Il Respiro del Tufo: Un viaggio tra le ombre e le luci di Canosa

 

Il Respiro del Tufo: Un viaggio tra le ombre e le luci di Canosa

Scritto da Massimiliano Deliso e Carmelina Rotundo Auro | 22/02/2026 | Costa Sveva

Il Respiro del Tufo: Un viaggio tra le ombre e le luci di Canosa

Canosa di Puglia, Domenica 22 Febbraio 2026 – C’è un silenzio particolare che avvolge Canosa nelle domeniche di fine inverno. Non è il silenzio dell'assenza, ma quello dell'attesa. È come se la città, adagiata sulle sue colline di tufo calcareo, stesse trattenendo il respiro, custode millenaria di segreti che la frenesia della moderna provincia BAT (Barletta-Andria-Trani) spesso dimentica di ascoltare. Oggi, mentre il vento freddo scende dalle Murge e accarezza la valle dell'Ofanto, noi di Trani Italia News abbiamo deciso di percorrere le strade di quella che fu la Città dei Principi, non per riportare una cronaca, ma per raccontare una storia. Una storia fatta di pietra, di argilla e di anime.

L'Arrivo nella Città Sotterranea

Il nostro racconto inizia non sotto la luce pallida di questo febbraio 2026, ma nel buio. Canosa è una città a due facce: quella che vive alla luce del sole, con i suoi caffè affollati e il traffico della via principale, e quella che dorme sotto i nostri piedi. È la città degli ipogei, le dimore eterne dei principi dauni.

Immaginate di essere Elia, un giovane archeologo fittizio ma verosimile, che torna nella sua terra natale dopo anni di studi all'estero. Elia cammina lungo via Lagrasta. L'aria odora di pioggia imminente e di legna bruciata. Si ferma davanti all'ingresso dell'Ipogeo Lagrasta, il complesso funerario più importante della Daunia ellenizzata. Scendendo i gradini scavati nella roccia viva, il rumore del 2026 svanisce. Qui sotto, il tempo non è una linea retta, ma un cerchio.

Le pareti di tufo trasudano umidità e memoria. Elia passa la mano sulla pietra ruvida. Chiude gli occhi e vede i funerali di un principe del IV secolo a.C., il corteo di piangenti, le offerte di vasi a figure rosse, quei vasi che hanno reso Canosa celebre nei musei di tutto il mondo. Qui, nel ventre della terra, si percepisce ancora l'orgoglio di una civiltà che dialogava alla pari con la Grecia e con Roma. È una narrazione silenziosa che ci ricorda quanto effimero sia il nostro presente rispetto all'eternità della pietra.

L'Ombra di Boemondo

Risalendo in superficie, la luce grigia del pomeriggio ci guida verso la Cattedrale di San Sabino. Ma prima di entrare, il nostro sguardo viene catturato da una piccola costruzione addossata al transetto: il Mausoleo di Boemondo d’Altavilla. Qui la narrazione cambia registro. Non siamo più nell'epoca dei Dauni, ma nel cuore del Medioevo, al tempo delle Crociate.

La storia che vogliamo raccontarvi oggi non è quella scritta nei libri di storia, ma quella sussurrata dalle pietre. Si narra che, nelle notti di tempesta, quando il vento ulula tra le colonne della cattedrale, si possa ancora sentire il tintinnio dell'armatura del gigante normanno. Boemondo, il conquistatore di Antiochia, che scelse Canosa per il suo ultimo riposo, sognando forse l'Oriente che non avrebbe mai più rivisto. Le porte di bronzo del mausoleo, incise con maestria, sembrano ancora vibrare di quella brama di conquista e di fede. Elia, il nostro protagonista invisibile, osserva le iscrizioni e riflette su come Canosa sia stata, per secoli, un crocevia di destini, un ponte tra l'Occidente e l'Oriente, proprio come quel ponte romano che ancora scavalca l'Ofanto a valle.

Il Ponte e il Fiume

Lasciamo il centro storico e ci dirigiamo verso la periferia, verso il fiume. Il Ponte Romano sull'Ofanto è uno scheletro di pietra che ha resistito alle piene e alle guerre. È qui che la narrazione si fa più intima. Un anziano signore, col cappotto stretto e un berretto di lana calato sulla fronte, osserva l'acqua scorrere lenta e limacciosa. Si chiama Nonno Savino, un nome che qui è una bandiera, un omaggio al Santo Patrono che salvò la città dai Goti.

"Il fiume parla," ci dice Savino, senza distogliere lo sguardo dall'acqua. "Mio nonno mi raccontava che l'Ofanto porta via i pensieri cattivi, se sai come affidarglieli." Ci racconta una leggenda locale, quella di una ninfa del fiume innamorata di un soldato romano di stanza sulla Via Traiana. Un amore impossibile che si trasformò in salici piangenti lungo le rive. Mentre Savino parla, il confine tra la realtà di questa domenica di febbraio e il mito si assottiglia. Canosa non è solo un punto sulla mappa della BAT; è un luogo dove la geografia si mescola alla leggenda.

Il Profumo del Grano Arso

Nessun racconto di Canosa sarebbe completo senza evocare i sensi. Mentre il sole inizia a calare, tingendo il cielo di un viola livido, dalle case si spande un profumo inconfondibile. Nonostante la modernità e i fast food che avanzano, la domenica a Canosa ha ancora l'odore del grano arso. Le orecchiette scure, nate dalla miseria dei contadini che raccoglievano i chicchi bruciati dopo la mietitura, sono diventate un simbolo di nobiltà culinaria.

Immaginiamo le cucine in fermento, dove mani esperte lavorano la pasta con gesti antichi, tramandati da madre a figlia. È un rito, una liturgia domestica che ha la stessa sacralità delle preghiere recitate in Cattedrale. Questo profumo è il filo conduttore che lega le generazioni, un "racconto commestibile" che narra di resilienza, di capacità di trasformare il poco in molto, il bruciato in prelibato.

Epilogo: La Sentinella della Puglia Imperiale

Mentre lasciamo Canosa, le luci della città si accendono una ad una, come stelle cadute sulla collina. Da lontano, si scorgono i profili delle altre città della provincia: Andria con il suo Castel del Monte, Barletta con il suo mare, Trani con la sua Cattedrale sospesa sull'acqua. Ma Canosa resta lì, un po' in disparte, aristocratica e materna.

Il nostro viaggio narrativo si conclude qui, ma la storia di Canosa continua. È scritta in ogni pietra del Castello che domina l'abitato, in ogni frammento di vaso dauno, in ogni sorriso di chi, come Nonno Savino, custodisce la memoria. In questa domenica del 2026, abbiamo riscoperto che visitare Canosa non significa solo vedere dei monumenti, ma entrare in un romanzo che viene scritto ininterrottamente da tremila anni. E noi, umili cronisti di Trani Italia News, non possiamo fare altro che ascoltare e trascrivere, con il rispetto dovuto a una grande signora della storia.

La notte cala sulla Costa Sveva e sull'entroterra, ma sotto la terra, negli ipogei, i principi dauni continuano il loro sonno eterno, vegliando sui sogni di chi ancora sa ascoltare il respiro del tufo.

Disclaimer informativo: Testi e immagini possono, in alcuni casi, essere generati in parte o totalmente con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Per questo motivo, potrebbero essere presenti inesattezze, imprecisioni o errori, sia nei contenuti testuali sia nelle immagini. Le immagini, in particolare, potrebbero non rappresentare fedelmente i luoghi descritti, essere frutto di ricostruzioni immaginarie o non corrispondere alla realtà.

Il lettore viene quindi invitato a verificare sempre le informazioni attraverso ricerche autonome e fonti esterne, al fine di accertare la correttezza e la veridicità di quanto pubblicato.

Si specifica inoltre che Trani Italia News non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori o inesattezze, in quanto il progetto è un hobby e un esperimento editoriale, un giornale sperimentale quasi interamente gestito da intelligenza artificiale, nato con finalità esplorative e divulgative, non professionali né commerciali.

Articolo generato da Trani Italia News - Orizzonte Comune

Posta un commento

0 Commenti