello registrano livelli di riempimento inferiori al 30% della capacità, una cifra allarmante se si considera che febbraio dovrebbe essere il mese di accumulo in vista della stagione irrigua estiva.
Il settore agricolo, spina dorsale dell'economia locale, è in fibrillazione. Le associazioni di categoria, da Coldiretti a Confagricoltura, lanciano l'allarme per le colture olivicole e vitivinicole. Senza piogge nelle prossime settimane, la campagna olearia del 2026 rischia di essere compromessa ancor prima della fioritura. "Non possiamo più parlare di emergenza quando il fenomeno si ripete da un lustro", ha dichiarato ieri il Ministro dell'Ambiente durante un question time alla Camera. "Serve un cambio di paradigma: non più inseguire la pioggia che non cade, ma gestire ogni singola goccia che tocchi il suolo".
In questo contesto, il piano per i dissalatori mobili, finanziato con l'ultima tranche del PNRR rimodulato, sta subendo accelerazioni, ma i tempi tecnici di installazione sulle coste adriatiche preoccupano gli amministratori locali. Trani, con la sua vocazione turistica e agricola, si trova al centro di questa tempesta perfetta, dove la gestione delle risorse idriche diventerà il tema politico dominante della primavera imminente.
La Transizione Energetica: Il Boom dell'Agrivoltaico
Se l'acqua piange, il sole ride. Il 2026 si conferma l'anno della consacrazione per l'agrivoltaico avanzato. Le campagne italiane stanno cambiando volto, non senza polemiche, ma con una direzione chiara. La convivenza tra pannelli solari sopraelevati e coltivazioni sottostanti ha dimostrato di essere una strategia vincente, proteggendo le piante dalle ondate di calore estivo e riducendo l'evapotraspirazione del suolo.
L'Italia ha installato nell'ultimo anno solare oltre 8 Gigawatt di nuova potenza rinnovabile, un record che ci avvicina agli obiettivi europei del 'Fit for 55'. Tuttavia, la rete di distribuzione elettrica fatica a tenere il passo. Il fenomeno del "curtailment" (il taglio obbligato della produzione per sovraccarico della rete) è diventato frequente nelle giornate ventose e soleggiate del Sud Italia. Terna ha annunciato per questo 2026 l'avvio dei cantieri per le nuove dorsali tirreniche e adriatiche, infrastrutture invisibili ma vitali per trasportare l'energia verde dal Mezzogiorno alle industrie del Nord.
Anche qui, il nodo è burocratico. Nonostante le semplificazioni introdotte dal governo, i tempi autorizzativi per i grandi impianti eolici offshore restano lunghi. Il progetto del parco eolico galleggiante al largo del basso Adriatico, che prometteva di alimentare migliaia di famiglie pugliesi, è ancora impantanato in una conferenza di servizi che sembra non avere fine, bloccato da veti incrociati tra tutela paesaggistica e necessità energetica.
Qualità dell'Aria e Mobilità: Le Città Respirano a Fatica
Spostando lo sguardo sulle aree urbane, il report di Legambiente "Mal'Aria 2026", anticipato in queste ore, conferma che la Pianura Padana resta una delle aree più inquinate d'Europa, nonostante l'aumento vertiginoso delle immatricolazioni di auto elettriche, che hanno raggiunto il 25% del mercato totale. Il problema, spiegano gli esperti, non è più solo lo scarico delle auto, ma il riscaldamento domestico a biomasse e gli allevamenti intensivi, settori dove la transizione ecologica procede a rilento.
Nelle città del Sud, come Bari e Napoli, il problema è diverso ma altrettanto insidioso: l'ozono troposferico estivo, causato dalle alte temperature e dall'irraggiamento solare, sta diventando un problema sanitario rilevante anche nei mesi invernali anomali come questo febbraio. Le amministrazioni comunali stanno rispondendo con piani di forestazione urbana, ma gli alberi piantati nel 2023 e 2024 faticano ad attecchire proprio a causa della siccità, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.
Il Mare e l'Erosione Costiera
Un capitolo a parte merita lo stato di salute dei nostri mari. L'erosione costiera ha inghiottito nel 2025 altri 30 metri di spiagge lungo la penisola. La costa pugliese, da Margherita di Savoia fino al Salento, vede le proprie falesie e i litorali sabbiosi sotto assedio. Le mareggiate, divenute più violente a causa dell'energia termica accumulata dal Mediterraneo (che anche questo inverno ha mantenuto temperature superficiali di 2 gradi sopra la media), sgretolano le difese naturali.
La risposta non può più essere solo il ripascimento artificiale, costoso e temporaneo. Gli ingegneri ambientali propongono soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), come il ripristino delle dune costiere e delle praterie di Posidonia, veri e propri baluardi contro la forza del mare. A Trani, il dibattito sul recupero della costa è acceso, con progetti che mirano a conciliare la protezione dell'abitato con la fruibilità turistica, vitale per l'economia cittadina.
Conclusioni: La Sfida dell'Adattamento
Guardando al resto del 2026, la parola chiave non è più solo "mitigazione" (ridurre le emissioni), ma "adattamento". L'Italia deve adattarsi a un clima che è già cambiato. Le infrastrutture idriche colabrodo, che disperdono ancora il 40% dell'acqua potabile in alcune zone del Sud, sono un lusso che non ci possiamo più permettere. La cementificazione del suolo, che prosegue al ritmo di 2 metri quadrati al secondo, deve arrestarsi per lasciare spazio a terreni capaci di assorbire le bombe d'acqua quando arrivano e trattenere l'umidità quando serve.
La sfida ambientale italiana del 2026 è una corsa contro il tempo. Le tecnologie ci sono, i fondi europei (seppur in fase di esaurimento) anche. Manca, forse, una coesione nazionale che veda l'ambiente non come un vincolo allo sviluppo, ma come l'unico terreno su cui costruire il futuro. Dalle colonne di Trani Italia News, continueremo a monitorare la situazione, consapevoli che le scelte fatte in questo anno cruciale determineranno la qualità della vita delle prossime generazioni.
Il messaggio è chiaro: la natura non aspetta i tempi della burocrazia. Mentre discutiamo di piani e sottopiani, i mandorli sono già in fiore a febbraio, ingannati da un inverno che non c'è, vulnerabili al primo ritorno di gelo. È l'immagine perfetta della nostra fragilità, ma anche della bellezza che abbiamo il dovere di preservare.
Articolo generato da TraniRacconta - Orizzonte Comune
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