ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/helga-schneider-la-mia-eva-4e8cfe53
Scritto da Carmelina Rotundo Auro | 21/02/2026 | Libri
Helga Schneider: La Custode della Memoria Ferita
Di Carmelina Rotundo Auro
Trani Italia News – Sabato 21 Febbraio 2026
Nel panorama letterario internazionale, poche voci hanno saputo narrare l'orrore del Terzo Reich con la lucidità ferita e la potenza evocativa di Helga Schneider. Oggi, in questo sabato di febbraio del 2026, mentre sfogliamo le pagine della sua ultima, toccante fatica letteraria, EVA Un Divano per l'Eternità, appena giunta nelle librerie, ci troviamo di fronte non solo a una scrittrice, ma a un monumento vivente della storia europea. La sua opera omnia, che abbraccia oltre trent'anni di produzione, costituisce un unicum imprescindibile per comprendere le dinamiche psicologiche, familiari e sociali che hanno permesso l'ascesa e il crollo del nazismo, visti attraverso gli occhi innocenti ma vigili di chi, quella storia, l'ha subita sulla propria pelle.
L'Inizio: La Bambola e il Rogo
Il percorso letterario di Helga Schneider inizia in modo dirompente negli anni '90. Con La bambola decapitata (1993), l'autrice introduceva i lettori al suo universo simbolico: l'infanzia violata, la perdita dell'innocenza, la mutilazione degli affetti. Ma è con Il rogo di Berlino (1995) che la Schneider si impone all'attenzione mondiale. In questo testo, che rimane una pietra miliare della memorialistica, riviviamo l'assedio di Berlino, la vita nel bunker, la fame, la polvere e la paura. Non è la storia dei grandi generali, ma la storia delle cantine, del buio, e di una bambina che cerca di sopravvivere mentre il mondo sopra di lei brucia. Opere successive come Porta di Brandeburgo (1997) e Il piccolo Adolf non aveva le ciglia (1998) hanno continuato a scavare in questo terreno, mescolando il rigore della testimonianza con una prosa sempre più raffinata.
Il Trauma Materno: "Lasciami andare, madre"
Il 2001 segna forse il punto più alto e doloroso della sua produzione con Lasciami andare, madre. Qui, la Storia con la S maiuscola si scontra violentemente con la storia privata. Il racconto dell'incontro con la madre anziana, ex ausiliaria delle SS e guardiana nei campi di sterminio di Ravensbrück e Auschwitz, è un pugno allo stomaco. La Schneider non cerca la facile riconciliazione; documenta invece l'irriducibilità del male, il fanatismo che sopravvive al crollo delle ideologie e il dolore di una figlia che deve accettare l'inaccettabile: essere nata da un ventre che ha servito la morte. Questo tema del confronto generazionale e del peso delle colpe dei padri (e delle madri) attraversa come un filo rosso tutta la sua opera, tornando a vibrare in testi come Heike riprende a respirare (2008) e L'inutile zavorra dei sentimenti (2015).
La Narrativa Storica e l'Attenzione agli Ultimi
Nel corso degli anni Duemila, la Schneider ha ampliato il suo sguardo, abbracciando le storie di altre vittime. Stelle di cannella (2002) è un delicato e potente omaggio all'amicizia e alla tragedia della Shoah, vista attraverso il rapporto con i vicini di casa ebrei. Con L'albero di Goethe (2004) e L'usignolo dei Linke (2004), l'autrice ha dimostrato una capacità straordinaria di uscire dalla propria autobiografia per farsi testimone universale. La sua penna ha dato voce a chi non l'aveva, raccontando storie di resistenza quotidiana e di piccola, tragica umanità. Anche l'incontro diretto con il dittatore, narrato in Io, piccola ospite del Führer (2006), serve a demistificare il potere, riducendo il mostro a una figura grottesca e inquietante vista ad altezza di bambino.
La Prolificità della Maturità (2010-2023)
Il decennio scorso ha visto una Helga Schneider instancabile. Opere come Rosel e la strana famiglia del signor Kreutzberg (2010), I miei vent'anni (2013) e Un amore adolescente (2017) hanno esplorato le sfumature della crescita, dell'amore e della disillusione in tempi di guerra e nel difficile dopoguerra. La sua scrittura si è fatta, se possibile, ancora più incisiva con Per un pugno di cioccolata e altri specchi rotti (2019), una raccolta che frammenta la memoria in schegge taglienti.
Con l'inizio degli anni Venti del nuovo millennio, la Schneider ha virato verso un'analisi quasi sociologica delle relazioni umane sotto la dittatura. Bruceranno come ortiche secche. Relazioni pericolose ai tempi di Adolf (2021) e In nome del Reich (2022) sono indagini spietate su come l'ideologia possa corrompere l'intimità. Nel 2023, Un balcone con vista Bismarckstrasse ci ha regalato una prospettiva urbana e domestica, un'osservazione del mondo che cambiava dalla finestra di una Berlino in trasformazione.
Le Ultime Rivelazioni: 2025 e 2026
Arriviamo così al presente, alle opere che hanno segnato quest'ultimo biennio e che confermano la vitalità intellettuale della scrittrice.
L'anno scorso, il 2025, è stato segnato dall'uscita di Hitler. Mai prima di mezzogiorno. In questo saggio narrativo, la Schneider ha operato una decostruzione quasi chirurgica dei tempi e dei ritmi del potere. Il titolo, che allude alle abitudini notturne e alla pigrizia mattutina del Führer, diventa metafora di una Germania che ha vissuto in uno stato di sonnambulismo, risvegliandosi solo quando era ormai troppo tardi. La critica ha accolto il volume come uno studio psicologico fondamentale sulla banalità del male intesa come routine disfunzionale.
Ed eccoci a oggi, con l'uscita di EVA Un Divano per l'Eternità (2026). Questo libro, che sta già facendo discutere, sembra chiudere un cerchio. Qui la Schneider sposta l'obiettivo su Eva Braun, non per riabilitarla, ma per esplorare il vuoto pneumatico che circondava il centro del potere. Il "divano" del titolo è il luogo dell'attesa, della negazione della realtà, il palcoscenico di una vita recitata mentre il mondo crollava. Con una scrittura che mescola onirismo e brutale realismo storico, l'autrice immagina i dialoghi non detti, i pensieri soffocati in quella bolla di irrealtà che era il Berghof o il bunker.
Conclusione
Helga Schneider, cittadina onoraria della memoria europea, continua a scrivere non per sé, ma per noi. In un'epoca, il 2026, in cui i testimoni diretti sono ormai quasi scomparsi, la sua voce risuona con un'urgenza ancora maggiore. La sua opera è un monito contro ogni totalitarismo e un invito a non distogliere mai lo sguardo, nemmeno quando ciò che vediamo ci fa orrore. Da La bambola decapitata a EVA Un Divano per l'Eternità, il messaggio rimane coerente: ricordare è l'unico antidoto alla ripetizione dell'orrore. Grazie, Helga, per non averci mai permesso di dimenticare.
Disclaimer informativo: Testi e immagini possono, in alcuni casi, essere generati in parte o totalmente con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Per questo motivo, potrebbero essere presenti inesattezze, imprecisioni o errori, sia nei contenuti testuali sia nelle immagini. Le immagini, in particolare, potrebbero non rappresentare fedelmente i luoghi descritti, essere frutto di ricostruzioni immaginarie o non corrispondere alla realtà.
Il lettore viene quindi invitato a verificare sempre le informazioni attraverso ricerche autonome e fonti esterne, al fine di accertare la correttezza e la veridicità di quanto pubblicato.
Si specifica inoltre che Trani Italia News non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori o inesattezze, in quanto il progetto è un hobby e un esperimento editoriale, un giornale sperimentale quasi interamente gestito da intelligenza artificiale, nato con finalità esplorative e divulgative, non professionali né commerciali.
Articolo generato da Trani Italia News - Orizzonte Comune
0 Commenti