"Il profumo di carta" di Renzo Samaritani Schneider

 


Il racconto del venerdì – Il profumo di carta

di Renzo Samaritani Schneider

Ci sono luoghi che si riconoscono prima ancora di entrarci.

Non per l'insegna.
Non per la vetrina.

Per l'odore.

La libreria si trovava in una strada tranquilla del centro di Trani. Non era grande. Non aveva schermi luminosi né cartelloni pubblicitari. Da fuori sembrava quasi timida.

Eppure ogni volta che passavo davanti alla porta aperta, qualcosa mi rallentava.

Quel giorno ho deciso di entrare.

«Di nuovo?» ha chiesto Massimiliano.

«Che significa di nuovo?»

«Significa che entri in una libreria come altri entrano in chiesa.»

«È un paragone che accetto.»

Lui ha scosso la testa sorridendo.

Appena varcata la soglia, il mondo esterno si è abbassato di volume.

Il traffico.
Le conversazioni.
I telefoni.

Tutto è rimasto fuori.

Dentro c'era il profumo della carta.

Non un odore unico.

Migliaia di odori.

Carta nuova.
Carta vecchia.
Inchiostro.
Copertine.
Legno degli scaffali.

Un profumo che non si può spiegare davvero a chi non ama i libri.

Lo si può solo riconoscere.

«Buongiorno,» ha detto la libraia da dietro il banco.

Parlava a bassa voce.

Come fanno le persone che hanno capito che non tutto deve essere urlato.

«Buongiorno.»

«Cercate qualcosa?»

«No.»

Lei ha sorriso.

«Perfetto. È il modo migliore per trovare.»

Mi è piaciuta immediatamente.

Abbiamo iniziato a girare tra gli scaffali.

I libri sembravano osservare.

So che è una frase strana.

Ma chi frequenta le librerie sa che è così.

Alcuni titoli sembrano invisibili.

Altri ti chiamano.

Non con la voce.

Con una specie di insistenza silenziosa.

«Guarda questo,» ha detto Massimiliano prendendo un volume.

«Non cercavo quello.»

«Appunto.»

Ho continuato a camminare.

Letteratura.

Storia.

Spiritualità.

Poesia.

Ogni scaffale sembrava custodire una diversa versione del mondo.

Una ragazza seduta vicino alla finestra stava sfogliando un romanzo.

Un uomo anziano leggeva le quarte di copertina come se stesse interrogando i libri uno per uno.

Nessuno aveva fretta.

La libraia stava sistemando alcuni volumi appena arrivati.

Li prendeva in mano con una delicatezza quasi affettuosa.

«Li legge tutti?» le ho chiesto.

Ha riso.

«Magari.»

«Allora come fa a consigliarli?»

«Li ascolto.»

«I libri parlano?»

«Più delle persone.»

Massimiliano mi ha guardato.

«Ecco. Hai trovato una tua simile.»

Non ho potuto contraddirlo.

Continuando a camminare, un libro ha attirato la mia attenzione.

Non era esposto.

Non aveva una copertina appariscente.

Era semplicemente lì.

Come se mi stesse aspettando.

L'ho preso.

L'ho aperto.

Ho letto poche righe.

E ho sentito quella sensazione rara che ogni lettore conosce.

Quella specie di riconoscimento.

Come incontrare qualcuno che non hai mai visto ma che, in qualche modo, conosci già.

«Quello viene via con te,» ha detto Massimiliano.

«Come fai a saperlo?»

«Hai già cambiato espressione.»

Mi sono seduto in una poltroncina vicino alla sezione narrativa.

Ho sfogliato ancora qualche pagina.

Il sole entrava dalla finestra e disegnava rettangoli dorati sul pavimento.

La libreria era silenziosa.

Ma non vuota.

Era piena di presenze.

Di voci.

Di vite.

Di idee.

Tutte addormentate dentro la carta.

In attesa.

«Sai cosa penso?» ho detto.

«Cosa?» ha chiesto Massimiliano.

«Che ogni libro abbia un suo momento.»

«Probabile.»

«E che leggerlo troppo presto o troppo tardi cambi tutto.»

La libraia, passando accanto a noi, ha annuito.

«È vero.»

«Le è mai successo?»

«Spesso.»

«Cioè?»

«Un libro che a vent'anni non dice nulla. Poi a cinquanta diventa indispensabile.»

Ho chiuso lentamente il volume che avevo tra le mani.

Fuori il pomeriggio continuava.

Dentro il tempo sembrava avere un altro ritmo.

Più umano.

Più paziente.

Più profondo.

Quando siamo arrivati alla cassa, la libraia ha infilato il libro in una busta di carta.

«Ottima scelta,» ha detto.

«Grazie.»

«Anche se non credo sia stato lei a sceglierlo.»

Ho sorriso.

«Nemmeno io.»

Siamo usciti.

L'aria della strada sembrava diversa.

Più luminosa.

O forse ero cambiato io.

Tenendo il libro sotto il braccio, ho pensato che spesso crediamo di cercare storie.

Ma non è sempre così.

A volte sono le storie che cercano noi.

Ci aspettano pazientemente su uno scaffale.

Per mesi.

Per anni.

Finché arriva il momento giusto.

E allora accade qualcosa di semplice e misterioso insieme:

i libri non si lasciano trovare.

Ci riconoscono.


Renzo Samaritani Schneider – Trani, giugno 2026



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