Quando la memoria osa guardare negli angoli più bui
A Silanus un reading dedicato a
La baracca dei tristi piaceri
di Helga Schneider
di Giulia Ferranti
Si è svolto venerdì 6 febbraio 2026, alle 17:30, sulla piattaforma Google Meet, l’incontro di lettura e riflessione dedicato al romanzo La baracca dei tristi piaceri di Helga Schneider, nell’ambito delle iniziative culturali promosse dalla Biblioteca Comunale di Silanus, con l’organizzazione della Cooperativa Sociale Pintadera.
Un appuntamento intenso, aperto al pubblico, che ha riunito lettrici e lettori attorno a uno dei testi più duri e necessari della narrativa contemporanea sulla Shoah, capace di affrontare un tema a lungo rimosso dalla memoria collettiva: il sesso forzato nei campi di concentramento nazisti, utilizzato come strumento di dominio, annientamento e sfruttamento sistemico.
Un libro che non concede scorciatoie emotive
Nel corso dell’incontro, il dialogo si è mosso tra analisi storica, lettura di ampi brani del testo e riflessioni personali. La baracca dei tristi piaceri porta alla luce la realtà dei Sonderbau, i bordelli istituiti all’interno dei lager, dove donne deportate venivano costrette a subire violenze quotidiane in nome di una presunta “strategia produttiva” del regime.
Attraverso la voce della protagonista Frau Kiesel e la mediazione narrativa della scrittrice Sveva, Helga Schneider costruisce un racconto che non cerca l’effetto, ma la verità: una verità scomoda, disturbante, necessaria. La lettura dei passaggi dedicati alla selezione delle prigioniere, all’arrivo a Ravensbrück e alla successiva deportazione a Buchenwald ha suscitato un ascolto raccolto, spesso attraversato da silenzi più eloquenti di qualsiasi commento.
La memoria come atto di responsabilità
Durante il confronto è emersa anche una riflessione sull’apparato editoriale dell’opera. In apertura, una voce dal pubblico ha espresso il desiderio che un libro di tale forza e valore potesse essere accompagnato, anche visivamente, da scelte capaci di restituirne pienamente la gravità, sottolineando come, di fronte a una testimonianza così radicale, ogni elemento – titolo compreso – venga inevitabilmente interrogato dal lettore.
La discussione, tuttavia, si è rapidamente spostata sul cuore del testo: la totale assenza di “libera scelta” in un campo di concentramento, concetto ribadito con forza sia dalle pagine del romanzo sia dagli interventi dei partecipanti. È stato ricordato come molte sopravvissute abbiano taciuto per decenni la propria esperienza, schiacciate da un senso di vergogna che non apparteneva a loro, ma ai carnefici.
Oltre l’odio, il trauma che resta
Uno dei momenti più toccanti del reading è arrivato nelle battute finali, quando il gruppo si è interrogato su un tema difficile da sostenere: come abbiano fatto alcune sopravvissute a non provare odio. È emersa l’idea che, più che il perdono, in molti casi sia rimasto un “non perdono silenzioso”, figlio dell’annientamento profondo della persona umana. Una ferita che, per alcuni, non si è mai davvero rimarginata.
Tra i partecipanti, era presente anche Renzo Samaritani Schneider, figlio della scrittrice, collegato in modalità di solo ascolto. Una presenza discreta, quasi simbolica, che ha accompagnato il reading senza intervenire, lasciando spazio alle parole del libro e alla loro risonanza collettiva.
Un incontro che lascia il segno
L’iniziativa si è conclusa con un invito esplicito alla lettura integrale del romanzo, riconosciuto da più voci come un’opera capace di raccontare ciò che altri testi sull’Olocausto non hanno osato affrontare. Non per aggiungere orrore all’orrore, ma per restituire dignità a storie rimaste troppo a lungo sepolte.
In un tempo in cui la memoria rischia di diventare formula, La baracca dei tristi piaceri – e incontri come quello di Silanus – ricordano che fare memoria significa assumersi una responsabilità: guardare anche dove lo sguardo vorrebbe distogliersi.

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