Buon Natale. Sì, proprio così: Buon Natale.
Oggi, domenica 4 gennaio 2026, siamo nel pieno del Natale. Non in coda, non negli avanzi emotivi lasciati dal 25 dicembre, ma dentro il Natale. Oggi è l’undicesimo dei tredici giorni di Natale, quelli minimi, essenziali, il “minimo sindacale” del sacro, come mi piace dire. E domani, lunedì 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, non è affatto “dopo Natale”: è Natale che respira ancora, è Natale che cambia passo, è Natale che si fa rivelazione.
C’è un equivoco enorme, ormai diventato abitudine: pensare che Natale = 25 dicembre.
No.
Il Natale inizia il 25 dicembre, non è il 25 dicembre. È una soglia, non un evento. Un attraversamento, non una scadenza.
Natale come tempo, non come prestazione
Capisco – davvero – chi il 26 dicembre sospira: “Finalmente è finito.”
Capisco, perché se il Natale lo riduci a consumo, obbligo di felicità, performance sociale, allora sì: stanca. Logora. Diventa quasi una tortura emotiva.
Ma il Natale autentico non chiede di essere felici.
Chiede di esserci.
Il Natale non è lucido, è opaco.
Non è euforico, è intimo.
Non è rumoroso, è un cammino nella penombra.
E questo lo racconto, senza mezzi termini, nel mio libro È Natale dal 25 dicembre e non solo il 25 dicembre
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Un libro nato proprio per ribaltare l’idea che “dopo il 25 tutto è finito”. No: dal 25 tutto comincia. E può continuare – per chi lo desidera – fino alla Candelora, il 2 febbraio.
Epifania: non una festicciola, ma una rivelazione
E arriviamo a domani, vigilia dell’Epifania.
Ridotta, nel sentire comune, a una calza per bambini e a una Befana un po’ stanca. Ingiustamente.
L’Epifania, per tradizione antica, è manifestazione, svelamento, rivelazione della luce al mondo. È il momento in cui ciò che è nato si mostra, non in modo trionfale, ma comprensibile.
I Magi non sono “personaggi del presepe”:
sono viandanti dello spirito, stranieri, cercatori, uomini che leggono i segni del cielo e hanno il coraggio di partire.
L’Epifania dice una cosa potentissima:
👉 la luce non appartiene a nessuno, si lascia incontrare da chi cammina.
Altro che festa minore.
Natale oltre il calendario occidentale
E poi, diciamolo: di quale Natale stiamo parlando?
Perché il 7 gennaio è Natale per le Chiese ortodosse.
Poi arriva il Capodanno ortodosso.
Poi l’Epifania ortodossa.
Insomma: il Natale non è finito.
Siamo noi che, per stanchezza culturale, lo liquidiamo troppo in fretta.
Il calendario interiore (spoiler: comincia a settembre)
C’è chi non vede l’ora che il Natale finisca.
E poi c’è chi ha capito che il problema non è il Natale, ma il calendario emotivo con cui viviamo l’anno.
Di questo parlo in un altro libro, provocatorio già dal titolo:
Luglio muore, agosto è autunno
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Qui ribalto tutto:
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Agosto non è estate piena, è già autunno dell’anima
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Settembre è il vero Capodanno interiore
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Il Natale comincia molto prima delle lucine
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La Candelora è il compimento del ciclo della luce
E no, non è marketing stagionale.
È antropologia della speranza.
Dalla soglia del 31 luglio alla Candelora, impariamo a leggere i segni del cambiamento e a trasformarli in gesti concreti: meno frenesia, più senso. Meno obblighi, più ritmo umano.
Domani è lunedì. Ma è anche sabato.
E permettetemi un sorriso finale, serio come solo l’ironia sa essere:
domani è lunedì 5 gennaio 2026… ma è anche sabato.
Perché è vigilia. È prefestivo. È tempo sospeso.
E allora sì, possiamo dirlo senza paura di sembrare ingenui:
👉 Oggi è Natale.
👉 Domani è la vigilia di un Natale che continua.
👉 E questo Natale, forse, è appena cominciato.
Buon Natale.
Con calma. Con profondità. Con umanità. 🎄✨
Renzo Samaritani Schneider

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