L'Aquila e Milano: L'Italia riparte dai suoi opposti nel 2026, tra 'Città Multiverso' e sogni olimpici

 

L'Aquila e Milano: L'Italia riparte dai suoi opposti nel 2026, tra 'Città Multiverso' e sogni olimpici

Scritto da Alessandro Valenti | 02/02/2026 | Cultura

L'Aquila e Milano: L'Italia riparte dai suoi opposti nel 2026, tra "Città Multiverso" e sogni olimpici

Lunedì 2 febbraio 2026 – Mentre i riflettori del mondo intero stanno per accendersi sullo Stadio San Siro di Milano per l'inaugurazione dei XXV Giochi Olimpici Invernali prevista per venerdì, un'altra fiamma arde, meno rumorosa ma altrettanto potente, nel cuore degli Appennini. È la fiamma della cultura, della memoria e della rigenerazione che da due settimane illumina L'Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026. In questo lunedì di febbraio, freddo e cristallino, l'Italia si sveglia con la consapevolezza di vivere un anno straordinario, un 2026 che segna una sorta di "Nuovo Rinascimento" diffuso, capace di unire le vette innevate delle Dolomiti con le pietre antiche e restaurate dell'Abruzzo.

L'onda lunga dell'inaugurazione

Sono passate solo due settimane dalla storica giornata del 17 gennaio, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ufficialmente dato il via all'anno della cultura aquilana. L'eco di quella cerimonia risuona ancora tra i vicoli del centro storico. L'Aquila non è più la città ferita del 2009, né il cantiere a cielo aperto del decennio successivo. Oggi, L'Aquila si presenta come la "Città Multiverso", un concetto ambizioso che il sindaco Pierluigi Biondi e il direttore artistico Leonardo De Amicis hanno trasformato in realtà tangibile.

Camminando per Corso Vittorio Emanuele II questa mattina, si respira un'aria diversa. Non è solo il fermento per i turisti che, sfidando le temperature rigide, affollano i caffè storici riaperti; è la sensazione di una città che ha saputo trasformare il dolore in competenza, la fragilità in un modello di urbanistica sociale. L'installazione "Faro 99", accesa durante la cerimonia inaugurale, continua a proiettare il suo fascio di luce, un simbolo che dialoga idealmente con i cerchi olimpici che presto illumineranno il cielo di Milano e Cortina.

Palazzi Aperti: la cultura come bene comune

Uno dei successi più clamorosi di questi primi giorni è stata l'iniziativa "Palazzi Aperti", che proprio ieri ha visto la sua prima grande domenica di affluenza. Dimore storiche, cortili rinascimentali e scalinate barocche, rimasti celati o inaccessibili per anni a causa dei lavori di restauro, sono tornati a essere patrimonio collettivo.

Abbiamo incontrato Elena, una studentessa di Architettura venuta appositamente da Torino: "Vedere L'Aquila oggi è commovente. Non è una città museo, è una città laboratorio. Qui si capisce cosa significa davvero 'restauro', non solo delle pietre ma del tessuto sociale. E poi c'è questo contrasto incredibile: tra pochi giorni sarò a Milano per le Olimpiadi, in un contesto di iper-modernità e velocità, ma sento che la vera anima dell'Italia quest'anno risiede in questo dialogo tra la lentezza riflessiva dell'Appennino e l'adrenalina delle Alpi".

Il vicesindaco Raffaele Daniele aveva promesso una "cultura diffusa", e la promessa sembra mantenuta. Non si tratta solo di grandi mostre – anche se l'esposizione dedicata a Fabio Mauri al MAXXI L'Aquila sta registrando numeri record – ma di una miriade di micro-eventi che coinvolgono i borghi circostanti, realizzando quella visione di "città-territorio" che è il cuore del dossier di candidatura.

Il ritorno del MUNDA e il Mammut

Impossibile parlare di cultura a L'Aquila nel 2026 senza citare il MUNDA, il Museo Nazionale d'Abruzzo, finalmente tornato nella sua sede storica: il Castello Cinquecentesco. La riapertura, avvenuta in concomitanza con l'inizio dell'anno culturale, ha restituito alla città il suo bastione difensivo, ora bastione di bellezza.

All'interno, il "Mammut" – lo scheletro fossile di Mammuthus meridionalis rinvenuto nel 1954 – accoglie i visitatori come un guardiano del tempo profondo. La sua presenza imponente, restaurata e valorizzata da un nuovo allestimento scenografico, ci ricorda che la storia di queste terre precede di millenni quella umana. È un monito sulla fragilità e sulla potenza della natura, un tema che lega paradossalmente L'Aquila a Cortina d'Ampezzo, dove la montagna sarà teatro di sfide sportive epiche ma anche osservatorio privilegiato sui cambiamenti climatici.

Verso Milano-Cortina: un unico respiro nazionale

Tra quattro giorni, venerdì 6 febbraio, l'attenzione mediatica si sposterà a nord. La cerimonia di apertura delle Olimpiadi, intitolata "Armonia", promette di celebrare l'unità nelle differenze. Ed è proprio qui che il legame con L'Aquila diventa sottile ma fortissimo. Se Milano rappresenta l'Italia che corre, che innova e che compete sui mercati globali, L'Aquila rappresenta l'Italia che resiste, che cura e che non dimentica.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha più volte sottolineato come il 2026 sia l'anno della sintesi. Non c'è competizione tra i due eventi, ma una staffetta ideale. I visitatori internazionali attesi per i Giochi Olimpici sono invitati a scendere lungo lo stivale, a scoprire un'Italia che non si ferma alle vetrine della moda milanese o alle piste da sci delle Tofane.

C'è una strategia turistica integrata che sta iniziando a dare i suoi frutti. I pacchetti "Dalle nevi alle pietre" stanno portando delegazioni straniere a scoprire l'Abruzzo proprio in questi giorni pre-olimpici. La regione, con le sue montagne aspre e i suoi borghi medievali (come Santo Stefano di Sessanio e Calascio), offre un'esperienza complementare a quella alpina: più selvaggia, più silenziosa, forse più mistica.

Il futuro è nelle aree interne

L'aspetto forse più interessante di questo lunedì di febbraio è la riflessione politica e sociale che emerge. L'Aquila 2026 non è solo una festa; è un manifesto politico per le aree interne del Paese. Mentre Milano si prepara a gestire flussi di centinaia di migliaia di persone con infrastrutture all'avanguardia, L'Aquila dimostra che si può fare cultura di alto livello anche lontano dalle metropoli, usando la tecnologia digitale e l'arte contemporanea per rivitalizzare luoghi che rischiavano lo spopolamento.

Il progetto "Città Multiverso" parla proprio di questo: la possibilità di vivere in più dimensioni, connettendo il locale con il globale. Le installazioni di light art che punteggiano la città non sono semplici decorazioni, ma segnali di una modernità che ha scelto di abitare l'antico senza snaturarlo.

Un anno da ricordare

Mentre il sole inizia a tramontare dietro il Gran Sasso, tingendo di rosa le nevi che sovrastano la città, L'Aquila si prepara a un'altra serata di eventi. Teatri pieni, ristoranti che propongono la cucina povera nobilitata dagli chef locali, studenti che discutono nelle piazze ritrovate.

Tra pochi giorni, il braciere olimpico si accenderà a San Siro. Ma la fiamma che brucia a L'Aquila ha un calore diverso, più intimo e forse più duraturo. È la fiamma di chi sa che la cultura è l'unica vera infrastruttura antisismica, capace di tenere in piedi una comunità anche quando la terra trema.

In questo 2026, l'Italia non mostra al mondo solo i suoi muscoli sportivi o la sua efficienza organizzativa; mostra il suo cuore, diviso ma pulsante all'unisono, tra le Alpi e gli Appennini. E forse, la vera medaglia d'oro, il Paese l'ha già vinta riuscendo a fare di L'Aquila, e non solo di Milano, una capitale europea di speranza.

Articolo generato da TraniRacconta - Orizzonte Comune

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