Scritto da Dalla Redazione su segnalazione del lettore | 26/02/2026 | Inviato
TRANI – È un giovedì di fine febbraio che profuma già di campagna elettorale, quella vera, quella che non fa sconti a nessuno. Oggi, 26 febbraio 2026, la politica tranese si è svegliata con una certezza quasi matematica sussurrata nei corridoi di Palazzo di Città e ribadita con forza dalle nostre fonti: il prossimo candidato Sindaco del centrosinistra, salvo cataclismi dell'ultima ora, sarà il Prof. Marco Galiano. Eppure, proprio nel giorno in cui questo nome sembra cristallizzarsi come l'unica via d'uscita per il "Campo Largo", il Vicesindaco Fabrizio Ferrante ha deciso di sparigliare le carte con una conferenza stampa che ha il sapore di un ultimatum definitivo.
Sulla base della puntuale segnalazione di un nostro lettore, che ci invita a focalizzare l'attenzione proprio sulla figura di Galiano e sugli eventi odierni, abbiamo analizzato quanto accaduto stamane presso la segreteria del Partito Democratico. Quello che ne è emerso è il ritratto di una coalizione che cerca disperatamente di tenere insieme i pezzi di un puzzle sempre più complesso, stretto tra l'eredità decennale dell'amministrazione Bottaro e le nuove pretese di una discontinuità politica che rischia di trasformarsi in un boomerang.
L'ombra del Prof. Galiano e la questione del "Metodo"
Sebbene non sia ancora arrivata l'ufficialità col timbro e la ceralacca, il nome di Marco Galiano aleggiava pesantemente nella stanza durante l'intervento di Ferrante. Definito dal Vicesindaco come «un amico per cui nutro stima», Galiano rappresenta oggi la figura di sintesi, l'uomo chiamato a raccogliere un testimone pesantissimo. Tuttavia, la segnalazione giunta in redazione coglie nel segno: la strada per Galiano non è una discesa trionfale, ma un percorso a ostacoli che Ferrante ha oggi disseminato di mine antiuomo per chiunque pensi di poter governare senza rispettare la storia recente della città.
Il messaggio lanciato oggi è chiaro: prima del nome (Galiano), serve il metodo. Ferrante ha chiesto al PD un «protocollo metodologico ed etico». La traduzione dal politichese è brutale: basta con i consiglieri che si comportano come padroni di uffici, basta con le scorribande istituzionali e, soprattutto, basta con la retorica della discontinuità usata come clava. Se Galiano sarà il Sindaco, dovrà esserlo su basi chiare, blindando quel modello amministrativo che, pur tra mille difficoltà, ha governato Trani per un decennio.
L'urlo di Ferrante: "Non sono disposto a pagare prezzi di facciata"
Il cuore della conferenza stampa odierna è stato un attacco frontale, durissimo, a quella parte della maggioranza che ha flirtato con il Movimento 5 Stelle cavalcando il tema della "discontinuità". Per Ferrante, sentir parlare di rottura col passato da chi ha governato al suo fianco per due mandati è un atto di «codardia politica».
«Hanno strumentalizzato i 5 Stelle per togliermi dal campo», ha tuonato il Vicesindaco, denunciando la mancanza di spina dorsale di chi non ha avuto il coraggio di dirgli in faccia che la sua figura era diventata scomoda. Ferrante rivendica i suoi vent'anni di attività ininterrotta senza un avviso di garanzia, trasformando quella che alcuni definiscono "antipatia" in un sigillo di garanzia per la tenuta legale del Comune. Il suo è un avvertimento che pesa come un macigno sulle spalle del futuro candidato Galiano: senza il riconoscimento di quanto fatto (il "bagaglio" di esperienza citato più volte), Ferrante è pronto a fare un passo di lato, ma non a prezzo del suo onore politico.
Il contesto storico e le insidie del "Campo Largo"
Per comprendere la gravità del momento, bisogna guardare ai dati e alla storia recente, come evidenziato dalla documentazione in nostro possesso. Trani arriva a questo appuntamento elettorale dopo un decennio di stabilità sotto Amedeo Bottaro, un unicum in una città storicamente abituata a oscillare tra destra e sinistra e a subire commissariamenti. Dal 2015, il centrosinistra ha costruito un fortino che oggi però mostra crepe evidenti.
L'apertura al Movimento 5 Stelle, necessaria per i numeri ma dolorosa per l'identità, ha creato un paradosso. I grillini, che in città vantano percentuali marginali (attorno al 5-6% nel 2020), dettano condizioni di discontinuità che il PD fatica a digerire senza rinnegare se stesso. Dall'altra parte, la fuoriuscita di pezzi da novanta della vecchia maggioranza, come il riferimento all'ex Presidente del Consiglio Comunale Giacomo Marinaro, ridisegna una geografia politica instabile. Il "Campo Largo" rischia di diventare un contenitore vuoto se non verrà riempito da quel protocollo invocato da Ferrante.
Le patate bollenti: Darsena, Costa Sud e i conti della serva
Chiunque siederà sulla poltrona di Primo Cittadino, con ogni probabilità Marco Galiano, non erediterà solo la fascia tricolore, ma anche dossier incandescenti. Dalle carte emerge un malcontento latente su opere pubbliche cruciali. La questione della concessione ventennale della darsena comunale a un privato, definita dall'opposizione (e in particolare dall'avvocato Cinquepalmi) come una "ferita per la città" in assenza di un Piano Regolatore Portuale approvato, è una mina vagante. Così come lo sono le polemiche sui lavori della "Costa Sud", finanziati dal PNRR, che le associazioni ambientaliste contestano per le difformità rispetto al progetto originario.
Ferrante oggi ha difeso l'operato dell'amministrazione, ricordando che «amministrare non è una semplice ripartizione di incarichi», ma richiede competenza quotidiana. Ha parlato di cantieri fermi che vanno completati e di una visione che non si improvvisa. È un monito indiretto: il prossimo sindaco non potrà permettersi rodaggi.
Scenari per il 2026: Vincere o morire politicamente
Con le elezioni fissate per la primavera 2026, il tempo stringe. Lo scenario dipinto dai documenti e dalla cronaca odierna è chiaro: il centrosinistra ha una base solida (il PD è attestato intorno al 23%, pari a Fratelli d'Italia), ma la partita è tutt'altro che chiusa. Il centrodestra, pur diviso e in cerca di una leadership (con Andrea Ferri di FdI in pole position), è pronto ad approfittare di ogni passo falso. E i movimenti civici, da sempre ago della bilancia a Trani, potrebbero disperdere voti preziosi.
Se Marco Galiano sarà il candidato, dovrà passare per le "forche caudine" delle condizioni poste oggi da Fabrizio Ferrante. Il rischio per il centrosinistra è duplice: vincere le elezioni ma trovarsi il giorno dopo ingovernabili, in balia dei veti incrociati, oppure perdere pezzi lungo la strada e consegnare la città al centrodestra dopo dieci anni.
L'urlo silenzioso di Ferrante risuona come l'ultimo avviso ai naviganti: o il PD e la coalizione ritrovano l'orgoglio della propria storia e impongono un metodo di governo serio, o il "film già visto" dei drammi elettorali tranesi potrebbe andare nuovamente in onda. La palla ora passa al Prof. Galiano e ai tavoli della coalizione, chiamati a trasformare questa crisi in un'opportunità prima che sia troppo tardi.
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