Scritto da Massimiliano Deliso e Carmelina Rotundo Auro | 04/02/2026 | Costa Sveva
Il soffio di Eolo sulla Murgia: Spinazzola e la liturgia segreta del vento che "cura" la storia
SPINAZZOLA (BAT) — Mercoledì 4 febbraio 2026. C’è un silenzio, quassù, che non è assenza di suono, ma una forma di ascolto. Mentre la costa della nostra provincia, da Margherita di Savoia a Bisceglie, si sveglia con il profumo salmastro dell'Adriatico e il rumore frenetico dei mercati ittici, Spinazzola respira con un ritmo diverso, ancestrale, quasi geologico. Siamo sul balcone di pietra della Puglia, affacciati sulla fossa bradanica, dove la BAT smette di guardare il mare e inizia a scrutare la terra profonda, quella che confina con la Basilicata.
Oggi, in questa fredda mattina di febbraio, vogliamo portarvi lontano dalle rotte turistiche più battute, lontani dai bagliori della Cattedrale di Trani o dalla maestosità ottagonale di Castel del Monte, per immergerci in una tradizione che non si celebra con fuochi d'artificio o parate, ma con la pazienza: la tradizione del Vento e della Carne.
L’Inverno del Norcino: Un rito a punta di coltello
In questi giorni di febbraio, quando l'aria è tersa e tagliente come una lama, a Spinazzola si compie un rito che definisce l'identità stessa di questa comunità: la lavorazione della carne suina. Ma attenzione a non banalizzare. Non stiamo parlando di semplice gastronomia. Nella cultura contadina dell'Alta Murgia, il maiale era la "cassaforte" della famiglia, e la sua lavorazione, che tradizionalmente raggiunge il culmine proprio nel cuore dell'inverno, è una cerimonia collettiva.
La vera protagonista, la regina indiscussa che oggi celebriamo come simbolo di una resistenza culturale, è la Salsiccia a punta di coltello. Perché "a punta di coltello"? La differenza è filosofica, prima che tecnica. Mentre la modernità impone la fretta dei macchinari industriali che triturano e riscaldano le fibre, la tradizione di Spinazzola impone la lentezza della mano. La carne viene tagliata a tocchetti, non macinata. Questo preserva i succhi, la consistenza, l'anima stessa dell'alimento.
È una metafora potente per l'intera provincia BAT: in un mondo che omologa, Spinazzola sceglie di restare "a pezzi interi", distinta, riconoscibile. Il finocchietto selvatico, raccolto sulle pendici pietrose del Garagnone, e il peperoncino, rosso come il sangue vivo, vengono uniti alla carne in madie di legno che hanno visto passare generazioni. E poi, entra in scena lui: il Vento.
Il Vento come Architetto Urbano
Spinazzola non è solo costruita sulla roccia; è costruita nel vento. Le strade del centro storico, con i loro vicoli stretti e le case imbiancate a calce, sembrano progettate per incanalare le correnti d'aria. E qui sta il segreto della tradizione locale: la stagionatura. Non servono celle frigorifere tecnologiche quando si ha a disposizione l'aria frizzante dell'Alta Murgia.
Gli anziani del paese, seduti nei pressi della Piazza Plebiscito, raccontano che il vento di febbraio è "il medico dei salumi". Deve essere freddo ma asciutto, deve accarezzare i balconi dove le salsicce sono appese a maturare, rosse collane che adornano le facciate grigie. Se la costa ha il sale per conservare, l'entroterra ha l'aria. È un patto invisibile tra l'uomo e gli elementi: tu mi dai il freddo, io ti do il tempo.
L'Acqua che canta nel sottosuolo
Ma Spinazzola nasconde un'altra tradizione, spesso oscurata dalla fama delle sue carni: il culto dell'acqua. In una Puglia assetata, Spinazzola è un'anomalia, una città di fontane. La fontana Dirolla, con le sue bocche di pietra, non è solo un monumento; è un luogo di aggregazione sociale che resiste all'era dei social network. Fino a pochi decenni fa, il 4 febbraio non era un giorno qualsiasi per le donne del paese: era tempo di lavaggi, di purificazione, sfruttando l'abbondanza delle sorgenti che sgorgano dalle viscere della collina.
Oggi, passeggiando per il borgo antico, si può ancora sentire il rumore dell'acqua che scorre, un suono che accompagna il visitatore come una colonna sonora costante. È la voce di una città che non ha mai smesso di dialogare con la natura. Mentre Andria e Barletta crescevano in larghezza, Spinazzola ha scavato in profondità, custodendo le sue falde acquifere come un tesoro sacro.
Un Carnevale di Silenzi e Maschere di Pietra
Siamo nel periodo che precede il Carnevale, e anche qui la tradizione locale si discosta dal chiasso delle città vicine. Il Carnevale storico di Spinazzola ha radici povere, fatte di travestimenti improvvisati, di "maschere della necessità". Un tempo, ci si vestiva con ciò che si trovava in casa, rovesciando i ruoli sociali per un giorno. Non c'erano i carri allegorici di Putignano, ma c'era l'ironia tagliente del contadino che sbeffeggiava il padrone, protetto dall'anonimato di un sacco di iuta o di un volto tinto di carbone.
Questa tradizione dell'ironia sottile sopravvive nei bar del centro, dove il dialetto spinazzolese – un idioma aspro, musicale, diverso dalle cadenze baresi della costa – diventa lo strumento per commentare i fatti del giorno. È un teatro a cielo aperto dove ogni abitante è attore e spettatore.
La Sentinella della BAT
Perché raccontare Spinazzola oggi, 4 febbraio 2026, sulle pagine di Trani Italia News? Perché in una provincia che corre veloce verso il futuro, con i progetti del PNRR, le nuove infrastrutture e la digitalizzazione, abbiamo bisogno di una sentinella. Spinazzola è la nostra ancora a terra. Ci ricorda che prima di essere cittadini digitali, siamo uomini e donne legati al ciclo delle stagioni.
Da quassù, lo sguardo spazia fino al Vulture in Basilicata e, nelle giornate limpide come questa, si intuisce il profilo del Gargano. Spinazzola è il perno su cui ruota l'equilibrio geografico della BAT. Non è "periferia"; è il "centro alto".
Il visitatore che arriva oggi a Spinazzola non deve cercare musei patinati. Deve cercare la signora Maria che impasta il pane di semola dura, cotto nei forni a legna che ancora profumano i vicoli al mattino presto. Deve cercare il signor Antonio che controlla se il vento ha girato a Tramontana, preoccupato per le sue soppressate. Deve sedersi sui gradini della Chiesa Madre e ascoltare il silenzio.
Un invito al viaggio lento
Concludiamo questo nostro reportage con un invito ai lettori di Trani, Barletta, Bisceglie e di tutta la provincia: prendete l'auto, o meglio ancora, la bici, e salite quassù. Non fatelo d'estate, quando è facile cercare il fresco. Fatelo adesso, in inverno. Venite a vedere come la Murgia si spoglia per mostrare la sua ossatura di pietra.
Venite a scoprire che la tradizione non è adorare le ceneri, ma custodire il fuoco. E qui a Spinazzola, quel fuoco arde sotto la brace di un camino acceso, mentre fuori il vento di febbraio racconta storie vecchie di millenni, storie di transumanza, di cavalieri normanni e di contadini che hanno saputo trasformare la durezza della vita in arte culinaria e saggezza popolare.
Spinazzola non è un luogo di passaggio. È una destinazione dell'anima. E in questo mercoledì di febbraio, ci insegna che c'è più vita in un vicolo silenzioso battuto dal vento che in mille piazze affollate. La Costa Sveva non è solo mare; è anche questo orizzonte infinito di terra e cielo, dove la tradizione è l'unica bussola che non perde mai il Nord.
Articolo generato da TraniRacconta - Orizzonte Comune
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