L'Ombra della Madre, il Peso della Storia: Rileggere Helga Schneider nel Giorno della Memoria 2026

 

L'Ombra della Madre, il Peso della Storia: Rileggere Helga Schneider nel Giorno della Memoria 2026

Scritto da Carmelina Rotundo Auro | 27/01/2026 | Libri

🕯️ Un Viaggio nelle Tenebre della Coscienza Europea

In questo martedì 27 gennaio 2026, mentre il mondo si ferma per osservare il Giorno della Memoria, il silenzio che avvolge le celebrazioni ufficiali rischia talvolta di diventare rituale, quasi meccanico. Per rompere questa crosta di abitudine e toccare la carne viva della storia, non c'è strumento più potente della letteratura di testimonianza. Ma la testimonianza che analizziamo oggi non proviene da chi ha subito l'orrore dietro il filo spinato, bensì da chi ha ereditato la colpa, il rimorso e il trauma di essere carne della carne dei carnefici. Nel vasto e doloroso panorama bibliografico di Helga Schneider, un'opera in particolare continua a bruciare come una ferita mai rimarginata, nonostante siano passati venticinque anni dalla sua prima pubblicazione: "Lasciami andare, madre" (2001).

🇩🇪 L'Incontro Impossibile a Vienna

Il libro non è un romanzo, ma una cronaca autoptica di un incontro. Nel 1998, Helga Schneider decide di rivedere sua madre a Vienna, dopo quasi trent'anni di silenzio e un abbandono avvenuto nel 1941, quando Helga era solo una bambina. La madre non se ne andò per necessità o per disperazione, ma per vocazione: abbandonò i figli per unirsi alle SS, per servire il Reich, per diventare guardiana nei campi di sterminio, prima a Sachsenhausen e poi ad Auschwitz-Birkenau. Questo è il macigno che schiaccia ogni pagina del libro. La narrazione si apre con un senso di oppressione fisica; la pioggia di Vienna, il grigio della casa di riposo, l'odore di disinfettante e vecchiaia. Schneider ci porta con sé lungo i corridoi di un istituto geriatrico, dove il tempo sembra essersi fermato, per incontrare una donna di novant'anni, Traudi, che la biologia definisce "madre" ma che la storia ha trasformato in un mostro.

📚 Il Contrasto tra Fragilità e Fanatismo

Ciò che rende "Lasciami andare, madre" un capolavoro di tensione psicologica è il contrasto visivo e morale che l'autrice dipinge con mano ferma. Da un lato abbiamo la descrizione minuziosa di un corpo in decadenza: la madre è fragile, malata, confusa dalla senilità. Dall'altro, in quegli sprazzi di lucidità che tagliano l'aria come rasoi, emerge la personalità intatta della giovane ausiliaria delle SS. Non c'è pentimento. Non c'è quella catarsi che il lettore, e la figlia stessa, sperano disperatamente di trovare. La madre ricorda con orgoglio la sua divisa, la sua vicinanza al potere, la sua adesione totale a un'ideologia di morte. È terrificante leggere di una donna che, sul letto di morte, cerca di regalare alla figlia non un ricordo d'amore, ma manciate di gioielli d'oro rubati ai prigionieri ebrei prima delle camere a gas, conservati come trofei di un tempo glorioso.

💔 Il Dolore della Figlia e il Rifiuto del Ruolo

In questo duello verbale, che dura appena un'ora ma sembra dilatarsi per un'eternità, Helga Schneider si fa portavoce di un dolore specifico, quello dei "figli della Shoah" dalla parte sbagliata della barricata. Il titolo stesso, Lasciami andare, madre, è un'invocazione ambigua e straziante. È la richiesta di essere liberata dalla presenza fisica di quella donna, ma soprattutto di essere sciolta dal legame di sangue che la incatena a una delle pagine più buie dell'umanità. La Schneider scrittrice riesce a mantenere un distacco quasi chirurgico nel descrivere i fatti, ma la Schneider figlia sanguina in ogni riga. La domanda che aleggia nella stanza non è solo "perché lo hai fatto?", ma "come puoi non sentire nulla?". La risposta della madre è il silenzio gelido dell'indottrinamento che ha cancellato l'istinto materno, sostituendolo con la fedeltà al Führer.

⚖️ La Banalità del Male nel Quotidiano

Analizzando l'opera nel contesto della bibliografia completa dell'autrice – che spazia dal racconto della Berlino bombardata ne Il rogo di Berlino fino alle opere più recenti come Eva, un divano per l'eternità – questo testo del 2001 rimane il fulcro emotivo della sua produzione. Qui la grande storia si riduce a una stanza chiusa, a due donne che si guardano senza riconoscersi. L'autrice ci mostra che il male non è sempre demoniaco e grandioso; spesso è meschino, vanitoso, ridicolo nella sua ostinazione. La madre si preoccupa della vestibilità della sua uniforme SS, ricorda la morbidezza dei tessuti, ignorando completamente l'odore di carne bruciata che impregnava quegli abiti. Questa attenzione ai dettagli frivoli nel contesto dell'orrore assoluto è forse l'aspetto più disturbante e veritiero del libro.

🔍 Perché Leggerlo Ancora nel 2026?

Oggi, nel 2026, mentre i testimoni diretti di quegli eventi non sono quasi più tra noi, la voce di Helga Schneider assume un valore documentale inestimabile. Lasciami andare, madre ci insegna che la memoria non è solo celebrazione delle vittime, ma anche indagine impietosa sui carnefici e sui meccanismi mentali che hanno permesso l'impensabile. Non è un libro che offre consolazione. Non c'è il lieto fine di una riconciliazione tardiva. C'è solo la cruda verità di una frattura insanabile. Tuttavia, è proprio in questa mancanza di risoluzione che risiede la forza etica dell'opera: il rifiuto di perdonare l'imperdonabile, anche quando ha il volto di tua madre.

🌑 Un Esorcismo Letterario

Lo stile di Schneider è asciutto, privo di retorica, essenziale. Ogni aggettivo è pesato, ogni dialogo è una stoccata. L'autrice usa la scrittura come un bisturi per rimuovere il tumore del passato, sapendo che la cicatrice rimarrà per sempre. In un panorama letterario che talvolta tende a romanzare la storia per renderla più digeribile, questo libro rimane un monolite di onestà brutale. Leggerlo oggi significa accettare di guardare nell'abisso senza filtri, riconoscendo che il mostro non è un alieno, ma un essere umano capace di amare il proprio cane e, contemporaneamente, di condannare bambini innocenti alla morte.

📖 Conclusione: La Memoria come Responsabilità

Chiudiamo questa recensione per 'Trani Italia News' con un invito alla lettura consapevole. Recuperare Lasciami andare, madre in questo Giorno della Memoria significa compiere un atto di coraggio. Significa sedersi accanto a Helga su quella sedia scomoda a Vienna e ascoltare ciò che non vorremmo mai sentire. Ma è solo ascoltando anche il respiro rauco del male che possiamo sperare di immunizzare il futuro contro il suo ritorno. Helga Schneider, con la sua vita e la sua opera, ci ha donato l'anticorpo più potente: la verità, per quanto amara essa sia.

Che questo 27 gennaio sia, grazie anche a pagine come queste, non solo un giorno di ricordo, ma un giorno di consapevolezza vigile. 🌹

Articolo generato da TraniRacconta - Orizzonte Comune

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