📰 Trani, la memoria che ritorna: il 1799 riletto tra storia, trauma e coscienza civile
✍️ di Chiara Valenti
C’è un momento in cui una città smette di raccontarsi solo attraverso le sue pietre…
e comincia a guardarsi dentro.
È quello che è accaduto il 1° aprile 2026, nella Biblioteca Comunale “Giovanni Bovio” di Trani, dove si è tenuto un intenso e partecipato incontro dedicato alla memoria della strage del 1799 — una ferita rimasta a lungo ai margini della coscienza collettiva.
Un evento promosso dal circolo culturale organizzatore, con la partecipazione di studiosi, professionisti e cittadini, che ha trasformato una rievocazione storica in qualcosa di più profondo: una vera e propria riflessione sull’identità della città.
🕯️ Una memoria rimossa per oltre due secoli
Al centro del dibattito, una domanda semplice e spiazzante:
cosa succede a una comunità quando decide di non ricordare?
La giornata ha ricostruito i tragici eventi del 1° aprile 1799, quando le truppe francesi guidate dal generale Jean-Baptiste Broussier entrarono a Trani dando vita a un massacro che costò la vita a centinaia — forse quasi mille — civili.
Una tragedia che, come emerso durante l’incontro, è stata per lungo tempo oscurata da una narrazione parziale della storia, in quello che molti relatori hanno definito un caso emblematico di damnatio memoriae.
🎤 Un confronto tra storia, politica e coscienza civile
A guidare la riflessione è stato Antonio Sasso, medico e presidente del circolo organizzatore, che ha sottolineato come quella ferita storica abbia inciso non solo sul passato, ma anche sul presente della città:
👉 una perdita di “passione civile”
👉 un progressivo distacco dalla partecipazione collettiva
👉 una fragilità identitaria ancora percepibile
Accanto a lui, il giornalista e scrittore Pino Aprile, figura centrale dell’incontro, ha offerto una lettura provocatoria e controcorrente della storia:
“La storia è l’ufficio stampa del vincitore.”
Un’affermazione che ha attraversato tutto il dibattito, invitando il pubblico a interrogarsi su ciò che viene ricordato… e su ciò che invece viene dimenticato.
🧠 Il trauma che attraversa le generazioni
Uno degli interventi più intensi è stato quello della psicologa e psicoterapeuta Liliana Bellavia, che ha portato la discussione su un piano ancora più profondo: quello del trauma intergenerazionale.
Secondo Bellavia, eventi storici violenti non restano confinati nel passato:
👉 si trasmettono nei comportamenti
👉 influenzano le emozioni collettive
👉 possono lasciare tracce persino a livello biologico
Una lettura che ha dato un nuovo significato alla memoria: non solo ricordo, ma processo di guarigione collettiva.
✍️ Il momento più umano: la memoria come cura
A chiudere gli interventi è stato Renzo Samaritani Schneider, scrittore e operatore culturale, residente a Trani da alcuni anni.
Il suo discorso — tra i più apprezzati della serata — ha riportato tutto all’essenziale:
“La memoria non è soltanto un fatto culturale. È anche un processo di guarigione.”
Partendo dalla propria storia personale — legata alla figura della madre, la scrittrice Helga Schneider — Samaritani ha sottolineato come il silenzio non protegga, ma deformi, mentre ricordare significhi dare un nome alle ferite per trasformarle in consapevolezza.
Un passaggio particolarmente significativo è stato il ringraziamento rivolto non solo alle istituzioni e alle forze politiche presenti, ma anche al mondo della scuola:
👉 docenti
👉 studenti
👉 nuove generazioni
indicati come i veri custodi della memoria futura.
🎤 Intervista a Renzo Samaritani Schneider
Al termine dell’incontro abbiamo rivolto alcune domande a Renzo Samaritani Schneider.
D. Lei vive a Trani da pochi anni. Che significato ha avuto per lei questo invito?
R. “È stato un onore profondo. Non sono nato qui, ma questa città è diventata casa. Essere chiamato a parlare di una ferita così importante della sua storia è stata un’emozione forte, quasi una responsabilità.”
D. Perché oggi è così importante parlare di memoria?
R. “Perché viviamo in un tempo in cui il mondo sembra ricadere negli stessi errori. Guerre, tensioni, divisioni… senza memoria non c’è futuro. La memoria è ciò che possiamo lasciare ai più giovani.”
🏛️ Una proposta per il futuro
Tra i punti più concreti emersi durante il convegno, la proposta — condivisa e sostenuta da più voci — di istituire ufficialmente:
📅 il 1° aprile come Giornata della Memoria Civile di Trani
Un gesto simbolico, ma anche profondamente politico nel senso più alto del termine:
restituire dignità alle vittime e trasformare il ricordo in responsabilità collettiva.
📺 Rivedere l’evento
L’intero incontro è stato videoregistrato ed è disponibile online grazie al lavoro di Massimiliano Deliso, dell’Associazione Orizzonte Comune.
👉 https://youtu.be/niSL2KKx-ls
🌊 Una città che sceglie di ricordare
Quella del 1° aprile non è stata solo una commemorazione.
È stata una domanda aperta alla città:
👉 vogliamo continuare a dimenticare… oppure iniziare davvero a ricordare?
Perché, come è stato detto durante l’incontro, una città che ricorda non è più fragile.
È semplicemente… più consapevole.

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