Amedeo Bottaro e Trani: il bilancio di undici anni che hanno cambiato la città



L'era Bottaro a Trani: luci, ombre e l'eredità di undici anni di governo nel bilancio di Renzo Samaritani Schneider




L'era Bottaro a Trani: luci, ombre e l'eredità di undici anni di governo nel bilancio di Renzo Samaritani Schneider

di Renzo Samaritani Schneider

Mentre Trani si prepara al ballottaggio del 7 e 8 giugno 2026 tra Marco Galiano e Angelo Guarriello, vale la pena fermarsi un momento e sottrarre il giudizio sull'era Amedeo Bottaro al riflesso condizionato della propaganda. È il passaggio più difficile in politica: capire che cosa resta di un sindaco quando sta per finire il suo tempo e non quando lo si applaude o lo si contesta in piazza. Nel caso di Bottaro, la domanda è ancora più seria perché il suo non è stato un mandato breve o interlocutorio: è stato un ciclo lungo, quasi undici anni, iniziato nel 2015, quando Trani usciva dal commissariamento e da una delle stagioni più amare della propria storia recente.

Da dove partiva Trani quando arrivò Bottaro

Amedeo Bottaro arrivò a Palazzo di Città dopo quasi quattro mesi di gestione commissariale, in una città ferita sul piano politico e istituzionale. Questo è il primo fatto da cui bisogna partire. Il contesto era segnato dalla caduta dell'amministrazione precedente e dalla nomina di Maria Rita Iaculli a commissario straordinario per la gestione provvisoria dell'ente; una fase complessa che seguì all'arresto del predecessore Luigi Riserbato e di altri esponenti del centrodestra nell'ambito di un'inchiesta su appalti e assunzioni.

Il secondo fatto è il consenso con cui fu investito: nel 2015 vinse il ballottaggio con il 75,79% dei voti; nel 2020 fu confermato al primo turno con il 65,43%. Due risultati di questa portata non certificano l'infallibilità, ma dicono che una larga parte della città, in due momenti diversi, gli ha riconosciuto credibilità, serietà e capacità di governo.

Bottaro non ereditò una città normale, ereditò una città in difficoltà, delegittimata, incerta, bisognosa prima di tutto di ritrovare un baricentro politico-amministrativo. E questo baricentro, nel bene e nel male, lui lo ha restituito.

I dati concreti del doppio mandato: bilancio e rifiuti

Ci sono poi i dati, che sono sempre meno spettacolari degli slogan ma molto più utili per capire. A gennaio 2026 la sua amministrazione ha approvato il bilancio di previsione 2026-2028, evitando l'esercizio provvisorio e garantendo continuità ai servizi nel passaggio elettorale. È un segnale di normalità amministrativa che a Trani, per anni, non è stato affatto scontato.

Sul fronte dei rifiuti, i numeri ISPRA mostrano una crescita forte della raccolta differenziata: dal 25,83% del 2015 al 71,38% del 2024, con picchi superiori al 76% negli anni intermedi (come il 76,48% registrato nel 2021). AMIU, in un comunicato del gennaio 2024, ha rivendicato per il 2023 una media annua del 76,73%, definendola la più alta tra i comuni capoluogo pugliesi. È una trasformazione concreta, visibile, misurabile. Non risolve ogni singolo problema ecologico, ma pesa enormemente sul bilancio complessivo.

Le opere pubbliche e l'accesso ai fondi PNRR

Anche sulle opere pubbliche il giudizio va sottratto all'isteria dei social network. Trani non esce dai mandati Bottaro come una città interamente compiuta; esce, semmai, come una città piena di cantieri, alcuni finiti, altri avviati, altri ancora contestati. Ma qualcosa ha preso forma davvero.

Il parco di via delle Tufare, aperto nel 2022 con i suoi 11.900 metri quadrati, è uno degli esempi più netti di riqualificazione della periferia nord. Il parcheggio interrato di piazza XX Settembre, atteso da oltre trent'anni, è arrivato all'inaugurazione solo adesso, fissata per il 4 giugno 2026, dunque sul confine finale dell'esperienza Bottaro: segno insieme di una cocciutaggine amministrativa e di una lentezza che sarebbe ipocrita ignorare.

Sullo sfondo, la piattaforma OpenPNRR censisce per il Comune di Trani ben 36 progetti attuati per oltre 50 milioni di euro (di cui più di 41,5 milioni provenienti dal PNRR): numeri che raccontano una capacità di intercettare risorse non comune per una città di queste dimensioni. Inoltre, la delibera approvata all'unanimità a gennaio 2026 sull'imposta di soggiorno testimonia come i flussi turistici non siano più percepiti come marginali, ma come un fenomeno strutturale da governare con servizi e decoro.

Le ombre e i nodi irrisolti: verde, AMET e darsena

Bottaro lascia aperte questioni pesanti. Il verde pubblico resta una ferita aperta, e il crollo della palma in piazza Libertà ha segnato uno dei momenti più difficili del suo secondo mandato: in quell'occasione il sindaco ha chiesto scusa e ha pronunciato una frase che gli fa onore proprio perché politicamente scomoda: "Siamo arrivati tardi".

C'è poi il nodo AMET, che lui stesso ha finito per chiamare il suo "tallone d'Achille", con persistenti problemi nella governance, nell'illuminazione pubblica e nei rapporti tra politica e struttura tecnica. E poi ancora il porto-darsena, i pontili, i servizi in proroga, e la riqualificazione di Costa Sud che ha prodotto speranze ma anche espropri, tensioni e divisioni nella cittadinanza.

Anche le critiche dell'opposizione meritano attenzione, soprattutto quando non si limitano all'invettiva. Il presidio guidato da Ninni De Feudis ha sostenuto che la relazione di fine mandato del Comune ammetta ritardi, carenze di organico nei controlli interni, manutenzioni non tempestive, necessità di chiudere più rapidamente i cantieri PNRR e l'assenza di una visione turistica davvero unitaria e coerente. È una lettura politica, non neutrale, eppure poggia sui documenti ufficiali dell'ente. Se si vuole essere seri, questo va scritto: Bottaro non consegna una città perfetta, ma una città più stabile di quella ricevuta e ancora incompleta in diversi passaggi essenziali.

Trani come patrimonio da custodire

E poi c'è Trani stessa, che è la misura segreta di ogni amministrazione. Trani non esce solo come un Comune da governare: è una città da custodire. La sua cattedrale sul mare, definita da Italia.it un "gioiello romanico sul mare", il maestoso Castello Svevo voluto da Federico II, il porto, il suggestivo quartiere ebraico con la storica sinagoga Scolanova e la pietra chiara che al tramonto sembra accendersi da sola, fanno di questa città un bene civile prima ancora che turistico.

Non a caso la moda internazionale e le riviste patinate l'hanno scelta: nel 2024 il tour di Giorgio Armani Mare partì proprio da qui e Vogue Italia le dedicò un memorabile reportage. La frase attribuita allo stilista, secondo cui Trani sarebbe "la città più bella d'Europa", non risulta verificata dalle fonti, ma forse non serve neppure: Trani si difende benissimo con la verità della sua straordinaria bellezza.

Il giudizio finale, allora, è questo. Amedeo Bottaro non è stato il sindaco di una Trani senza problemi, né il protagonista di un'epopea senza contraddizioni. Ma ridurre i suoi undici anni a una lunga lista di polemiche sarebbe ingiusto e intellettualmente pigro. Ha governato una città difficile, ha rimesso in piedi una continuità istituzionale, ha lasciato indicatori migliori in alcuni settori chiave, ha spinto opere ferme da decenni e ha accompagnato la città in una stagione di rinascita turistica e culturale. È poco? No. È tutto? Nemmeno. Ma è abbastanza per pretendere che la sua eredità venga giudicata con molto più rigore e onestà di quanto le tifoserie elettorali siano disposte a concedere.

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