Scritto da Massimiliano Deliso e Carmelina Rotundo Auro | 01/02/2026 | Costa Sveva
Canosa, la porta del tempo: viaggio d'inverno nel cuore ipogeo della BAT
CANOSA DI PUGLIA – C’è una luce particolare che avvolge l’altopiano delle Murge in questa prima domenica di febbraio del 2026. Non è il bagliore accecante dell’estate pugliese, che sbianca la pietra e costringe gli occhi a socchiudersi, ma una luminosità più tersa, quasi liquida, che accarezza i contorni e definisce le ombre. È in questa atmosfera, sospesa tra il rigore invernale e le primissime, timide avvisaglie di una primavera ancora lontana, che il nostro viaggio nella provincia Barletta-Andria-Trani fa tappa in uno dei suoi scrigni più preziosi e complessi: Canosa di Puglia.
Scegliere Canosa come meta di un itinerario domenicale significa accettare una sfida: quella di non fermarsi alla superficie. Se la "Costa Sveva" evoca immediatamente l'immagine del mare, delle cattedrali che si specchiano nell'Adriatico e dei castelli federiciani lambiti dalle onde, l'entroterra offre una narrazione diversa, più intima e verticale. Qui, il viaggio non è solo orizzontale, attraverso i chilometri della provinciale che si snoda tra uliveti secolari e vigneti a riposo, ma è soprattutto un viaggio verso il basso, nelle viscere di una storia millenaria.
Il respiro della storia nel sottosuolo
Arrivando a Canosa in questa domenica mattina, la città ci accoglie con il ritmo lento della festa. Mentre i fedeli si preparano alle celebrazioni in onore di San Sabino – la cui festa patronale si avvicina, accendendo l'animo dei canosini di una devozione antica – noi ci dirigiamo verso la Canosa invisibile. È impossibile comprendere l'identità della BAT senza aver toccato con mano la pietra calcarea degli Ipogei.
Scendiamo nell'Ipogeo Lagrasta, il più grande complesso funerario dauno della regione. Il silenzio qui sotto è denso. Fuori, il 2026 corre con le sue tecnologie, le auto elettriche che sfrecciano sulla statale e le notifiche sugli smartphone; qui sotto, il tempo si è fermato al IV secolo a.C. Le camere sepolcrali, scavate con una maestria che ancora oggi lascia attoniti, raccontano di una "Little Rome" (la piccola Roma) che dialogava alla pari con le grandi potenze del Mediterraneo. Osservando le pareti, si ha quasi l'impressione di sentire il brusio di un corteo funebre principesco, l'odore degli unguenti, il peso dell'oro e della ceramica.
Non è il solito tour archeologico. In questo febbraio 2026, la fruizione di questi spazi è diventata un'esperienza sensoriale completa. La gestione dei beni culturali nella provincia ha fatto passi da gigante, integrando la narrazione storica con un approccio emozionale che permette al visitatore non solo di vedere, ma di "sentire" il peso dei secoli. È un territorio che ha imparato a non essere geloso dei propri segreti, ma a svelarli con garbo a chi ha la pazienza di ascoltare.
Tra Normanni e Bizantini: un ponte di culture
Risaliti in superficie, il contrasto è forte. L'aria frizzante di febbraio ci guida verso la Cattedrale di San Sabino. Ma prima di entrare, lo sguardo viene catturato da un gioiello unico nel suo genere: il Mausoleo di Boemondo. In nessun altro luogo dell'Occidente latino esiste un monumento funebre così sfacciatamente orientale annesso a una chiesa cattolica. La cupola emisferica, le porte di bronzo che narrano gesta e lignaggi, tutto parla di un mondo in cui la Puglia non era periferia, ma centro nevralgico, ponte tra il Nord Europa dei Normanni e l'Oriente bizantino e musulmano.
È qui che il concetto di "Costa Sveva" si dilata. Non siamo sulla costa fisica, ma siamo immersi in quel flusso culturale che ha reso grande questa terra. Boemondo d'Altavilla, eroe e antieroe delle Crociate, riposa qui, in una terra che, proprio come lui, non ha mai accettato confini rigidi. Per il viaggiatore attento, questo mausoleo è un monito: la BAT non è solo un insieme di comuni amministrativi, è un mosaico culturale dove ogni tessera ha un colore diverso, eppure indispensabile all'armonia dell'insieme.
Il paesaggio d'inverno: verso Minervino e il mare lontano
Lasciando il centro abitato, ci concediamo una deviazione verso le alture che circondano la città. Da qui, lo sguardo può spaziare. Verso ovest, le sagome di Minervino Murge, il "Balcone delle Puglie", si stagliano contro un cielo che promette pioggia ma regala sprazzi di azzurro intenso. Verso est, si intuisce la linea blu dell'Adriatico, dove Barletta e Trani montano la guardia. È in questo punto panoramico che si percepisce l'unità del territorio: la murgia pietrosa che degrada dolcemente verso la piana fertile e infine si tuffa nel mare.
In questa stagione, la campagna intorno a Canosa ha un fascino malinconico e potente. I mandorli non sono ancora in fiore, ma le gemme sono pronte a esplodere al primo tepore. La terra, scura e grassa, riposa sotto i filari di vite che daranno vita al Nero di Troia, il vitigno principe di queste zone. È un paesaggio che richiede silenzio e rispetto, lontano dal chiasso del turismo di massa estivo.
Sapori di terra e di fuoco
Il viaggio, come ogni esplorazione che si rispetti in terra di Puglia, non può prescindere dal gusto. L'ora di pranzo ci trova in una trattoria del centro storico, dove la tradizione non è una parola vuota da stampare sui menu, ma una pratica quotidiana. A febbraio, la tavola canosina è robusta, fatta per scaldare il corpo e lo spirito.
Il re indiscusso è il "grano arso". Un tempo cibo di recupero, nato dalla miseria dei contadini che raccoglievano i chicchi bruciati rimasti a terra dopo la mietitura e la bruciatura delle stoppie, oggi è una prelibatezza ricercata. Le orecchiette di grano arso, condite con cime di rapa appena scottate e un filo di olio extravergine d'oliva DOP "Castel del Monte" (l'oro verde di Andria e Corato), raccontano la storia di questo territorio meglio di qualsiasi libro. Il sapore è affumicato, terroso, antico.
E poi c'è la "sfogliatella" canosina, ben diversa dalla cugina napoletana, che chiude il pasto con la dolcezza delle mandorle e della confettura d'uva o di mele cotogne. Mentre gustiamo queste specialità, i gestori ci raccontano di come il turismo enogastronomico stia cambiando volto: non più solo grandi abbuffate, ma la ricerca della filiera corta, del prodotto autoctono, della storia dietro il piatto. Anche questo è "territorio".
Un invito al viaggio lento
Nel pomeriggio, mentre le ombre si allungano e la pietra della Cattedrale assume sfumature rosate, ci rendiamo conto che una sola giornata non basta. Canosa, con il suo dedalo di ipogei, le sue basiliche paleocristiane a cielo aperto (come San Leucio) e il suo museo archeologico ricco di crateri figurati, richiede tempo. Richiede la volontà di rallentare.
Questo articolo per "Trani Italia News" vuole essere non solo un reportage, ma un invito. In questa domenica di inizio febbraio 2026, l'invito è a riscoprire la provincia BAT partendo dal suo cuore più antico. Spesso cerchiamo l'esotico in terre lontane, dimenticando che a pochi passi da noi esistono mondi sotterranei che aspettano solo di essere esplorati.
La Costa Sveva non finisce dove si infrangono le onde. Continua nell'entroterra, risale le colline, scende nelle grotte, si siede a tavola e racconta storie di principi, santi e contadini. Canosa di Puglia ne è la testimone silenziosa e fiera. Visitarlia oggi, lontano dalla calca, significa regalarsi un privilegio: quello di ascoltare la voce della storia senza interferenze, in un dialogo intimo tra il viaggiatore e la pietra eterna della Puglia.
Buona domenica e buon viaggio, ovunque la curiosità vi porti nella nostra meravigliosa provincia.
Articolo generato da TraniRacconta - Orizzonte Comune
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