Il vincitore di Sanremo 2025 incarna alla perfezione il giovane idiota medio

 


Quest’anno è stato un festival nella media, il che significa che gli ascolti sono stati altissimi. Più un prodotto è mediocre, più è in grado di attrarre le masse, e Sanremo 2025 non ha fatto eccezione.

Negli ultimi anni il festival aveva provato a essere trasgressivo, con derive transgender, baci scenici e travestimenti che più che omaggi alla musica sembravano scimmiottamenti di artisti del passato. Questa volta, invece, si è tornati a un certo rigore estetico, con un’attenzione più sobria nei costumi e nella messa in scena. Da un punto di vista visivo, è stato un miglioramento.

Il livello delle canzoni, invece, rimane quello di sempre: bassissimo. Amori tormentati, difficoltà della vita, testi scritti in serie dagli stessi autori che lavorano per più cantanti e che sfornano prodotti preconfezionati per il pubblico medio. In questo scenario, due nomi si sono distinti: Francesco Gabbani con il suo "Viva la vita", un brano che almeno aveva un’energia diversa, e Lucio Corsi, che si è mostrato un artista originale. Peccato per il suo duetto con Topo Gigio, che è sembrato più un siparietto da Zecchino d’Oro che un momento musicale rilevante.

Ma arriviamo al punto cruciale: il vincitore.

Il vincitore di quest’anno incarna alla perfezione il giovane idiota medio. Lo dico senza giri di parole. Ha semplicemente chiesto all’intelligenza artificiale: "Scrivimi una canzone d’amore che piaccia a tutte le donne, senza rivolgersi a un target particolare, più mediocre possibile, facilmente eseguibile con l’autotune". E ha vinto.

Questo è il livello a cui siamo arrivati. Il simil-rap ha ormai preso il sopravvento, rendendo tutte le melodie identiche. La contaminazione rap è ormai onnipresente, anche perché il genere viene spacciato come "linguaggio vicino ai giovani" e quindi imposto ovunque. Il risultato è che anche chi non ne sarebbe interessato si ritrova costretto a sorbirlo.

Il problema è che oggi il rap è diventato un prodotto finto alternativo, costruito per piacere a tutti senza mai dire niente di davvero scomodo. I veri rapper si vergognerebbero di certi fenomeni commerciali, così come di artisti che si presentano sul palco più preoccupati di mostrare il fisico scolpito che di trasmettere qualcosa di significativo.

Ma chi ha deciso che i cantanti devono essere tutti palestrati, depilati e ballerini? Ai tempi di De André, Battiato, Branduardi e persino di Zucchero o Ligabue nessuno sentiva il bisogno di sfoggiare addominali scolpiti per essere considerato un artista.

Un altro episodio degno di nota è stato quello legato alla cantante Mira Awad, presentata come palestinese quando in realtà è israeliana, con figli nell’esercito israeliano. Un dettaglio non trascurabile, visto il contesto politico attuale. Possibile che non abbiano trovato una vera palestinese? O semplicemente non l’hanno cercata?

Infine, la polemica di Giorgia sulla scarsa presenza di donne nelle prime posizioni. La soluzione sarebbe introdurre le "quote rosa" anche a Sanremo? Assurdo. La musica non è politica e le classifiche non possono essere decise per legge. Una donna può vincere, come è già successo in passato, ma deve farlo sulla base della qualità della sua arte, non per un’imposizione esterna.

In definitiva, Sanremo 2025 è stato un festival che ha rispecchiato perfettamente i tempi in cui viviamo: una società che premia la mediocrità, celebra l’omologazione e svuota la musica di ogni contenuto autentico. Ma questo è solo il riflesso di qualcosa di più grande. E su questo, forse, dovremmo riflettere tutti.

(il titolo "Il vincitore di Sanremo 2025 incarna alla perfezione il giovane idiota medio" in realtà è "Il vincitore di quest’anno incarna alla perfezione il giovane idiota medio" che è l'esatta frase estrapolata dall'articolo che abbiamo qui riscritto, quindi giustamente citiamo la fonte: clicca qui)

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