🌿 Le sfumature perdute: tra etica, coerenza e il coraggio di non essere perfetti
di Renzo Samaritani Schneider
Viviamo in un tempo curioso, quasi paradossale: un’epoca che si proclama complessa, ma che ragiona sempre più in modo semplice. O, per essere più precisi, semplicistico.
Bianco o nero. Giusto o sbagliato. Puro o impuro.
E nel mezzo? Il vuoto.
Eppure la vita — quella vera, quella che pulsa sotto la pelle delle cose — non è mai stata binaria. È fatta di sfumature, di transizioni, di percorsi imperfetti. È fatta di esseri umani.
🧭 L’etica non è una gara di purezza
Negli ultimi anni, soprattutto su temi come l’alimentazione e il rapporto con gli animali, si è diffusa una sorta di “integralismo etico”.
Un atteggiamento che, invece di accompagnare le persone verso una maggiore consapevolezza, le giudica, le misura, le classifica.
Come se la compassione fosse diventata una competizione.
Da vegetariano, sento il bisogno di dirlo chiaramente: non condivido questa deriva.
Apprezzo profondamente chi sceglie di non mangiare carne. È una scelta che, nella mia visione, rappresenta già un passo importante verso una maggiore sensibilità.
Ma non credo affatto che esista una linea netta che separa “i giusti” dagli “sbagliati”.
Tra chi mangia carne ogni giorno e chi è vegano perfetto esiste un universo intero di persone:
i flexitariani, che riducono il consumo con consapevolezza
i pescetariani, che fanno una scelta intermedia
chi è all’inizio di un percorso
chi prova, sbaglia, riprova
E sai cosa penso?
Questo universo è prezioso.
🐄 Ahimsa e la via della gradualità
Nella tradizione indiana, il principio di Ahimsa — la non-violenza — è centrale.
Ma troppo spesso viene frainteso.
Non è un’arma per giudicare gli altri.
È una disciplina interiore.
Il Bhagavad Gita insegna che ogni percorso è progressivo, che ogni anima si evolve secondo il proprio tempo e la propria coscienza.
E il Buddha stesso invitava a evitare gli estremi, indicando la Via di Mezzo.
Non esiste trasformazione autentica che nasca dalla colpa o dalla pressione sociale.
La vera trasformazione nasce dalla comprensione.
E la comprensione… richiede tempo.
🧥 Il caso delle pellicce: tra memoria e responsabilità
Prendiamo un tema che accende facilmente gli animi: le pellicce.
C’è chi le indossa, chi le rifiuta, chi le demonizza.
Personalmente, non condivido l’uso delle pellicce.
Ma riconosco una distinzione fondamentale che spesso viene ignorata: il contesto.
Indossare oggi una pelliccia nuova, alimentando una filiera attuale, è una cosa.
Recuperare un capo ereditato, appartenente a un’altra epoca, è un’altra.
Non è la stessa responsabilità. Non è lo stesso gesto.
Ridurre tutto a uno slogan significa rinunciare a pensare.
🧵 La coerenza assoluta: un mito fragile
C’è poi un’altra questione, più sottile ma altrettanto importante: la coerenza.
Viviamo in un mondo in cui è praticamente impossibile essere completamente “puri”:
indossiamo materiali che derivano da animali
utilizziamo prodotti con impatti ambientali nascosti
partecipiamo, volenti o nolenti, a sistemi complessi
Pretendere una coerenza totale è, spesso, chiedere l’impossibile.
E qui entra in gioco una verità scomoda:
la coerenza assoluta non esiste. Esiste l’onestà del percorso.
🎨 Il mondo che perde i colori
C’è un’immagine che mi ha colpito profondamente:
“Il mondo sta perdendo i suoi colori… come se qualcuno avesse abbassato la saturazione della realtà.”
Guardiamoci attorno.
Le città diventano grigie.
Le scelte diventano standardizzate.
Le opinioni diventano polarizzate.
Il colore, in fondo, è rischio. È espressione. È identità.
Il grigio è sicurezza. È mimetismo. È paura di esporsi.
E così, lentamente, non perdiamo solo i colori delle case o delle auto.
Perdiamo i colori del pensiero.
🌱 Io sto con le sfumature
Se devo scegliere una posizione, la scelgo senza esitazioni:
sto dalla parte delle sfumature.
Sto con chi prova a fare meglio, anche senza riuscirci sempre.
Sto con chi riduce, anche se non elimina.
Sto con chi riflette, invece di giudicare.
E sì, lo dico senza paura:
preferisco una persona che non mangia carne ma usa ancora alcuni materiali animali, piuttosto che una persona che non si pone alcun problema e consuma tutto senza consapevolezza.
Perché la differenza non è nella perfezione.
È nella direzione.
🕊️ Conclusione: il coraggio di essere imperfetti
Forse il vero problema della nostra epoca non è la mancanza di valori.
È la perdita della capacità di convivere con la complessità.
Abbiamo paura delle sfumature perché richiedono pensiero.
Richiedono ascolto.
Richiedono umiltà.
Ma è proprio lì, in quelle zone intermedie, che nasce la crescita.
Come direbbe un antico saggio indiano:
"Meglio compiere il proprio dovere in modo imperfetto, che imitare perfettamente quello di un altro."
E allora, forse, il vero atto rivoluzionario oggi è questo:
👉 tornare a vedere i colori
👉 accettare i percorsi
👉 e smettere di trasformare l’etica in una guerra
Perché la vita non è in bianco e nero.
E chi la riduce così… ha già smesso di guardarla davvero.

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