8 Giugno ore 16:45 «Ho fatto vincere Marco Galiano» di Renzo Samaritani Schneider

 


«Ho fatto vincere Marco Galiano»

di Renzo Samaritani Schneider

Sì, lo ammetto. Il titolo è volutamente provocatorio.

Naturalmente non sono stato io, da solo, a far vincere Marco Galiano. E nemmeno Massimiliano Deliso. E nemmeno le nostre associazioni culturali Orizzonte Comune e TerraMare Nexus.

Ma oggi, se la città di Trani ha scelto Marco Galiano come nuovo sindaco, credo che ciascuno di noi abbia il diritto e perfino il dovere di dire con orgoglio:

«Anch'io ho contribuito.»

In democrazia le vittorie non appartengono mai a una sola persona. Appartengono a migliaia di cittadini che decidono di non restare spettatori e scelgono di prendere posizione.

Io l'ho fatto.

Quando, nel settembre del 2023, ho lasciato Bologna insieme a mio marito Massimiliano Deliso per trasferirmi a Trani, non stavo semplicemente cambiando indirizzo. Stavo scegliendo una nuova casa.

Una città non è fatta soltanto di strade, palazzi, monumenti e paesaggi. Una città è fatta soprattutto dalle persone che la abitano e dalle idee che la guidano.

Per questo motivo, per la prima volta dopo tanti anni, ho deciso di espormi pubblicamente in modo netto durante una campagna elettorale.

Non l'ho fatto per interesse personale.

Non l'ho fatto per ottenere incarichi.

Non l'ho fatto per convenienza.

L'ho fatto perché ho visto in Marco Galiano una proposta di città che sentivo profondamente vicina alla mia idea di futuro.

Negli ultimi anni Trani è cresciuta.

Sarebbe ingiusto non riconoscere il lavoro svolto dall'amministrazione guidata da Amedeo Bottaro. Molte cose sono cambiate. Molti processi si sono avviati. Molti problemi storici sono stati affrontati.

Ma ogni stagione politica, anche la migliore, arriva a un momento in cui occorre un nuovo slancio.

A mio avviso Marco Galiano rappresentava proprio questo: continuità nei valori migliori e rinnovamento nella capacità di progettare il domani.

Durante tutta la campagna elettorale ho osservato con attenzione il dibattito cittadino.

Ho ascoltato i candidati.

Ho seguito gli incontri pubblici.

Ho letto programmi.

Ho parlato con cittadini.

Ho raccolto impressioni.

E sono arrivato a una convinzione molto semplice: Trani aveva bisogno di guardare avanti.

Non contro qualcuno.

Ma per qualcosa.

Per una città più moderna.

Per una città più partecipata.

Per una città più attenta ai giovani.

Per una città più sostenibile.

Per una città capace di valorizzare il proprio immenso patrimonio culturale e turistico.

Per una città che sappia essere laboratorio di idee e non soltanto custode del proprio passato.

Con le associazioni Orizzonte Comune e TerraMare Nexus abbiamo sostenuto questa visione con gli strumenti che conosciamo meglio: la cultura, il dialogo, l'informazione, gli incontri pubblici e la partecipazione civica.

Non abbiamo distribuito promesse.

Abbiamo distribuito idee.

Non abbiamo cercato favori.

Abbiamo cercato confronto.

Non abbiamo costruito appartenenze personali.

Abbiamo cercato di costruire comunità.

Ed è proprio questo che considero il risultato più importante.

La vittoria di un sindaco dura cinque anni.

La crescita di una comunità può durare generazioni.

Qualcuno mi ha chiesto nei giorni scorsi se davvero tenessi così tanto all'esito di queste elezioni.

La risposta è sì.

Talmente tanto che dentro di me avevo maturato una riflessione radicale.

Se Trani avesse scelto una direzione completamente diversa da quella che sentivo giusta, probabilmente avrei iniziato a interrogarmi sul mio futuro qui.

Forse non sarei tornato a Bologna.

Forse sarei rimasto in Puglia.

Forse avrei cercato un altro luogo.

Ma certamente mi sarei chiesto se la città che avevo scelto tre anni fa fosse ancora la stessa città che immaginavo.

Oggi invece sento il contrario.

Sento che la mia scelta di trasferirmi a Trani è stata confermata.

Sento di appartenere ancora di più a questa comunità.

Sento che il futuro che avevo immaginato è diventato un po' più concreto.

Per questo non considero questa una vittoria di Marco Galiano.

La considero una vittoria di tutti coloro che hanno deciso di credere che la politica possa ancora essere uno strumento di costruzione e non soltanto di contrapposizione.

Da oggi termina la campagna elettorale.

Da oggi comincia il lavoro vero.

E sarà un lavoro difficile.

Perché le aspettative dei cittadini sono alte.

Perché i problemi da affrontare sono molti.

Perché amministrare è infinitamente più complesso che promettere.

Ma proprio per questo motivo auguro al nuovo sindaco e alla futura amministrazione di avere coraggio, ascolto e visione.

Trani merita il meglio.

E oggi, da cittadino che l'ha scelta come casa, sono felice di aver fatto la mia parte.

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