L’ultima trovata di Apple mi ha lasciato a dir poco perplesso. L'idea di introdurre accenti dialettali nelle nuove voci di Siri – una maschile con inflessione romanesca e una femminile vagamente napoletana – sembra più una caduta di stile che un passo avanti nell’innovazione.
Qual è il senso di questa scelta? Personalizzare l'esperienza utente? Rendere l'assistente vocale più "familiare"? A me è sembrato solo un modo per rafforzare stereotipi culturali e creare un effetto grottesco più che un valore aggiunto all’esperienza digitale.
L’inquietudine è diventata concreta quando, improvvisamente, il mio Siri ha iniziato a parlarmi con un accento che ho subito percepito come “del sud”. Un caso? Io, che fino a un anno e mezzo fa vivevo a Bologna e ora vivo in Puglia, mi ritrovo un assistente vocale che improvvisamente assume un’inflessione meridionale? Dopo aver letto la notizia dell’aggiornamento, ho scoperto che in realtà si trattava di un accento romanesco, ma la sostanza non cambia: Apple ha deciso che Siri avrà un'identità regionale, e questo pone delle domande non da poco.
Perché proprio questi due accenti? Perché non un toscano, un veneto o un emiliano? Forse perché nell'immaginario comune il romano e il napoletano sono gli accenti più "iconici", spesso usati nei media per caratterizzare personaggi pittoreschi, folkloristici o comici? Questo è il problema: nel 2025, un'azienda come Apple, leader globale nel settore tecnologico, dovrebbe muoversi con maggiore consapevolezza culturale. Invece, sembra aver scelto di cavalcare il cliché.
L'idea di diversificare le voci di un assistente vocale è potenzialmente interessante, ma il rischio di trasformare una funzione utile in una caricatura è altissimo. Non tutti vogliono sentirsi parlare da un assistente con una cadenza che ricorda personaggi di film e serie tv stereotipati. Non tutti vogliono sentirsi assegnare, in modo arbitrario, una voce "personalizzata" basata su scelte che sanno più di marketing che di inclusività.
Mi sarei aspettato molto di più da Apple. Mi sarei aspettato la possibilità di scegliere tra una gamma più ampia di voci, senza legarle ad accenti e stereotipi. Mi sarei aspettato un’opzione che fosse realmente basata sulla libertà dell’utente, e non su una scelta imposta dall’alto che rischia di risultare offensiva per molti.
L’innovazione tecnologica dovrebbe ampliare le possibilità e abbattere le barriere, non rinforzare vecchi luoghi comuni. Apple ha ancora tempo per correggere il tiro, ma intanto questa scelta lascia un retrogusto amaro.
Viola Ferrante

0 Commenti