Il racconto del venerdì – Il sorriso del pescivendolo
di Renzo Samaritani Schneider
Il freddo del banco si sente già da lontano.
Non è il freddo dell’aria — quello si sopporta — ma quello del ghiaccio, dell’acqua, del metallo. Un freddo che entra nelle dita e non se ne va subito.
Il banco del pescivendolo è sempre uguale e sempre diverso.
Uguale nella disposizione: cassette, ghiaccio, pesce allineato con cura.
Diverso nelle facce, nelle voci, nelle storie che passano.
E poi c’è lui.
Sempre lì.
Mani arrossate, grembiule umido, voce chiara.
E quel sorriso.
Non un sorriso di circostanza.
Non quello automatico di chi deve vendere.
Un sorriso che arriva prima delle parole.
«Buongiorno!»
«Buongiorno.»
«Oggi cosa vi racconto?»
Non dice “cosa vi vendo”.
Dice “cosa vi racconto”.
«Niente pesce, lo sai,» ho risposto.
«Lo so,» ha detto ridendo. «Ma vi fermate lo stesso.»
«Per il sorriso,» ha detto Massimiliano.
«Allora vi devo far pagare quello.»
Una signora accanto a noi ha indicato dei calamari.
«Sono freschi?»
Lui ha alzato un sopracciglio.
«Signora, se fossero più freschi nuoterebbero ancora.»
«Allora me ne dia mezzo chilo.»
«Gliene do mezzo chilo, ma li cucini bene, eh.»
«Come?»
«Con rispetto.»
Le ha preparato il sacchetto con una precisione quasi affettuosa.
Non buttava, posava.
Non prendeva, sceglieva.
«Lei parla sempre così?» gli ho chiesto.
«Così come?»
«Come se il pesce fosse… vivo.»
«Lo è stato,» ha detto. «E qualcosa resta.»
Silenzio.
Il ghiaccio scricchiolava sotto le mani.
L’acqua scorreva via dai bordi del banco.
Un uomo più anziano si è avvicinato.
«Dammi quello buono.»
«Quale?»
«Quello che mangeresti tu.»
Lui ha sorriso.
«Io mangerei tutto.»
«Allora scegli tu.»
Ha preso un pesce, l’ha guardato negli occhi — o almeno così sembrava — e poi l’ha appoggiato sul tagliere.
«Questo.»
«Perché?»
«Perché oggi ha una bella faccia.»
L’uomo ha riso.
«Va bene. Mi fido.»
E lì ho capito.
Non si fidava del pesce.
Si fidava di lui.
«Non si stanca mai di sorridere?» gli ho chiesto.
«Certo che mi stanco.»
«E allora perché lo fa?»
«Perché se non lo faccio io, chi lo fa?»
Ha detto quella frase senza enfasi.
Come si dice una cosa ovvia.
«E poi,» ha aggiunto, «qui fa freddo. Qualcosa deve scaldare.»
Una ragazza giovane si è avvicinata con aria indecisa.
«Non so cosa prendere.»
«Perfetto,» ha detto lui. «È il punto migliore per cominciare.»
«Mi consigli?»
«Certo.»
«Ma non voglio sbagliare.»
«Sbaglia lo stesso. Ma con qualcosa di buono.»
Lei ha sorriso.
Lui di più.
Ho guardato le sue mani.
Tagliate, segnate, umide.
Mani che lavoravano senza fermarsi mai.
Eppure il sorriso non spariva.
Non era uno sforzo.
Era una scelta.
«Sai cosa penso?» ho detto a Massimiliano.
«Cosa?»
«Che questo non vende pesce.»
«No?»
«No. Tiene in piedi qualcosa.»
«Cosa?»
«Un modo di stare al mondo.»
Massimiliano ha annuito.
«E funziona.»
Il pescivendolo ha alzato lo sguardo.
«Avete detto qualcosa di intelligente?»
«Ogni tanto.»
«Allora scrivetelo.»
Ho riso.
«Ci sto lavorando.»
Prima di andare via, ci ha salutati con la mano bagnata.
«Ci vediamo.»
«Sì.»
«Anche senza comprare.»
«Soprattutto.»
Siamo usciti dal mercato con quell’odore di mare ancora addosso.
Il freddo era rimasto sulle dita, ma qualcosa dentro si era scaldato.
Ho pensato che la gentilezza, quando è autentica, non fa rumore.
Non si impone.
Non chiede riconoscimento.
Si limita a esserci.
E insegna.
Senza dire che sta insegnando.
Renzo Samaritani Schneider – Trani, aprile 2026

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