Scritto da Renzo Samaritani Schneider | 04/01/2026 | Racconti
Il Soffio della Curiosità
Matteo non era un bambino come gli altri. Non nel senso che fosse più o meno intelligente, o più o meno vivace. Era semplicemente... curioso. Ma non di quella curiosità superficiale che si appaga con una risposta frettolosa. La sua era una fame antica, un desiderio insaziabile di penetrare il velo delle apparenze, di scoprire i segreti celati dietro ogni portone socchiuso, ogni sguardo velato, ogni silenzio assordante. E tra tutti i misteri che la sua piccola Trani gli offriva, nessuno lo affascinava quanto quello della Cattedrale. La Basilica di San Nicola Pellegrino, immensa e solitaria, si ergeva come un faro di pietra bianca sul mare, la sua mole perfetta scolpita dal tempo e dalla fede. Matteo la guardava ogni giorno, dal porto, dalla villa comunale, persino dal suo letto, intravedendone il campanile tra le persiane socchiuse. Ma era di notte che il suo richiamo diventava irresistibile. Di notte, quando le luci della città si attenuavano e il buio inghiottiva le strade, la Cattedrale sembrava respirare, i suoi contorni morbidi e al contempo maestosi stagliati contro la luna. Era di notte che i suoi occhi di bambino avvertivano un'energia diversa, un passato che non dormiva mai.
Quella sera, un presagio nell'aria lo aveva spinto oltre il limite della semplice osservazione. Il vento che soffiava dal mare non era il solito scirocco placido; portava con sé un'inquietudine, un odore di sale e tempesta imminente. Le nuvole si rincorrevano veloci, spesse e minacciose, inghiottendo le stelle. Matteo aveva sentito le parole degli anziani al porto: «Arriva la buriana, ragazzi. Di quelle belle». E il suo cuore, anziché spaventarsi, aveva sussultato di eccitazione. Una tempesta. Nella Cattedrale. Di notte. Era l'occasione perfetta per ascoltare la voce più profonda di Trani.
L'Ombra Custode di Pietra
Con un misto di audacia e terrore, Matteo era riuscito a sgattaiolare via da casa. Aveva già studiato i varchi, i portoni secondari lasciati talvolta socchiusi dai custodi distratti o dagli operai mattinieri. Quella notte, un piccolo portone laterale, quasi invisibile nell'ombra della facciata nord, gli offrì il suo invito silenzioso. Scivolò all'interno, il cuore che gli batteva all'impazzata come il tamburo di una festa lontana. Il tonfo sordo del portone che si richiudeva dietro di lui sigillò il suo ingresso in un mondo sospeso. L'aria all'interno era fredda e densa, carica dell'odore di incenso stantio, cera spenta e polvere millenaria. Era il profumo della storia, della devozione, della solitudine. I suoi occhi impiegarono qualche istante per abituarsi al buio quasi totale. Enormi sagome indistinte si stagliavano intorno a lui, le navate altissime si perdevano in un nero profondo, rotto solo da qualche flebile fascio di luce lunare che filtava dalle finestre più alte, disegnando forme eteree sul pavimento di marmo lucido.
Era un'esperienza straniante. La Cattedrale che conosceva, luminosa e ronzante di voci durante il giorno, era ora una bestia dormiente, un colosso di pietra che sembrava trattenere il respiro. Ogni piccolo rumore — il fruscio del suo giacchetto, il battito accelerato del suo cuore, il fruscio delle sue scarpe sul pavimento – risuonava amplificato, perso e poi ritrovato negli abissi delle volte. Avanzò lentamente, le mani tese in avanti, sfiorando le pareti fredde, il granito levigato, sentendo sotto i polpastrelli la rugosità della pietra lavorata secoli prima. Non c'era nessuno. Solo lui e le anime silenziose dei santi, dei pellegrini, dei pescatori e dei marinai che nei secoli avevano cercato rifugio e conforto tra quelle mura.
I Sussurri delle Vetrate
Matteo si addentrò nella navata centrale. Il buio era tale da rendere quasi impossibile distinguere i maestosi colonnati che si susseguivano, imponenti e discreti. Eppure, in qualche modo, li percepiva. Li sentiva respirare con lui. La luce della luna, sempre più flebile a causa delle nuvole che si addensavano, riusciva a malapena a disegnare dei lunghi corridoi d'argento sul pavimento, puntando verso l'altare maggiore, una destinazione inaccessibile e sacra. Si fermò in mezzo alla navata, un puntino minuscolo in quel cosmo di pietra. Sollevò lo sguardo, cercando di scorgere le volte, dove antiche pitture e fregi si nascondevano nell'oscurità. Era come essere dentro a un gigantesco scrigno, dove ogni angolo custodiva un segreto, ogni crepa raccontava una storia di resistenza al tempo e agli elementi.
Si diresse verso una delle finestre laterali, quelle decorate con vetrate colorate che al sole esplodevano in un caleidoscopio di luce. Ora erano scure, opache, ma anche in quella tenebra, Matteo le sentiva vive. Erano gli occhi della Cattedrale, capaci di guardare fuori e di trattenere dentro la luce dei giorni passati. Mentre scrutava il nero attraverso il vetro, percepì il primo, inconfondibile gemito del vento provenire dall'esterno, un sibilo che si faceva strada tra le guglie e i doccioni, un presagio. Era il preludio. La tempesta era sempre più vicina, e con essa, la promessa di un dialogo profondo con la Cattedrale stessa.
L'Inquietudine dal Mare
Il vento, prima un flebile lamento, si trasformò in un rugge potente. Le alte finestre della Cattedrale cominciarono a vibrare, e Matteo udì distintamente il fischio acuto dell'aria che si infiltrava tra le fessure della pietra millenaria. Dalla parte del mare, un boato sordo e crescente annunciò l'arrivo delle prime onde più grandi, che si infrangevano con violenza sugli scogli della lama di Trani. La Cattedrale, solitamente un baluardo inamovibile, sembrava ora un gigante che si risvegliava, scosso da un sonno profondo. Un fremito percorse le sue alte mura, un respiro di pietra che Matteo sentì vibrare fin nelle ossa. Non era un suono di paura, ma di antica saggezza che si preparava ad affrontare ancora una volta la furia degli elementi, come aveva fatto per quasi mille anni.
Matteo si spostò verso il centro della navata, le sue piccole gambe piantate a terra, i suoi occhi spalancati nel buio. La sua curiosità si era mescolata a un timore reverenziale, a un'eccitazione che gli faceva pulsare le tempie. Un odore pungente di umidità marina si fece più intenso, penetrando anche attraverso le spesse mura. Sentì la Cattedrale respirare, non più solo un'impressione, ma una sensazione fisica: un lieve movimento quasi impercettibile, come se l'intera struttura si espandesse e si contraesse con ogni raffica di vento. Era come se la Cattedrale, con la sua pietra bianca di Trani, fosse essa stessa una creatura viva, radicata nella roccia e bagnata dal mare, parte integrante del paesaggio e del destino della città.
La Danza Elettrica
Poi, improvviso e assordante, venne il primo tuono. Un boato così potente da far tremare il pavimento sotto i piedi di Matteo, un'onda sonora che si propagò attraverso le navate, riverberando e amplificando il suo fragore in un muggito profondo. Quasi contemporaneamente, un lampo accecante squarciò il nero delle vetrate del rosone, per un istante infinitesimalmente breve, la Cattedrale esplose di luce. I colori dormienti delle vetrate presero vita con una violenza inaudita, dipingendo l'interno con un'arcobaleno di fuoco: rosso sangue, blu zaffiro, giallo oro, verde smeraldo. Le sculture degli apostoli, i bassorilievi, gli affreschi sopiti si rivelarono in un baleno, apparizioni fugaci di un mondo dimenticato, subito inghiottite di nuovo dall'oscurità.
Un altro lampo. Un altro tuono, ancora più vicino, il cui boato sembrava venire dal cuore della Cattedrale stessa. Le statue dei santi lungo le pareti sembravano danzare, i loro volti severi illuminati e oscurati a intermittenza. Matteo rimase immobile, atterrito e al tempo stesso incantato. Non aveva mai visto nulla di simile. La tempesta fuori non era solo un fenomeno naturale; era un'orchestra potente che suonava per la Cattedrale, e la Cattedrale stessa rispondeva con il suo coro di echi e ombre. Il vento ululava come una bestia affamata contro le pareti, la pioggia batteva a raffiche furiose contro i vetri, un suono ritmico e ipnotico. Ogni lampo rivelava un dettaglio nuovo, una sfumatura diversa del buio, una storia antica che per un istante si rianimava davanti ai suoi occhi di bambino.
Il Cuore Pulsante della Cattedrale
Nel culmine della tempesta, tra un lampo e l'altro, Matteo sentì un'emozione strana, un miscuglio di terrore e reverenza. Non era solo il fragore della tempesta a scuoterlo; era la sensazione che la Cattedrale fosse un organismo vivente, un cuore pulsante nel centro di Trani, che ora si manifestava con tutta la sua potenza. Gli sembrò di sentire i sussurri delle preghiere di generazioni, i canti dei monaci, le lacrime silenziose dei fedeli, il ringraziamento dei marinai scampati a burrasche simili. Tutto si mescolava nel frastuono della tempesta, formando un'unica, grande voce che sembrava provenire dalle fondamenta stesse, dalla cripta di San Nicola Pellegrino, il santo venuto dal mare, che qui riposava e vegliava sulla città.
In un lampo particolarmente lungo e vivido, vide il grande Crocifisso ligneo sull'altare maggiore illuminarsi con una luce quasi ultraterrena. Il volto sofferente ma sereno del Cristo sembrava guardarlo, non con giudizio, ma con comprensione. Matteo sentì un legame profondo, inspiegabile, con quel luogo, con la storia della sua città, con la resilienza del popolo tranese che da sempre ha saputo affrontare il mare e le sue tempeste, fisiche e metaforiche. Non era più solo un bambino nascosto; era diventato parte di quel respiro, di quella pietra, di quella memoria. La paura si era trasformata in stupore, e lo stupore in una sorta di profonda comunione con lo spirito antico di Trani, che in quella Cattedrale trovava la sua espressione più grandiosa e mistica.
La Promessa del Mattino
Lentamente, quasi con un sospiro di sollievo, la tempesta iniziò a placarsi. I tuoni si fecero meno frequenti, il vento diminuì la sua furia, la pioggia si trasformò in un delicato scroscio. La luce, una luce diversa, pallida e incerta, cominciò a insinuarsi dalle finestre, annunciando l'alba imminente. Le sagome dei colonnati ripresero la loro forma, le vetrate tornarono a essere pannelli scuri, le statue riacquistarono la loro immobilità. La Cattedrale tornava a essere un edificio, ma per Matteo, non sarebbe mai più stata solo quello. Era diventata una rivelazione, un santuario di segreti che gli aveva parlato, che lo aveva accolto nel suo cuore pulsante.
Matteo si avviò verso il portone da cui era entrato, i passi ora più sicuri, il cuore leggero ma pieno di un'esperienza che avrebbe custodito gelosamente. La luce dell'alba iniziava a dipingere il rosone con i primi, timidi colori. Uscì all'esterno, nell'aria lavata e fresca, sentendo il profumo della pioggia sul selciato e l'odore del mare placato. Trani si risvegliava, ignara del dialogo segreto che il suo bambino più curioso aveva avuto con la sua anima di pietra. Matteo portava con sé un tesoro inestimabile: la consapevolezza che la sua città non era solo case e strade, ma un organismo vivente, una storia che respirava, e che lui, quella notte, ne aveva ascoltato il cuore profondo.
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