giovedì 15 febbraio 2024

Sformatini di fave e cavolo nero



Ingredienti

Per 4 persone

250 g di fave secche decorticate

300 g di cavolo nero o di cicoria

olio extravergine di oliva

uno spicchio d’aglio o uno scalogno

sale aromatico

pomodorini semisecchi sott’olio (per guarnire)

Preparazione

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martedì 13 febbraio 2024

Trani, la città che custodisce il Castello Svevo come simbolo di arte e cultura





Il Castello Svevo di Trani è una delle testimonianze più importanti e meglio conservate dell'architettura medievale in Puglia, frutto della volontà e della genialità di Federico II di Svevia, il sovrano che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia e nella cultura del Mezzogiorno d'Italia.


Il castello fu edificato nel 1233, su un banco roccioso situato al centro della rada di Trani, in una posizione strategica per il controllo del porto e delle vie d'accesso alla città. La sua forma originaria era quadrangolare, con quattro torri angolari e un cortile centrale. Il modello ispiratore era quello dei castelli crociati in Terra Santa, che Federico II aveva conosciuto durante la sesta crociata.


Il castello fu usato da Federico II e dai suoi successori come residenza, prigione e sede di giustizia. Qui furono ospitati o imprigionati personaggi illustri, come il figlio del doge di Venezia, Pietro Tiepolo, il re di Sardegna, Enzo, e il poeta e filosofo, Pier delle Vigne. Qui si celebrarono anche matrimoni, come quello tra Manfredi, figlio di Federico II, e Elena d'Epiro, nel 1259.


Il castello subì diverse trasformazioni nel corso dei secoli, a seconda delle esigenze difensive e delle dominazioni straniere. Nel 1533, sotto il dominio spagnolo, Carlo V lo ristrutturò, aggiungendo due bastioni e ispessendo il lato meridionale. Nel 1800, il castello divenne un carcere, e fu dotato di celle e di una torre dell'orologio. Nel 1936, fu dichiarato monumento nazionale e fu avviato un restauro che ne ha restituito l'aspetto originario.


Oggi il castello è aperto al pubblico e ospita mostre, eventi e iniziative culturali. La visita permette di conoscere la storia e l'architettura del castello, attraverso i vari ambienti e cortili, che testimoniano le diverse fasi costruttive e le tecniche difensive. Il castello offre anche una vista mozzafiato sul mare, sul porto, sulla cattedrale e sulla città di Trani, che ne fanno una meta imperdibile per chi ama l'arte e la cultura.



(1) . https://bing.com/search?q=La+storia+e+il+fascino+del+Castello+Svevo+di+Trani%3a+un+patrimonio+da+scoprire+e+valorizzare.

(2) Castello di Trani. https://www.gocasteldelmonte.it/nei-dintorni/.

(3) Castello Svevo Trani: storia e curiosità | Viaggiamo.it. https://www.viaggiamo.it/trani-storia-curiosita-dal-castello-svevo/.

(4) Castello svevo (Trani) - Wikipedia. https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_svevo_%28Trani%29.

(5) Castello svevo di Trani - Ministero della cultura. https://cultura.gov.it/luogo/castello-svevo-di-trani.

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lunedì 5 febbraio 2024

Trani, la città che festeggia il Carnevale con gusto e allegria




Il Carnevale è una festa che si celebra in tutta Italia, ma ogni regione ha le sue tradizioni, le sue maschere e i suoi dolci tipici. Tra le città che si distinguono per il loro Carnevale c'è Trani, che ogni anno organizza una serie di eventi e iniziative per coinvolgere grandi e piccini in questa occasione di divertimento e spensieratezza.


La tradizione del Carnevale a Trani risale al Medioevo, quando la città era un importante porto e centro commerciale, frequentato da mercanti e viaggiatori di diverse nazionalità e culture. Questa influenza si riflette anche nelle maschere tipiche di Trani, che sono ispirate a personaggi storici, leggendari o fantastici, provenienti da vari paesi e continenti.


Tra le maschere più famose e rappresentative di Trani ci sono il Re Mida, il re della Frigia che trasformava in oro tutto ciò che toccava, il Moro, un guerriero africano che simboleggia la forza e il coraggio, la Regina di Saba, la sovrana dell'Etiopia che visitò il re Salomone, e il Cavaliere Templare, un membro dell'ordine religioso-militare che difendeva i luoghi sacri della Terra Santa.


Queste maschere sfilano per le vie del centro storico di Trani, accompagnate da carri allegorici, bande musicali, gruppi folkloristici e scolareschi, che animano la città con colori, suoni e allegria. Il clou della sfilata è il martedì grasso, quando le maschere si radunano in piazza Duomo, davanti alla splendida cattedrale romanica, per salutare il pubblico e premiare i carri più belli e originali.


Ma il Carnevale a Trani non è solo maschere e sfilate, è anche gusto e tradizione. Infatti, in questa occasione, si possono assaporare i dolci tipici della città, che sono preparati con ingredienti semplici e naturali, seguendo le antiche ricette tramandate di generazione in generazione. Tra i dolci più apprezzati ci sono le cartellate, delle strisce di pasta fritta e ricoperte di miele, le chiacchiere, delle sfoglie croccanti e zuccherate, e i bocconotti, dei pasticcini ripieni di crema e amarena.


Il Carnevale a Trani è una festa che unisce cultura e cucina, divertimento e tradizione, che coinvolge tutta la comunità e che accoglie i visitatori con calore e ospitalità. Trani è una città che sa celebrare il Carnevale con gusto e allegria, offrendo uno spettacolo unico e indimenticabile.

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(1) Carnevale in Italia: origini, tradizioni, dolci tipici e le maschere .... https://www.visititaly.eu/it/tour-ed-esperienze/carnevale-in-italia-dove-quando-dolci-maschere.

(2) Carnevale, le maschere tradizionali della Toscana: origini e curiosità. https://www.lanazione.it/firenze/carnevale-maschere-toscana-75fbdf31.

(3) Tutti in montagna a Carnevale tra sfilate, maschere, tradizioni .... https://www.montagna.tv/104265/tutti-in-montagna-a-carnevale-tra-sfilate-maschere-tradizioni-leggende-e-buon-cibo/.

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giovedì 1 febbraio 2024

Tortelli di San Giuseppe





Ingredienti


Per l’impasto:

300 g di farina integrale

1 cucchiaio di maizena

50 g di margarina vegetale

100 g di zucchero

1 pizzico di sale

1 pizzico di bicarbonato


Per il ripieno:

300 g di castagne secche

3 cucchiai di cacao amaro in polvere

150 g di zucchero

la scorza di 2 arance grattugiata

1 cucchiaio di caffé macinato

3 cucchiai di cognac

latte di soia

100 g di marmellata a scelta

50 g di nocciole

1 pizzico di vaniglia


Preparazione

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mercoledì 31 gennaio 2024

Trani, un esempio di eccellenza sanitaria e umana





La sanità è spesso al centro di polemiche e critiche, ma ci sono anche casi in cui funziona bene e merita di essere riconosciuta e apprezzata. È il caso del Pta (Presidio Territoriale Assistenziale) di Trani, dove il reparto di Oculistica, guidato dal dr. Pasquale Attimonelli, ha ricevuto una testimonianza di gratitudine da parte di una paziente che ha subito un intervento chirurgico.


La signora Brigida Papa ha voluto ringraziare pubblicamente il dr. Attimonelli e tutta la sua equipe, formata da medici, anestesisti, infermieri e operatori socio sanitari, per l'ottima qualità dell'assistenza ricevuta, sia durante le visite preliminari che durante l'operazione, eseguita presso l'ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie.


La paziente ha elogiato la professionalità, la competenza e l'umanità dimostrate dal personale sanitario, che ha saputo seguirla con impegno, cura e attenzione, facendola sentire protetta e ben seguita. Ha sottolineato anche l'importanza di avere strutture sanitarie eccellenti vicino a casa, che evitano la fatica e lo stress di doversi spostare in altre città per ricevere le cure necessarie.


La testimonianza della signora Papa è un esempio di come la sanità possa essere un valore aggiunto per il territorio e per la comunità, quando si basa su principi di qualità, efficienza e umanità. Il Pta di Trani, infatti, non è nuovo a ricevere attestati di stima e riconoscimento da parte dei pazienti e dei loro familiari, come dimostrano altre lettere di ringraziamento pubblicate sui media locali.


Il reparto di Oculistica, in particolare, è una delle eccellenze del Pta di Trani, che offre prestazioni di alto livello in ambito diagnostico, terapeutico e chirurgico, grazie all'esperienza e alla professionalità del dr. Attimonelli e della sua equipe, che si avvalgono di strumentazioni moderne e all'avanguardia.


Il nostro augurio è che il Pta di Trani possa continuare a garantire ai cittadini una sanità di qualità, che non si limiti a curare le malattie, ma che sappia anche ascoltare, comprendere e accompagnare i pazienti nel loro percorso di guarigione.



(1) La Sanità che funziona nel Pta di Trani: una testimonianza di .... https://www.traniviva.it/notizie/la-sanita-che-funziona-nel-pta-di-trani-una-testimonianza-di-gratitudine-al-dottor-attimonelli/.

(2) Quando la Sanità cura e accompagna nel dolore: il grazie per Rossana a .... https://www.traniviva.it/notizie/quando-la-sanita-funziona-in-umanita-e-professionalita-il-grazie-per-rossana-a-medici-e-personale-dell-opt-di-trani/.

(3) La Sanità che funziona nel Pta di Trani: una testimonianza di .... https://www.virgilio.it/italia/trani/notizielocali/la_sanit_che_funziona_nel_pta_di_trani_una_testimonianza_di_gratitudine_al_dr_attimonelli_e_la_sua_equipe-72708700.html.

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lunedì 29 gennaio 2024

Helga Schneider, quando la vita è memoria

In questi tempi in cui le parole guerra e genocidio sono ritornate ad essere di uso comune, autori come Helga Schneider, che ha fatto della memoria la sua missione, ci sono quantomai necessari. Approfittiamo quindi della Giornata della Memoria, in cui si ricordano le vittime della Shoah, per conoscere meglio una scrittrice alle opere della quale, almeno una volta nella vita, tutti dovremmo approcciarci.



In occasione della Giornata della Memoria, ricordiamo le atrocità del nazismo attraverso le parole della scrittrice tedesca, classe 1937

Nata in Germania nel 1937, racconta nei suoi libri, spesso ispirati alle sue vicende personali, gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e del Nazismo, dalla prospettiva di una bambina ariana, diventata donna, alla quale il Nazismo ha tolto moltissimo. Fu infatti abbandonata a soli cinque anni dalla madre, che era entrata a far parte delle SS, come guardiana nel Lager femminile di Ravensbrück e, in seguito, a Birkenau. Venne poi condannata a sei anni di prigione in seguito al processo di Norimberga per crimini di guerra. Fino ai giorni nostri, Helga ha speso la sua intera vita cercando di liberarsi del suo ricordo, di quel legame che non è mai riuscita a spiegarsi, nemmeno quando ritrovò Traudi nel 1971, ormai anziana e ancora ferma nel non rinnegare il suo passato tra le fila dei nazisti, e poi nel 1998. Di lei dice infatti, nel libro Lasciami andare, madre (2001) in cui racconta quei due incontri:

«Sto per andarmene, e ho paura che non riuscirò a spezzare il legame che mi unisce a lei. E dire che ho tentato di farlo mille volte, in mille modi diversi. Perfino rinnegando la mia madrelingua. Qualche tempo dopo la visita a Vienna nel 1971, incontrai a Bologna una connazionale che, naturalmente, cominciò a parlarmi in tedesco. Mi bastarono poche frasi per rendermi conto che non ero più in grado di parlare correttamente e correntemente la mia lingua. Rimasi atterrita. Fu come accorgersi di aver perso un arto senza aver sentito alcun dolore. Un po‘ come in guerra, quando salta via una gamba e il ferito continua a correre finché non cade, e solo allora comprende il motivo per cui non sta più in piedi».

La scrittrice Helga Schneider

Schneider scrive infatti, da sempre, in italiano; la lingua del suo matrimonio, della sua nuova esistenza. Lega il tedesco alla sua infanzia, a quella madre che, ritrovandola dopo trent’anni, non sa fare altro che chiederle di indossare la sua vecchia divisa da SS. Una madre che sostiene che, a Birkenau, andava tutto bene, e che ricorda gli anni da guardiana come i migliori della sua vita. Helga vorrebbe farle molte domande, ma molte resteranno senza riposta. Continua così, sempre in Lasciami andare, madre: «Neanche le madri coi neonati al collo ti facevano pietà, quando entravano nelle camere a gas? Neanche i bambini?». Vorrebbe intravedere un briciolo di umanità, e vorrebbe anche cercare di capire come la sua stessa madre abbia potuto prendere parte a un meccanismo così terribile. «Ora dimmi che cosa vuoi che ti risponda» è tutto ciò che riesce a dirle la madre, che il dolore causato alla figlia e a tutti i milioni di persone morte nei campi di sterminio, non è mai riuscita a comprenderlo.

Helga Schneider e il fratello Peter da bambini

Dopo l’abbandono della madre, nel 1941, a poco valse il tentativo del padre Stefan di ridare ai suoi figli una figura materna, sposando la giovane Ursula. La donna, infatti, non accettò mai Helga, ma solamente suo fratello Peter. Per questo, Schneider trascorse qualche tempo in un istituto per bambini problematici, e poi in un collegio per ragazzi indesiderati dalle famiglie. Fu riportata a Berlino nel 1944 da Hilde, la sorella della matrigna, che a dicembre di quello stesso anno riuscì a farla scegliere, insieme al fratello Peter e ad altri bambini berlinesi, per essere una dei piccoli ospiti del Fuhrer. Prenderà ovvero parte ad un’operazione di propaganda ideata da Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich, che la porterà nel bunker di Adolf Hitler, dove incontrerà quest’ultimo. Proprio in quell’occasione verrà a conoscenza dell’esistenza dei campi di concentramento e di ciò che succedeva al loro interno, da una madre ospite del bunker con i suoi bambini, il cui marito ricopriva un’alta carica nel campo di sterminio di Dachau. Nel suo ultimo libro, Un balcone con vista Bismarckstrasse, racconta che, in quell’occasione, sentì dire:

«Auschwitz ha quattro forni crematori che consentono l’incenerimento di oltre quattromila corpi all’ora […]. Bruciano gli ebrei. Prima li uccidono col gas. Mi creda, è il metodo più rapido e pulito, muoiono in pochi minuti […]. Questi giudei sono come certi parassiti che si annidano al pelo degli animali di razza.»

Sono passati ottant’anni da quegli eventi, e la madre della scrittrice è morta nel 2001, sempre fiera del suo passato. Il suo ricordo, però, vive ancora ogni giorno in Helga, che non riesce a smettere di scrivere sul suo passato, sulla Shoah e su come per lei, sia impossibile dimenticare.

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domenica 28 gennaio 2024

Racconti di Trani: storie vere e inventate "Il Mistero della Cattedrale di Lego"




Marco, Sara, Luca e Chiara erano quattro amici che frequentavano la quinta elementare a Trani. Erano appassionati di lego e di misteri, e quando seppero che a palazzo Beltrani era stata esposta una cattedrale di lego, non persero tempo a organizzare una visita.


La cattedrale di lego era un'opera incredibile, realizzata con 80mila mattoncini dal sardo Maurizio Lampis, che aveva riprodotto fedelmente la basilica di Santa Maria Assunta, il simbolo della città¹. I quattro amici rimasero a bocca aperta davanti alla maestosità e alla cura dei dettagli dell'opera, che misurava 2 metri di lunghezza, 1,5 di larghezza e 1,2 di altezza.


- Wow, è bellissima! - esclamò Sara.

- Sembra vera! - aggiunse Luca.

- Guardate i rosoni, i portali, le statue... - commentò Chiara.

- E il campanile, che spettacolo! - disse Marco.


I bambini si avvicinarono alla cattedrale per osservarla meglio, ma furono fermati da una corda che delimitava lo spazio. Un cartello avvertiva: "Vietato toccare".


- Peccato, mi sarebbe piaciuto vedere da vicino come sono fatti i mattoncini - disse Marco.

- Magari ci sono dei segreti nascosti dentro - suggerì Sara.

- Che tipo di segreti? - chiese Luca.

- Non lo so, forse dei messaggi, dei codici, delle mappe... - rispose Sara, lasciando andare la fantasia.

- Come nei libri di Dan Brown? - propose Chiara.

- Esatto! - confermò Sara.


I bambini si guardarono intorno e videro che il custode del palazzo era distratto da una telefonata. Approfittando della sua assenza, decisero di oltrepassare la corda e di avvicinarsi alla cattedrale.


- Sbrigatevi, prima che torni! - sussurrò Marco.

- Fate attenzione a non far cadere niente! - raccomandò Chiara.


I bambini iniziarono a esaminare la cattedrale con curiosità, cercando di individuare qualche indizio di un mistero. Marco si concentrò sul campanile, che era alto quasi un metro e mezzo e aveva una forma ottagonale. Notò che una delle facce del campanile era diversa dalle altre: invece di avere una finestra, aveva una porta.


- Ragazzi, guardate qui! - chiamò Marco.

- Cosa hai trovato? - chiesero gli altri, raggiungendolo.

- Una porta nel campanile! - mostrò Marco.

- E allora? - disse Luca.

- E allora, non vi sembra strano? - replicò Marco.

- Forse è solo un dettaglio decorativo - ipotizzò Chiara.

- O forse nasconde qualcosa - insistette Marco.


Marco provò a spingere la porta, ma non si mosse. Provò a tirarla, ma non si aprì. Provò a farla scorrere, ma non si spostò. Provò a ruotarla, ma non girò.


- Niente da fare, è bloccata - disse Marco, deluso.

- Forse serve una chiave - suggerì Sara.

- Una chiave di lego? - chiese Luca.

- Perché no? - disse Sara.


I bambini si misero a cercare tra i mattoncini della cattedrale, sperando di trovare una chiave o qualcosa che potesse aprirla. Ma non trovarono nulla.


- Siamo fregati - disse Marco.

- Non ancora - disse Sara.

- Come no? - disse Luca.

- Guardate lì - disse Sara, indicando il rosone centrale della facciata.


Il rosone era un cerchio di lego, diviso in dodici spicchi colorati, ognuno dei quali aveva un simbolo diverso: una stella, una luna, un sole, un fiore, un cuore, una croce, un occhio, una mano, una chiave, una corona, un libro, una candela.


- Che cosa significa? - chiese Chiara.

- Non lo so, ma forse è un indizio - disse Sara.

- Un indizio di cosa? - chiese Luca.

- Della chiave - disse Sara.


Sara si avvicinò al rosone e provò a toccare lo spicchio con la chiave. Ma non successe nulla. Provò a toccare gli altri spicchi, ma non ottenne alcun risultato.


- Forse bisogna premere in un certo ordine - disse Sara.

- E quale sarebbe? - chiese Marco.

- Non lo so, dobbiamo provare - disse Sara.


I bambini iniziarono a sperimentare diverse combinazioni, ma nessuna funzionò. Il rosone rimase immobile e silenzioso.


- Siamo fregati - ripeté Marco.

- Non ancora - ripeté Sara.

- Come no? - ripeté Luca.

- Guardate lì - ripeté Sara, indicando il pavimento davanti alla cattedrale.


Il pavimento era coperto da una grande tela, su cui era disegnato un labirinto. Il labirinto aveva una forma circolare, con dodici ingressi e un centro. Ogni ingresso era contrassegnato da uno dei simboli del rosone.


- Che cosa significa? - ripeté Chiara.

- Non lo so, ma forse è un altro indizio - ripeté Sara.

- Un altro indizio di cosa? - ripeté Luca.

- Della chiave - ripeté Sara.


Sara si avvicinò al labirinto e provò a entrare da uno degli ingressi. Ma si accorse subito che era impossibile percorrere il labirinto, perché la tela era troppo morbida e si piegava sotto i suoi piedi.


- Forse bisogna seguire il labirinto con le mani - disse Sara.

- E come si fa? - chiese Marco.

- Non lo so, dobbiamo provare - disse Sara.


I bambini iniziarono a tracciare il labirinto con le dita, partendo da uno degli ingressi e cercando di raggiungere il centro. Ma si accorsero presto che il labirinto era troppo complicato e che si perdevano facilmente.


- Siamo fregati - disse ancora Marco.

- Non ancora - disse ancora Sara.

- Come no? - disse ancora Luca.

- Guardate lì - disse ancora Sara, indicando il soffitto sopra la cattedrale.


Il soffitto era decorato con una grande stella a dodici punte, ognuna delle quali aveva uno dei simboli del rosone e del labirinto. Al centro della stella c'era una lampada accesa, che proiettava una luce sul rosone e sul labirinto.


- Che cosa significa? - disse Chiara, per la terza volta.

- Non lo so, ma forse è l'ultimo indizio - disse Sara, per la terza volta.

- L'ultimo indizio di cosa? - disse Luca, per la terza volta.

- Della chiave - disse Sara, per la terza volta.


Sara alzò lo sguardo verso la stella e provò a capire il suo significato. Si accorse che i simboli della stella erano disposti in un ordine diverso da quelli del rosone e del labirinto. Forse quello era il codice da seguire per aprire la porta del campanile.


- Ragazzi, ho un'idea - disse Sara.

- Quale? - chiesero gli altri.

- Forse dobbiamo premere gli spicchi del rosone seguendo l'ordine dei simboli della stella - disse Sara.

- E come facciamo a ricordarcelo? - chiese Marco.

- Semplice, basta fare una filastrocca - disse Sara.


Va bene, ecco la continuazione del racconto:


Sara iniziò a recitare la filastrocca e poi si avvicinarò al rosone. Premette gli spicchi del rosone seguendo l'ordine dei simboli della stella:


- Stella, luna, sole, fiore,

cuore, croce, occhio, mano,

chiave, corona, libro, candela,

questa è la filastrocca della cattedrale.


Quando ebbe premuto l'ultimo spicchio, il rosone si illuminò e si udì un clic. La porta del campanile si aprì, rivelando una piccola apertura.


- Ce l'abbiamo fatta! - esultò Sara.

- Brava! - la elogiarono gli altri.

- Andiamo a vedere cosa c'è dentro - propose Marco.


I bambini si infilarono nella porta, uno alla volta, e si ritrovarono in una stretta scala a chiocciola che saliva verso l'alto. Salirono con cautela, tenendosi alla ringhiera di lego, finché non arrivarono in cima. Lì trovarono una piccola stanza, con una finestra che dava sulla città. Sulla parete opposta alla finestra, c'era una mensola di lego, su cui era appoggiato un libro di lego.


- Che cosa sarà? - chiese Chiara.

- Forse è il libro del mistero - disse Sara.

- Prendiamolo - disse Marco.


Marco si avvicinò al libro e lo sollevò con delicatezza. Il libro era pesante e spesso, e aveva una copertina di lego nero, con una scritta dorata: "Il segreto delle cattedrali".


- Che cosa dice? - chiese Luca.

- Non lo so, è scritto in una lingua che non conosco - disse Marco, sfogliando le pagine.

- Fammi vedere - disse Sara, prendendogli il libro di mano.


Sara guardò il libro e vide che era pieno di disegni, simboli, formule, diagrammi, che non capiva. Ma tra le pagine, trovò anche delle immagini che le sembravano familiari: erano le cattedrali di Parigi, di Amiens, di Bourges, di Trani, e di altre città. Ogni cattedrale era accompagnata da una spiegazione, scritta nella stessa lingua misteriosa.


- Questo libro deve contenere il segreto delle cattedrali - disse Sara.

- E qual è? - chiese Chiara.

- Non lo so, ma forse possiamo scoprirlo - disse Sara.


Sara si ricordò che il labirinto sul pavimento aveva dodici ingressi, come i simboli della stella e del rosone. Forse il labirinto era la chiave per decifrare il libro. Forse ogni ingresso corrispondeva a una cattedrale, e ogni cattedrale a una pagina del libro.


- Ragazzi, ho un'altra idea - disse Sara.

- Quale? - chiesero gli altri.

- Forse dobbiamo seguire il labirinto con il libro - disse Sara.

- E come si fa? - chiese Marco.

- Non lo so, dobbiamo provare - disse Sara.


Sara scese dalla stanza con il libro in mano e tornò davanti alla cattedrale. Gli altri la seguirono, incuriositi. Sara si fermò davanti al labirinto e cercò l'ingresso con il simbolo della stella. Lo trovò e lo indicò agli altri.


- Questo è l'ingresso della cattedrale di Trani - disse Sara.

- Come lo sai? - chiese Luca.

- Perché la stella è il simbolo della città - disse Sara.

- E allora? - chiese Chiara.

- E allora, forse se seguiamo il labirinto da questo ingresso, arriviamo alla pagina del libro che parla della cattedrale di Trani - disse Sara.


Sara aprì il libro e iniziò a seguire il labirinto con il dito, partendo dall'ingresso con la stella. Gli altri la osservarono, in silenzio. Sara percorse il labirinto con attenzione, evitando le trappole e i vicoli ciechi, finché non arrivò al centro. Lì si fermò e guardò il libro. Il libro si aprì da solo, alla pagina che mostrava la cattedrale di Trani.


- Ce l'ho fatta! - esclamò Sara.

- Brava! - la elogiarono gli altri.

- E ora? - chiese Marco.

- E ora, forse possiamo leggere il segreto - disse Sara.


Sara guardò la pagina del libro e vide che sotto l'immagine della cattedrale c'era una scritta, nella stessa lingua misteriosa. Ma accanto alla scritta, c'era anche una traduzione in italiano. Sara lesse ad alta voce:


- La cattedrale di Trani è il tempio della luce, dove il sole e la luna si incontrano e si uniscono. Il sole è il simbolo del fuoco, della vita, dell'oro. La luna è il simbolo dell'acqua, della morte, dell'argento. Il fuoco e l'acqua sono i due principi dell'alchimia, che si oppongono e si completano. L'oro e l'argento sono i due metalli dell'alchimia, che si trasmutano e si perfezionano. Il sole e la luna sono i due occhi dell'alchimia, che vedono e svelano. La cattedrale di Trani è il luogo dove il sole e la luna si fondono in un solo astro, che è la stella. La stella è il simbolo della luce, della vita, dell'oro. La stella è il segreto delle cattedrali.


I bambini rimasero a bocca aperta, non capendo bene il significato di quelle parole. Ma sentirono che c'era qualcosa di profondo e di magico in quel segreto.


- Wow, è incredibile! - disse Marco.

- Sembra una favola! - disse Chiara.

- Sembra un sogno! - disse Luca.

- Sembra una verità! - disse Sara.


I bambini si guardarono negli occhi e sorrirono, felici di aver scoperto il mistero della cattedrale di lego. Poi si abbracciarono, come se fossero diventati più amici di prima.


Questo è un racconto di fantasia, basato su una notizia vera¹. Lo scopo è solo quello di intrattenere e di stimolare la fantasia. Spero che ti sia piaciuto e che ti abbia fatto conoscere un po' di più il mistero delle cattedrali. 😊



(1) La cattedrale di Lego: con 80mila mattoncini l'incredibile opera d'arte .... https://www.quotidianodipuglia.it/bat/cattedrale_trani_lego_mattoncini_cosa_sappiamo-7810145.html.

(2) Il mistero delle cattedrali - Wikipedia. https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mistero_delle_cattedrali.

(3) La cattedrale in Lego "Un piccolo miracolo" - la Nazione. https://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/la-cattedrale-in-lego-un-piccolo-miracolo-d5668e9e.

(4) Il mistero delle cattedrali - Criticart. http://www.criticart.it/wp-content/uploads/2006/04/LE%20CATTEDRALI%20DEL%20MISTERO.pdf.

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