Il racconto del venerdì – L’uomo delle lanterne
di Renzo Samaritani Schneider
L’ho visto la prima volta in un vicolo dove normalmente non passa quasi nessuno.
Era tardo pomeriggio, quell’ora in cui il giorno non è ancora finito ma la sera ha già iniziato a pensare a sé stessa. Le pietre dei muri trattenevano ancora un po’ di calore, mentre l’aria cominciava lentamente a cambiare consistenza.
Camminavo senza fretta, come spesso faccio a Trani quando voglio lasciare che sia la città a scegliere il percorso.
«Dove stiamo andando?» ha chiesto Massimiliano.
«Non lo so.»
«Ottimo. Di nuovo.»
«I vicoli migliori si trovano così.»
Abbiamo girato un angolo stretto, quasi nascosto tra due muri chiari consumati dal tempo.
Ed era lì.
Un uomo magro, cappotto scuro lungo fino alle ginocchia, un piccolo bastone metallico in mano. Accanto a lui, una fila di lanterne appese ai muri bassi del vicolo.
Le stava accendendo una a una.
Non lampioni.
Non luci elettriche.
Lanterne vere.
La fiamma si accendeva piano dietro il vetro opaco, tremava un attimo e poi trovava stabilità.
«Ma…» ha detto Massimiliano sottovoce.
«Lo vedo anch’io.»
«Sembra uscito da un altro secolo.»
«O da un sogno.»
L’uomo non sembrava sorpreso dalla nostra presenza.
Ha acceso un’altra lanterna, poi un’altra ancora.
Ogni luce cambiava il vicolo.
Non lo illuminava soltanto.
Lo restituiva.
Crepe nei muri.
Vecchie targhe dimenticate.
Un vaso sul davanzale.
Una porta azzurra quasi scolorita.
Dettagli che nel buio smettevano di esistere.
«Buonasera,» ho detto.
Lui ha sollevato appena lo sguardo.
«Buonasera.»
«Le accende tutte lei?»
«Qualcuno deve farlo.»
La risposta è rimasta sospesa nell’aria come il fumo leggero dello stoppino.
«Ma perché?» ha chiesto Massimiliano.
L’uomo ha acceso un’altra lanterna prima di rispondere.
«Perché certi posti si spengono in fretta.»
Silenzio.
Non sembrava una frase preparata.
Sembrava qualcosa imparato vivendo.
Ho osservato le sue mani.
Calme.
Abituate.
Ogni gesto lento ma preciso, come se stesse compiendo un piccolo rito antico.
«Lo fa ogni sera?»
«Quasi.»
«E nessuno glielo chiede?»
«Le cose importanti raramente vengono chieste.»
Un gatto è comparso da sotto una vecchia Ape parcheggiata poco più avanti. Ha attraversato il vicolo senza fretta, fermandosi proprio sotto una delle lanterne nuove.
La luce gli è rimasta negli occhi per un secondo.
«Vede?» ha detto l’uomo indicando il gatto.
«Cosa?»
«Anche lui si ferma dove c’è luce.»
Mi sono guardato attorno.
Era incredibile quanto il vicolo fosse cambiato.
Non era diventato più bello.
Era diventato visibile.
E ho pensato a quante persone, quanti luoghi, quante parti di noi restano nell’ombra semplicemente perché nessuno si prende il tempo di illuminarle.
«Non ha paura che si spengano?» ho chiesto.
Lui ha sorriso appena.
«Si spengono sempre.»
«E allora?»
«Allora domani si riaccendono.»
Massimiliano mi ha guardato con quell’espressione che ha quando capisce che sto già trasformando qualcosa in un racconto.
«Lo stai memorizzando, vero?»
«Completamente.»
«Pover’uomo.»
L’uomo delle lanterne ha riso piano.
Una risata breve, asciutta.
«Non è un brutto destino,» ha detto.
«Essere raccontati?»
«Essere ricordati.»
Poi ha preso l’ultima lanterna.
Quella più in fondo.
Quasi nascosta.
L’ha accesa con la stessa attenzione delle altre.
Nessuna differenza tra la prima e l’ultima.
Nessuna gerarchia della luce.
Ed è stato lì che ho capito davvero.
Non stava illuminando i vicoli.
Stava prendendosene cura.
Di quei luoghi dimenticati.
Di quelle ombre trascurate.
Di quelle piccole parti di città che il mondo attraversa senza vedere più.
«Sa una cosa?» gli ho detto prima di andare via.
«Cosa?»
«Credo che il mondo abbia bisogno di più persone come lei.»
Ha sistemato la lanterna con due dita.
Poi ha alzato le spalle.
«Ce ne sono.»
«Davvero?»
«Sì. Solo che lavorano nelle zone poco illuminate.»
Siamo usciti dal vicolo lentamente.
Dietro di noi le lanterne continuavano a brillare piano, senza spettacolo, senza clamore.
E mentre tornavamo verso le strade più frequentate, ho pensato che forse la speranza non è qualcosa di enorme.
Forse è semplicemente questo:
sapere che da qualche parte, nel mondo, qualcuno continua ancora a prendersi cura dei luoghi che nessuno guarda più.
Renzo Samaritani Schneider – Trani, maggio 2026

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