Maria Patrizia Calabresi: La poetessa Petronilla Paolini Massimi, “femminista ante literam”



Nei primi giorni di marzo a Roma e a Tagliacozzo è stata celebrata la poetessa Petronilla Paolini Massimi, una figura femminile poco conosciuta, ma che suscita interesse e curiosità sia dal punto di vista culturale e letterario sia da quello sociale.
Unica figlia di Francesco Antonio Paolini, Barone di Ortona dei Marsi e di Carrito, e di Silvia Argoli, Petronilla nacque a Tagliacozzo, in Abruzzo, il 24 dicembre 1663.
Nel 1667 il padre, feudatario dei Principi Colonna, fu ucciso in un agguato, forse proprio da un Colonna, e la bambina, rimasta orfana a quattro anni ed erede del patrimonio familiare, si trasferì con la madre a Roma, dove vissero nel convento dello Spirito Santo. Qui Petronilla fece i suoi studi, dedicandosi soprattutto alla letteratura e alla poesia, per le quali era particolarmente dotata: a sei anni già conosceva la “Gerusalemme liberata” e scriveva poesie.
All’età di otto anni, dato il cospicuo patrimonio ereditato dal padre, cominciò a ricevere numerose proposte di matrimonio da parte di diversi esponenti della nobiltà romana, e quando ebbe compiuto dieci anni, grazie ad una speciale dispensa del Papa Clemente X, fu data in matrimonio al marchese Francesco Massimi, vice–castellano di Castel Sant’Angelo e parente del Papa, di ben ventotto anni più anziano di lei. Il matrimonio garantiva una posizione e una sicurezza alla bambina e alla famiglia, in cambio dei cospicui beni paterni di Petronilla. Tuttavia ella non andò subito a vivere con il marito, ma rimase ancora con la madre per due anni, fino all’età di dodici anni, quando si trasferì nel palazzo della famiglia Massimi all’Ara Coeli. Nel 1678 andò ad abitare con il marito a Castel Sant’Angelo, che all’epoca era adibito a carcere pontificio. Qui fece una vita da prigioniera con un marito volgare e violento, che non le permetteva di uscire, di frequentare altre persone, e che le tolse persino la penna e il calamaio con l’inchiostro per scrivere. Ma in questa sua terribile solitudine non si arrese mai e, sostenuta dalla fede, continuò ad avere fiducia nelle sue capacità letterarie e a coltivare la sua passione per la poesia, che fin da piccola l’aveva appassionata.
Ebbe tre figli: Angelo (nel 1679), Domenico (nel 1681) ed Emilio (nel 1682); ma il marito le impedì persino di assistere il secondo, che morì giovanissimo, e di partecipare al suo funerale.
Nel 1690, non sopportando più la sua vita e la sua segregazione, chiese la separazione dal marito, e nel 1693 ottenne la possibilità di lasciare Castel Sant’Angelo e di ritornare in convento per assistere la madre malata e inferma; tuttavia le fu negata la possibilità di rivedere i suoi figli e di riavere almeno una parte del suo patrimonio. Soltanto nel 1697 le venne riconosciuta dalla Sacra Rota la legittimità della separazione, ma senza mantenimento da parte del marito.
Cominciò comunque per lei una nuova vita, con la possibilità di dedicarsi alla letteratura, alla poesia e alla filosofia, intrattenendosi con letterati del suo tempo e fu in contatto anche con la Regina Cristina di Svezia, che aveva conosciuto e che la stimava. Nel 1694 entrò a far parte dell’Accademia degli Infecondi di Roma con il nome di Urania Tollerante, e successivamente aderì anche ad altre Accademie (degli Insensati di Perugia, degli Intronati di Siena, degli Invigoriti di Foligno, degli Oscuri di Lucca, degli Immaturi di Pergola). Con lo pseudonimo di Fidalma Partenide è citata anche fra i membri della prestigiosa Accademia dell’Arcadia).
La sua poesia si incentrava sulle tragiche vicende della sua vita, sul dolore per la perdita del figlio, e sulle sofferenze della sua anima. Scrisse anche molte lettere a personaggi importanti per far conoscere la sua triste storia, significativa per evidenziare la situazione delle donne del suo tempo.
Nel 1707, alla morte del marito Francesco Massimi, poté riavvicinarsi ai figli, lontani da lei e condizionati dal rancore paterno, e si trasferì anche con la madre, ormai anziana e malata, nel Palazzo Massimi all’Ara Coeli. Alla fine riuscì anche a perdonare il marito, e la sua poesia cominciò a trasformarsi, trattando maggiormente argomenti spirituali e religiosi. Finalmente libera dalla sua schiavitù fisica e morale, partecipò a salotti e incontri letterari ed accademici, fino alla sua morte, avvenuta il 3 marzo 1726. Fu quindi sepolta nella chiesa di Sant’Egidio in Trastevere a Roma, dove si trova la sua tomba e dove è ricordata come “doctissima mulier”. Qui il 3 marzo 2026 è stata celebrata una Messa con la partecipazione del parroco e del sindaco di Tagliacozzo.
La mia collega e amica, Antonella Gamberoni, bibliotecaria presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma, facendo delle ricerche nella Sala di Bibliografia generale della BNCR in alcuni repertori biografici relativi agli abruzzesi, si è imbattuta in questa figura femminile che ha suscitato la sua curiosità e il suo interesse: la poetessa Petronilla Paolini Massimi.
Sono state coinvolte altre persone, interessate alla figura e alle poesie di Petronilla, e si è costituito un gruppo di studio e di lavoro che ha cominciato a fare ricerche bibliografiche per reperire documenti relativi alla poetessa: poesie, lettere, articoli, citazioni, ma anche banche dati e cataloghi di biblioteche estere.
Gli studiosi interessati, tra i quali la professoressa Rosa Tignanelli, sono venuti in contatto anche con il Principe Don Oddone Colonna, discendente della poetessa, che conserva importanti reperti della famiglia (tra i quali una spada, di proprietà di Francesco Massimi, marito di Petronilla). In un grande scatolone conservato in casa del Principe sono state trovate numerose carte e manoscritti che hanno permesso di approfondire l’opera di Petronilla.
Sono dunque proseguite ricerche molto approfondite su questa donna, che ha avuto una vita così travagliata e infelice, ma, sostenuta sempre dalla fede, è stata capace di trovare la forza per trasformare la sua triste vita in un’esistenza piena di significato, e ha saputo esprimere e trasmettere, in prosa e in poesia, il suo tormento e il suo rancore, ma anche e soprattutto il suo pensiero, la sua anima, la sua sensibilità di donna intelligente, istruita, colta, che voleva essere considerata per il suo valore, e non subordinata e discriminata rispetto agli uomini, in particolare da parte del marito violento e prevaricatore: ciò le ha consentito di essere definita “femminista ante literam”.
E’ infatti necessario considerare il contesto storico, culturale e artistico dell’epoca in cui Petronilla è vissuta, a cavallo fra il ‘600 e il ‘700, periodo in cui erano ancora pochissime le donne che potevano raggiungere un certo livello culturale e che comunque non venivano considerate alla pari degli uomini.
La poetessa, dedicatasi fin da piccola alla letteratura e alla poesia, riuscì a conquistare la stima e il favore di molti letterati, eruditi, arcadi, che furono in corrispondenza con lei e che compresero il suo valore letterario (Giovan Mario Crescimbeni, il bibliotecario Antonio Magliabechi, Alessandro Guidi, Gregorio Redi, e molti altri).
Le ricerche effettuate dal gruppo di lavoro nelle biblioteche e negli archivi hanno portato alla pubblicazione nel 2004-2006 dei quattro volumi che costituiscono l’Opera omnia della scrittrice col titolo “Petronilla Paolini Massimi: la vita e le opere” (il primo volume “La vita” a cura di Mauro Martelli e Luca Ricciardi, a cui sono seguiti altri tre volumi della collana).
Da ricordare anche la dott.ssa Michela Volante, che ha redatto la tesi su Petronilla Paolini Massimi, ha pubblicato nel 2004 il romanzo storico “Domani andrò sposa”, ispirato a Petronilla, e ha collaborato alla redazione dell’“Opera omnia” della poetessa.
Proseguendo le ricerche in cataloghi di biblioteche straniere è stato possibile alla Gamberoni reperire un manoscritto della stessa Petronilla contenente una sua autobiografia. Il manoscritto era conservato presso la Biblioteca della Harvard University di Cambridge (Massachusetts), che, su richiesta, ne ha inviato una copia digitale, e ha reso possibile nel 2022 la sua pubblicazione a cura di Antonella Gamberoni e Francesca Valletta.
Le più complete notizie biografiche si possono trovare nel “Dizionario biografico degli italiani” (vol. 81), edito dall’Enciclopedia Treccani, che riporta la vita della poetessa con dovizia di riferimenti biografici e bibliografici.
Altri riferimenti si trovano nei repertori biografici più specifici, cioè i dizionari regionali abruzzesi e in quelli che prendono in considerazione gli appartenenti alle Accademie letterarie, in particolare quella dell’Arcadia (“Gli Arcadi dal 1690 al 1800. Onomasticon”, redatto dalla dott.ssa Giorgetti Vichi nel 1997).

Bibliografia di riferimento:
  • Petronilla Paolini Massimi. La vita e le opere. A cura di Antonella Gamberoni et al. 4 voll. Avezzano, 2004-2006
  • Vita della marchesa Petronilla Paolini Massimi da sé medesima descritta lì 12 agosto 1703. A cura di Antonella Gamberoni e Francesca Valletta. Avezzano: Ed. Kirke, 2022
Bibliografia principale:
  • Dizionario Biografico degli italiani. Vol. 81 (2014)
  • CORSIGNANI, Pietro Antonio. De viris illustribus Marsorum. Romae, 1712
  • CRESCIMBENI, Giovan Mario. Istoria della volgar poesia. Romae, 1698
  • CRESCIMBENI, Giovan Mario. Le vite degli Arcadi illustri. Romae, 1708-1727
  • GIORGETTI VICHI, Anna Maria. Gli arcadi dal 1690 al 1800: Onomasticon. Roma, 1977
  • LAURINI, Virgilio Emanuele. Petronilla Anna Maria Paolini, poetessa di Magliano de’ Marsi (1663-1726). Roma: Lauri Noval, 1963
  • MURATORI, Ludovico Antonio. Della perfetta poesia italiana. Venezia, 1795
  • Rime degli Arcadi. A cura di Giovan Mario Crescimbeni. Romae, 1716
  • Rime scelte di poeti illustri. A cura di Bartolomeo Lippi. Lucca, 1709





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