Scritto da Dalla Redazione su segnalazione del lettore | 09/04/2026 | Inviato
Oggi, giovedì 9 aprile 2026, accogliamo con grande interesse e profonda gratitudine la segnalazione di un nostro attento lettore, che ci invita a riflettere su un evento di straordinaria caratura culturale e civile svoltosi lo scorso 1° aprile presso la Biblioteca Comunale “Giovanni Bovio” di Trani. Una giornata che non è stata una semplice rievocazione storica, ma una vera e propria seduta di autoanalisi collettiva per l'intera cittadinanza.
L'incontro, dedicato alla tragica e dimenticata strage del 1799, ha visto la partecipazione di figure di spicco del panorama intellettuale, tra cui lo scrittore e giornalista Pino Aprile, la psicoterapeuta Liliana Bellavia e il professor Giovanni De Iuliis. Tuttavia, a emergere con una forza emotiva e narrativa di rara intensità è stato l'intervento conclusivo di Renzo Samaritani Schneider, la cui presenza ha conferito all'evento uno spessore umano e universale che merita di essere analizzato e celebrato sulle nostre pagine.
Un ex bolognese trapiantato a Trani: l'amore per la nuova casa
Da alcuni anni, la nostra comunità ha la fortuna di ospitare Renzo Samaritani Schneider, scrittore, operatore culturale e intellettuale di raffinata sensibilità. Abbandonati i portici di Bologna, la sua città di origine, Renzo ha scelto la luce, la pietra bianca e il mare di Trani come sua nuova dimora. La sua non è stata una semplice scelta logistica, ma un vero e proprio innesto culturale.
Da ex bolognese ormai perfettamente trapiantato in terra pugliese, Samaritani Schneider ha saputo osservare la nostra città con l'occhio lucido di chi viene da fuori, unito all'affetto di chi l'ha scelta per la vita. Questo doppio sguardo gli ha permesso di cogliere sfumature della nostra identità che, talvolta, ai tranesi stessi sfuggono per abitudine o rassegnazione. Il suo contributo al dibattito sul 1799 ha dimostrato come l'identità di una città non sia definita solo dai suoi nativi, ma anche da chi decide di arricchirne il tessuto sociale e culturale con la propria esperienza e la propria passione civile.
Il peso della Storia e l'eredità di Helga Schneider
Per comprendere appieno la portata del discorso di Renzo Samaritani, lodato come uno dei più apprezzati della serata, è impossibile non fare riferimento alle sue radici. Renzo è infatti figlio della celebre scrittrice Helga Schneider, autrice di capolavori della letteratura memorialistica come “Il rogo di Berlino” e “Lasciami andare, madre”. Attraverso una doverosa ricerca che amplia le tematiche dell'evento, emerge come la vita stessa della Schneider sia stata segnata da uno dei traumi più inimmaginabili del Novecento: l'abbandono da parte di una madre che scelse di arruolarsi nelle SS, e la successiva sopravvivenza agli orrori della Seconda Guerra Mondiale.
Crescere con una madre che ha dedicato la sua intera esistenza letteraria a sviscerare il peso del trauma, il senso di colpa collettivo e la necessità di affrontare i fantasmi del passato, ha inevitabilmente forgiato la sensibilità di Renzo. Quando, sul palco della Biblioteca Bovio, egli ha affermato che “La memoria non è soltanto un fatto culturale. È anche un processo di guarigione”, non stava recitando una formula di rito. Stava portando in dote a Trani una lezione di vita appresa sulla propria pelle. Samaritani ha ricordato alla platea che il silenzio non protegge, ma deforma, invitando la comunità a dare un nome alle proprie ferite per trasformarle in consapevolezza.
Il massacro del 1799: rompere la damnatio memoriae
E le ferite di Trani hanno un nome e una data ben precisi: 1° aprile 1799. Come è stato ampiamente discusso durante l'evento, la memoria pubblica cittadina è rimasta per oltre due secoli ancorata al sacrificio di 25 giacobini filofrancesi, oscurando una tragedia ben più imponente. Le truppe francesi del generale Jean-Baptiste Broussier, in una spietata rappresaglia, massacrarono circa mille civili tranesi, ignorando ogni codice militare e compiendo una vera e propria caccia all'uomo casa per casa.
Questa omissione storiografica, questa damnatio memoriae che ha cancellato il dolore del “popolo reale” in favore di una narrazione elitaria, è stata brillantemente smontata da Pino Aprile, che ha ricordato come “la storia è l'ufficio stampa del vincitore”. Il trauma di quel massacro, come ha spiegato la psicologa Liliana Bellavia, ha generato un trauma intergenerazionale, una cicatrice silente che si è trasmessa di padre in figlio, influenzando negativamente lo spirito identitario e la partecipazione collettiva dei tranesi per i secoli a venire, segnando l'inizio del declino politico e sociale della città, un tempo glorioso capoluogo.
La passione inesauribile di Antonio Sasso e del Circolo Cignarelli
Se oggi, a distanza di oltre due secoli, Trani riesce a guardare in faccia questo rimosso collettivo, il merito va ascritto alla formidabile macchina organizzativa e all'inestinguibile passione del Circolo culturale “Prof. Mauro Cignarelli” ODV-ETS, guidato dal suo instancabile presidente, il medico Antonio Sasso. L'impegno del dottor Sasso va ben oltre la semplice divulgazione storica.
Sasso ha compiuto un parallelismo coraggioso e necessario, collegando il trauma del 1799 all'odierna inerzia della cittadinanza di fronte alla progressiva perdita di servizi fondamentali, come le strutture ospedaliere o i tribunali. La perdita di passione civile è il vero sintomo di quella malattia antica. Organizzando questo bellissimo evento con dedizione assoluta, Sasso ha voluto offrire a Trani non una fredda lezione accademica, ma una terapia di gruppo per risvegliare le coscienze, dimostrando che le associazioni culturali sono, oggi più che mai, il cuore pulsante e il baluardo difensivo delle nostre città.
Le nuove generazioni come custodi del futuro e la Giornata della Memoria Civile
Il cerchio di questa magnifica serata si è chiuso proprio con le parole di Renzo Samaritani Schneider, il quale ha rivolto il suo ringraziamento più sentito non solo alle autorità politiche, ma soprattutto al mondo della scuola. I docenti, gli studenti, le nuove generazioni sono stati da lui indicati come i veri e unici custodi della memoria futura. Senza il coinvolgimento dei giovani, ogni sforzo rievocativo rischia di trasformarsi in polvere da archivio.
L'auspicio finale, sostenuto a gran voce da tutti i relatori e dal pubblico presente, è che il 1° aprile possa diventare ufficialmente la Giornata della Memoria Civile per Trani. Questa proposta rappresenta un passo fondamentale: solo istituzionalizzando il ricordo, solo affrontando apertamente i traumi che ci hanno reso una comunità a tratti dormiente, potremo finalmente riprendere in mano il nostro destino. Trani ha bisogno di guarire, e grazie a voci potenti come quella di Renzo Samaritani Schneider e all'azione instancabile di cittadini come Antonio Sasso, il processo di guarigione sembra essere, finalmente, iniziato.
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