"Un violino sotto la pioggia" di Renzo Samaritani Schneider




Il racconto del venerdì – Un violino sotto la pioggia

di Renzo Samaritani Schneider

La pioggia era già iniziata quando siamo usciti.

Non quella sottile, quasi elegante.
Quella vera.
Fitta, continua, senza pause.

«Torniamo indietro?» ha detto Massimiliano.
«No.»
«Sicuro?»
«Sì. Voglio vedere com’è la città così.»

Le strade di Trani sotto la pioggia cambiano carattere.
Le pietre diventano lucide, i colori si abbassano, i rumori si trasformano.
Tutto sembra più vicino.

E poi, tra il rumore dell’acqua, è arrivato qualcos’altro.

Un suono.

All’inizio indistinto.
Poi più chiaro.
Poi inconfondibile.

Violino.

«Lo senti?»
«Sì.»
«Da dove viene?»
«Da lì.»

Abbiamo seguito il suono, attraversando una piazzetta semi vuota. Le persone passavano veloci, con gli ombrelli inclinati, lo sguardo basso.

E lui era lì.

Sotto la pioggia.

Un uomo, cappotto scuro, cappello ormai completamente bagnato.
Il violino appoggiato alla spalla, l’archetto che si muoveva con una precisione tranquilla.
Ai suoi piedi, una custodia aperta.
Dentro, poche monete.
Bagnate.

«Ma è matto?» ha detto Massimiliano.
«No.»
«Sta suonando sotto l’acqua.»
«Sta suonando e basta.»

Ci siamo fermati.

La pioggia cadeva sul legno del violino, sull’archetto, sulle sue mani. Eppure il suono non si spezzava.
Anzi.

Si mescolava.

Le gocce sull’asfalto facevano da ritmo.
Il vento aggiungeva una variazione.
La musica non combatteva la pioggia.
La accoglieva.

Mi sono avvicinato.

«Non si rovina?» gli ho chiesto, alzando la voce quel tanto che bastava.
Non ha smesso di suonare.
Ha solo inclinato leggermente la testa.

«Cosa?»
«Il violino.»
Ha fatto un mezzo sorriso.
«Tutto si rovina.»
«E allora?»
«Tutto suona lo stesso.»

Ha continuato.

Non era una melodia famosa.
Non era perfetta.
Ma era viva.

Una donna si è fermata poco distante.
Ha chiuso l’ombrello, come se non volesse più proteggersi.

«È bello,» ha detto piano.
«Sì,» ho risposto.
«Triste.»
«Non direi.»
«No?»
«Direi… necessario.»

Il musicista ha cambiato ritmo.
Più lento.
Più profondo.

Le note scivolavano nell’aria bagnata come qualcosa che non vuole restare, ma nemmeno andare via.

«Perché lo fa?» ha chiesto Massimiliano.
«Perché sa farlo.»
«Non potrebbe aspettare che smetta di piovere?»
«Potrebbe.»
«E allora?»
«Non vuole.»

Il musicista ha finito una frase musicale.
Ha abbassato l’archetto per un attimo.

«Se aspetto il momento giusto,» ha detto, «non suono mai.»

Silenzio.

Poi ha ricominciato.

Un bambino si è avvicinato, tirando la mano della madre.
«Posso?»
«Vai,» ha detto lei.

Il bambino ha lasciato una moneta nella custodia.
Poi è rimasto lì, senza muoversi.

«Non hai freddo?» gli ha chiesto il musicista, senza fermarsi.
«Un po’.»
«Allora ascolta bene. Scalda.»

Il bambino ha annuito serio.

Ho guardato le sue mani.
Bagnate, arrossate, ma ferme.
Ogni movimento preciso, ogni nota cercata, trovata, lasciata andare.

Non c’era sfida in quello che faceva.
Non c’era ostinazione.
C’era presenza.

«Sai cosa penso?» ho detto a Massimiliano.
«Cosa?»
«Che lui non sta suonando nonostante la pioggia.»
«No?»
«Sta suonando con la pioggia.»

Massimiliano ha annuito lentamente.
«È diverso.»
«Molto.»

La musica è andata avanti ancora un po’.
Poi si è fermata.

Non con un gesto teatrale.
Semplicemente si è conclusa.

Il musicista ha abbassato il violino.
Ha guardato la piazza, le persone, noi.

«Grazie,» ha detto.

Non per le monete.
Per la presenza.

Abbiamo ripreso a camminare sotto la pioggia.
Non più infastiditi.

«Sai che ha ragione?» ha detto Massimiliano.
«Su cosa?»
«Sul fatto che se aspetti il momento giusto, non fai niente.»
«Sì.»
«E noi?»
«Noi ogni tanto aspettiamo troppo.»

Ha sorriso.
«Allora forse dovremmo iniziare a suonare.»
«Anche sotto la pioggia.»

E in quel momento ho capito che l’arte vera non aspetta condizioni ideali.
Non cerca il momento perfetto.
Non pretende il silenzio.

Si manifesta comunque.

Anche quando piove.
Anche quando è scomodo.
Anche quando nessuno sembra davvero ascoltare.

Perché ciò che è autentico non ha bisogno di essere protetto per esistere.

Ha solo bisogno di essere fatto.


Renzo Samaritani Schneider – Trani, aprile 2026



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