Firenze riscopre un tesoro del Cinquecento: inaugurato il restauro del tabernacolo di via dell'Agnolo

 







Restituito alla città il tabernacolo di via dell'Agnolo: Firenze celebra il recupero di un prezioso affresco cinquecentesco

FIRENZE – Lo scorso 27 maggio è stato inaugurato il restauro del tabernacolo situato al civico 32 di via dell'Agnolo, nel cuore del centro storico fiorentino. L'intervento, promosso dal Comitato per il Decoro ed il Restauro dei Tabernacoli e sostenuto dalla Fondazione Friends of Florence, ha restituito alla città un'importante testimonianza della devozione popolare e dell'arte rinascimentale.

Una presentazione di Carmelina Rotundo Auro

È per me un piacere e un onore presentare ai nostri lettori Lorenzo Manzani, una di quelle persone che ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio cammino e di poter chiamare amico. Una persona che unisce a una grande cultura rare doti di semplicità, disponibilità e gentilezza.

Alcuni mesi fa, tra l'altro, Lorenzo mi ha offerto l'opportunità di tenere un reading poetico in occasione del restauro di uno dei tabernacoli fiorentini, esperienza che conservo con particolare gratitudine. (link clicca qui)

Studioso d'arte e profondo conoscitore della sua città, Firenze, Lorenzo è volontario degli Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini OdV e dell'Associazione Dimore Storiche Italiane. Tiene conferenze, organizza convegni e accompagna cittadini e visitatori in itinerari storico-artistici di grande interesse.

Da anni si dedica in particolare allo studio, alla tutela e alla valorizzazione dei tabernacoli stradali, collaborando con il Comitato per il Decoro ed il Restauro dei Tabernacoli, realtà impegnata nel recupero e nella conservazione di questo prezioso patrimonio culturale.

Ho pensato di coinvolgere Lorenzo nella nostra redazione affinché possa condividere con i lettori di TranItaliaNews le sue ricerche, i suoi studi e le sue esperienze, avviando una rubrica storico-culturale dedicata ai tabernacoli: opere d'arte, luoghi di devozione e di silenzio, ma anche autentiche testimonianze dell'identità delle comunità locali.

Molti di questi manufatti sono stati recuperati grazie all'impegno del Comitato per il Decoro ed il Restauro dei Tabernacoli, in collaborazione con i principali enti di tutela del patrimonio storico-artistico fiorentino, con la Curia di Firenze e con numerose associazioni culturali del territorio.

Con grande piacere lascio ora la parola a Lorenzo Manzani, augurandovi buona lettura e invitandovi, perché no, a visitare Firenze per scoprire e seguire questi affascinanti itinerari storico-artistici.

Carmelina Rotundo Auro


     Lo scorso mercoledì 27 maggio, a Firenze, è stato inaugurato il restauro del tabernacolo posto sulla facciata dell’edificio di via dell’Agnolo, al civico n.32. 
     L’evento è stato promosso dal Comitato per il Decoro ed il Restauro dei Tabernacoli (una particolare sezione all’interno dell’Organizzazione di Volontariato “Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini”, che da 35 anni si occupa dei tabernacoli stradali di Firenze e dintorni)
e dalla Fondazione “Friends of Florence”, che con i suoi soci donatori ha finanziato il restauro del tabernacolo.  L’opera, gravemente danneggiata dall’alluvione dell’Arno del 1966 (di cui quest’anno ricorre l’anniversario dei 60 anni esatti), oltre che dall’incuria del tempo e da vari fattori d’inquinamento ambientale, è stata restaurata e riportata all’antico splendore da Bartolomeo Ciccone, coadiuvato da Elena Grassano, e benedetta durante l’evento inaugurale da don Daniele Rossi,
parroco di Sant’Ambrogio e San Giuseppe, nel cui territorio è situato il tabernacolo.
     Il manufatto artistico fu con ogni probabilità commissionato, sul finire del XVI secolo, dalle monache vallombrosane del vicino monastero di Santa Verdiana (oggi una delle sedi della Scuola di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze): all’interno della cornice in pietra serena del tabernacolo, infatti, è custodito un affresco, realizzato da un pittore fiorentino di fine Cinquecento, ascrivibile alla scuola di Andrea del Sarto, raffigurante una Crocifissione con sant’Antonio abate e santa Verdiana.  Quest’ultima, ritratta con l’abito dell’ordine vallombrosano, la corona sul capo ed un libro aperto in mano, in atteggiamento di preghiera e venerazione nei confronti del Cristo patiens sulla Croce, al pari del sant’Antonio abate sul lato opposto della pittura, è la santa patrona di Castelfiorentino, la cittadina della Valdelsa, in Toscana, di cui era originario anche ser Niccolò di Manetto di Bonagiunta, notaio e mercante, che a fine Trecento fondò il monastero femminile fiorentino dedicato a Verdiana, concedendo alcuni suoi terreni situati in quella zona di Firenze.
     Il complesso religioso, in seguito ampliatosi grazie anche alla donazione di Giovanni
de’ Medici, zio di Lorenzo il Magnifico, e di sua moglie Ginevra degli Alessandri, e posto sotto la protezione della Signoria fiorentina (si veda a tal proposito i tre stemmi civici in pietra presenti ancor oggi sul portale lungo il perimetro esterno dell’ex monastero, sempre in via dell’Agnolo), era dotato, oltre che di alte mura che lo rendevano invisibile dall’esterno, anche di un vasto orto, corrispondente all’area dell’attuale mercato cittadino di Sant’Ambrogio, oggigiorno molto frequentato da fiorentini e turisti stranieri.  Soppresso nel corso del XIX secolo, il monastero, con la chiesa annessa, nel 1865-66 fu dapprima trasformato in carcere femminile, poi dal 1983 fu rilevato dall’Università degli Studi di Firenze, che ne fece una delle sedi dell’allora Facoltà di Architettura.
     Anche il tratto di strada, ove è situato il tabernacolo, in origine si chiamava via Santa Verdiana, proprio per la presenza dell’omonimo monastero femminile: nella prima metà del XIII secolo, la santa di Castelfiorentino, presso la piccola cella dove aveva scelto di vivere reclusa, ricevette la visita di san Francesco (di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte), che ammise Verdiana al Terzo Ordine Francescano.
     La storia del tabernacolo di via dell’Agnolo n.32 è accessibile a tutti grazie al QR-Code impresso sulla targa d’ottone apposta presso il tabernacolo (progetto “Luoghi Parlanti” in collaborazione con la Fondazione Romualdo Del Bianco) oppure sul sito internet www.luoghiparlanti.it (sezione “Itinerari e Territori consapevoli”).
     Come sottolineato da Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence «Sostenere il recupero dei tabernacoli significa prendersi cura di una bellezza fragile ma fondamentale, che racconta un volto autentico della città e il rapporto profondo tra arte, comunità e memoria»;
i tabernacoli stradali fiorentini sono infatti uno straordinario patrimonio culturale che ci dicono molto dell’arte, della storia e delle tradizioni di Firenze.
                                                                                                                                                                           
                                                                                                                                 Lorenzo Manzani

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