"Pane e nuvole" di Renzo Samaritani Schneider




Il racconto del venerdì – Pane e nuvole

di Renzo Samaritani Schneider

Il venerdì era iniziato con il cielo basso.

Non pioveva.
Non c’era vento.
Ma le nuvole sembravano essersi avvicinate troppo, come se volessero restare a guardare da vicino quello che succedeva sotto.

Ho aperto la finestra e l’aria aveva un odore neutro, sospeso. Non fredda, non calda. Un’aria che non prende posizione.

«Giornata strana,» ho detto.
Massimiliano, dalla cucina: «Strana come?»
«Come se non volesse decidersi.»
«Allora assomiglia a noi.»

Ho sorriso appena, ma non abbastanza.

C’erano mattine in cui tutto partiva leggero.
Quella no.
Quella partiva con un peso sottile, senza un motivo preciso.

Ho messo il caffè sul fuoco, ma anche il suono della moka sembrava trattenuto. Nessun borbottio allegro, solo un salire lento.

«Usciamo?» ha detto Massimiliano.
«Dove?»
«A vedere se fuori è meglio.»
«Non lo è.»
«Allora andiamo lo stesso.»

Aveva ragione.
Quando il cielo si abbassa, restare fermi peggiora le cose.

Siamo usciti senza fretta. Le strade di Trani avevano lo stesso colore delle nuvole: un grigio chiaro, uniforme, quasi morbido. La luce non creava ombre nette. Tutto era diffuso.

Le persone camminavano piano.
O forse ero io a vederle così.

«Ti senti anche tu un po’…»
«Sì,» ha detto Massimiliano senza farmi finire la frase.
«Come?»
«Come se stessi aspettando qualcosa che non arriva.»
«Esatto.»

Abbiamo camminato in silenzio per qualche minuto.
Poi è successo.

Non è stato un evento.
Non un incontro.
Non una rivelazione.

È stato un odore.

All’inizio appena accennato, poi più chiaro.
Pane.

Pane vero.
Caldo.
Appena uscito.

«Lo senti?» ho detto.
«Sì.»
«Da dove viene?»
«Da lì.»

Il forno era poco più avanti, con la porta socchiusa e una luce calda che contrastava con il grigio della strada. Un piccolo rettangolo dorato nel mezzo della giornata opaca.

Ci siamo avvicinati.

Il profumo era ormai pieno, avvolgente. Non invadente, ma deciso.
Un profumo che non chiede, offre.

«Entriamo?»
«Certo.»

Dentro era un altro mondo.

Calore.
Vapore leggero.
Il rumore del pane che veniva appoggiato sui ripiani.

Il fornaio ci ha guardati appena.
«Buongiorno.»
«Buongiorno.»
«Appena sfornato,» ha detto indicando una fila di pagnotte.

Mi sono avvicinato.
La crosta era dorata, con piccole crepe che lasciavano intravedere la mollica chiara.

«Posso?»
«Certo.»

Ho toccato il pane.
Caldo. Vivo.

«Quanto?»
«Quello che serve,» ha detto lui.

Ho sorriso.
«Oggi serve molto.»

Ha tagliato una pagnotta con un gesto preciso.
Il suono della crosta che si spezza è qualcosa che non si dimentica.
Un suono netto, onesto.

«Giornata pesante?» ha chiesto.
«Un po’.»
«Allora il pane aiuta.»
«In che senso?»
«In tutti.»

Abbiamo pagato, ma la sensazione era di aver ricevuto qualcosa di più.

Siamo usciti con il pane ancora caldo tra le mani.
Il contrasto con l’aria fresca era immediato.

Abbiamo continuato a camminare.
Le nuvole erano ancora lì.

«Non sono cambiate,» ho detto.
«No.»
«Eppure…»
«Eppure tu sì.»

Aveva ragione.

Non era successo nulla di straordinario.
Il cielo era rimasto grigio.
La città era la stessa.

Ma dentro qualcosa si era spostato.

Ho pensato che la malinconia non è sempre qualcosa da eliminare.
A volte è solo una condizione da attraversare con qualcosa di giusto tra le mani.

Il pane, ancora tiepido, emanava un profumo continuo.
Un promemoria silenzioso.

«Sai cos’è?» ho detto.
«Cosa?»
«Che non serve cambiare il cielo.»
«No?»
«Serve trovare il forno giusto.»

Massimiliano ha riso.
«Questa la devi scrivere.»
«Lo sto facendo.»

Abbiamo spezzato un pezzo di pane mentre camminavamo.
Senza piatto.
Senza fretta.

La crosta croccante, la mollica morbida.
Il sapore semplice, pieno.

E in quel gesto, così piccolo, così quotidiano, ho sentito che la giornata non era più pesante.

Era solo… diversa.

Le nuvole non erano più un peso.
Erano uno sfondo.

E ho capito che anche i giorni opachi possono nutrire.
Basta incontrare il lievito giusto.


Renzo Samaritani Schneider – Trani, dicembre 2025



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