Trani, uno sguardo nuovo su una città che cambia




di Renzo Samaritani Schneider


Sono arrivato a Trani da poco più di due anni, dopo aver vissuto quasi tutta la mia vita a Bologna. Non sono un tranese di nascita, e forse proprio per questo mi sento legittimato a osservare questa città con uno sguardo libero da appartenenze, rancori antichi o automatismi politici. Ho quasi sessant’anni, credo di avere uno sguardo allenato, e quando si cambia città a questa età non lo si fa per caso: lo si fa perché si riconosce un’energia, una possibilità, un futuro.


Sono anche figlio della scrittrice Helga Schneider, autrice conosciuta a livello internazionale per libri come Il rogo di Berlino, Lasciami andare, madre e Io, piccola ospite del Führer. Mia madre ha raccontato per decenni il peso della memoria, la responsabilità individuale, il dovere di guardare in faccia la storia senza sconti né autoassoluzioni. È con questo stesso sguardo – sobrio, laico, responsabile – che oggi guardo Trani.


Nei giorni scorsi ho letto con grande interesse l’intervista rilasciata a TraniViva dall’avvocato Giacomo Marinaro, presidente del Consiglio comunale di Trani. Un’intervista lucida, a tratti scomoda, che non indulge nella propaganda e che non cerca scorciatoie emotive. Mi sono ritrovato praticamente in ogni passaggio. Non per appartenenza politica, ma per onestà intellettuale.


Conosco Giacomo Marinaro da relativamente poco tempo. Non eravamo amici, non avevamo percorsi comuni. Eppure, proprio lui – senza conoscermi davvero – ha reso possibile un evento teatrale che ho realizzato lo scorso autunno al Palazzo delle Arti Beltrani. Un gesto semplice, istituzionale, ma non scontato. In quell’occasione ho incontrato una Trani pulita, composta, seria. Una Trani che lavora senza clamore, che non chiede riconoscimenti immediati, che non divide il mondo in “noi” e “loro”.


È questa la Trani che ho imparato ad amare. Ed è, a mio avviso, la Trani che l’attuale amministrazione comunale – guidata dal sindaco Amedeo Bottaro – ha contribuito a far emergere in questi anni.


Non è una città perfetta, Trani. Non lo è mai stata, e nessuna amministrazione può esserlo. Ma è una città che, guardata con onestà, ha fatto passi importanti: nel risanamento dei conti, nella valorizzazione del patrimonio culturale, nella riqualificazione di spazi simbolici, nel tentativo – non sempre facile – di tenere insieme sviluppo, turismo e vivibilità.


Da cittadino “nuovo”, ciò che colpisce è un altro aspetto: la fatica collettiva nel riconoscere ciò che di buono è stato costruito. Una sorta di ingratitudine diffusa, che spesso colpisce proprio chi amministra nei momenti più complessi. È un fenomeno che non riguarda solo Trani, ma che qui appare particolarmente acuto, anche alla luce di un clima politico sempre più frammentato e di una partecipazione elettorale in calo.


L’intervista di Giacomo Marinaro centra, a mio avviso, il nodo vero: il metodo. Più ancora dei nomi, delle alleanze, dei candidati. Metodo significa competenza amministrativa, conoscenza della macchina comunale, rispetto delle istituzioni, capacità di ascolto. Significa evitare i “salti nel buio” e le scorciatoie populiste. Significa non confondere il civismo con l’improvvisazione.


Nel 2026 Trani andrà al voto. L’attuale amministrazione è a fine mandato. È fisiologico che emergano stanchezze, tensioni, critiche. Ma sarebbe un errore – soprattutto da parte di chi ama davvero questa città – buttare via tutto, cancellare undici anni di lavoro, leggere la realtà solo attraverso la lente del risentimento.


Questo articolo non è un atto di schieramento. È una testimonianza. Di chi ha scelto Trani lasciando un’altra città. Di chi ha trovato, grazie a persone come Giacomo Marinaro, una parte pulita e generosa di questa comunità. Di chi vede, nonostante tutto, una città che guarda al futuro e che meriterebbe un dibattito pubblico più onesto, più grato, più adulto.


Trani non ha bisogno di urlatori. Ha bisogno di memoria, competenza, visione. E soprattutto di cittadini capaci di riconoscere il valore, anche quando non coincide perfettamente con le proprie aspettative.


Io, da cittadino nuovo, questo valore lo vedo. E credo sia giusto dirlo, ad alta voce.



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