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Shock in My Town, Hare Krishna: non solo canzoni, ma un grido profetico
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Quando si parla di Franco Battiato, bisogna dirlo chiaramente: non era un semplice cantautore. Era un rabdomante del tempo. Sentiva le faglie prima che la terra tremasse. E tra “Shock in My Town” (1998, album Gommalacca) e “Gente in progresso” (1983, da Orizzonti perduti), c’è un filo invisibile che lega alienazione sociale e ricerca spirituale.
Un filo che, sorprendentemente, passa anche per un mantra: Hare Krishna.
⚡ Shock in My Town: la città come campo di battaglia interiore
“Stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti”
Qui Battiato non fa poesia decorativa. Fa diagnosi.
La città è un organismo in crisi. Tribù urbane che si scontrano, “aminoacidi” che reagiscono, generazioni “senza più passato”. È una fotografia spietata di una modernità senza memoria.
L’immagine degli insetti è brutale ma efficace:
-
movimento incessante
-
coscienza ridotta
-
vita automatica
È la società dell’iperstimolo e della reazione chimica. Non siamo più esseri contemplativi, siamo organismi che rispondono a impulsi.
E quando scrive:
“Sveglia Kundalini… per scappare via dalla paranoia”
non sta facendo new age da bancarella. Sta indicando una via di uscita verticale.
La Kundalini, energia dormiente alla base della colonna vertebrale nella tradizione yogica, è simbolo di risveglio. Non evasione psichedelica (la mescalina “che finisce male nel ritorno”), ma trasformazione reale.
È un messaggio che, caro lettore, io sento vibrare nel sangue. Perché parla di risveglio interiore, non di fuga.
🌧️ Gente in progresso: il ciclo delle stagioni e l’illusione del progresso
Dieci anni prima, in “Gente in progresso”, il tono è meno apocalittico ma altrettanto lucido.
“Torneranno di nuovo le piogge… cadranno foglie… un altro inverno… un’altra primavera”
Qui Battiato usa il ciclo naturale per mostrare l’immobilità umana. Le stagioni cambiano, ma la coscienza resta ferma.
La gente lavora un anno intero
per “avere un mese di ferie”.
È una fotografia della società industriale italiana degli anni ’80, sì. Ma è anche eternamente attuale.
E poi arriva quella frase, quasi buttata lì, ma no — non è mai casuale:
“Hare Hare, Hare Krishna”
🕉️ Perché “Hare Krishna” in mezzo al traffico urbano?
Qui Battiato compie un gesto geniale.
In mezzo a:
-
fabbriche
-
scrivanie
-
annunci sui giornali
-
problemi di sesso
-
coatti nella convivenza
compare un mantra millenario.
Hare Krishna non è folklore esotico. È uno squarcio verticale nel tessuto orizzontale del quotidiano.
È come se dicesse:
“In mezzo al progresso, ricordati dell’eterno.”
Il mantra nella tradizione bhakti è invocazione, vibrazione che purifica la mente. Non è evasione, è riallineamento.
E guarda la coincidenza (che coincidenza non è):
in Shock in My Town invoca la Kundalini.
In Gente in progresso invoca Krishna.
In entrambi i casi, la soluzione non è politica.
Non è economica.
Non è sociale.
È spirituale.
🧠 Progresso o regressione?
Mettiamo insieme i due brani:
|
Shock in My Town |
Gente in progresso |
|---|---|
|
Alienazione urbana |
Routine industriale |
|
Insetti |
Lavoratori automatici |
|
Paranoia |
Questioni sociali e sessuali |
|
Kundalini |
Hare Krishna |
|
Shock |
Ciclicità stagnante |
Sono due facce della stessa diagnosi:
l’umanità avanza tecnologicamente ma non evolve interiormente.
E qui permettimi una frase da vecchio saggio indiano col sorriso ironico 😌:
Se il cuore non si espande, ogni progresso è solo un nuovo tipo di gabbia.
🔥 Attualità inquietante
Ascolta bene:
Nel 1983 parlava di alienazione industriale.
Nel 1998 parlava di shock urbano e paranoia.
Oggi potremmo aggiungere:
-
iperconnessione digitale
-
identità frammentate
-
spiritualità consumistica
Battiato non era contro il progresso.
Era contro il progresso senza coscienza.
🌿 E noi, oggi?
Io vivo tra tecnologia, spiritualità, impegno civile, mantra, città di mare.
Sono dentro il mondo, ma non voglio diventarne un insetto.
Forse il punto è proprio questo:
-
Non fuggire la città.
-
Non demonizzare il lavoro.
-
Non idolatrare il progresso.
-
Ma inserire nel cuore della vita quotidiana un mantra.
Che sia Kundalini.
Che sia Hare Krishna.
Che sia silenzio consapevole.
✨ Conclusione
“Shock in My Town” è l’urlo.
“Gente in progresso” è la radiografia.
“Hare Krishna” è la fessura di luce.
Battiato ci ha lasciato una mappa.
Non una morale, non un’ideologia.
Una mappa interiore.
E forse, caro lettori, il vero shock non è nella città.
È nel momento in cui ti accorgi che il progresso senza anima è solo rumore.
E allora, in mezzo al traffico, sussurri piano:
Hare Krishna. 🕉️✨
Renzo Samaritani Schneider (Ramananda Das)

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