• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva
Giuseppe Tocchetti

Il Nonno, l'Amico Sonno e Roberta

Il Nonno, l'Amico Sonno e Roberta

Seduto sulla sua sedia a schienale reclinabile, il nonno — quasi novantenne, ma con lo spirito di chi non ha mai smesso di osservare il mondo — trascorreva i pomeriggi in compagnia di un ospite singolare: l'amico Sonno. Non era un sonno qualunque. Era un Coach, elegante e un po' impertinente, che si presentava quando voleva, senza bussare, come fanno gli amici di vecchia data.

Il nonno lo guardava arrivare con un misto di affetto e diffidenza. «Ah, sei tu…» mormorava. «Alle volte ti vorrei qui per ore, altre volte potresti anche startene lontano.»

Sonno sorrideva, accomodandosi invisibile accanto alla poltrona. «Io vengo quando serve, caro mio. Non sempre quando vuoi.» In quel mentre Roberta si muoveva leggera verso il balcone, dove curava le sue piccole piante come fossero un coro di creature verdi. Ogni tanto si voltava e vedeva il nonno che reclinava la testa, pronto a dialogare con il suo amico Sonno.

«Nonno…» diceva con tono dolcemente rimproverante. «E io? Mi ignori?»

Il nonno apriva un occhio, poi l'altro, come due finestrelle che si riaccendono. «Ma no, Roberta… stavo solo trattando un affare con il signor Sonno. Sai com'è, lui insiste.»

Sonno, offeso per finta, replicava: «Io? Insisto? Sei tu che mi chiami ogni cinque minuti.»

Roberta rideva. «Siete peggio di due filosofi in pensione.» In vero quando il nonno era sveglio, i due parlavano di tutto: dell'AI, della generazione Beta, del rischio di isolarsi dietro gli schermi.

«Vedi, Roberta,» diceva il nonno, «Platone già temeva che la scrittura avrebbe indebolito la memoria. Oggi temiamo che l'AI indebolisca la presenza. Ogni epoca ha il suo spauracchio.»

Roberta annuiva. «E Heidegger diceva che la tecnica ci allontana dall'essere. Ma forse dipende da come la usiamo.»

Sonno interveniva, con la sua voce vellutata: «Io invece dico che la tecnologia è come me: se la usi troppo, ti addormenta; se la usi bene, ti riposa.»

Il nonno scoppiava a ridere. «Bravo, Sonno. Sei più saggio di tanti professori.»

Poi arrivava il momento più buffo: il nonno diventava un po' rompiglione — come diceva lui — e chiedeva a Roberta: «Mi trovi un'immagine di un fiore? Devo dipingerlo. O magari lo mando a qualcuno con una frase garbata… Una cosa tipo: Che il tuo giorno sia operoso come un'ape e leggero come un petalo.»

Roberta sospirava, ma con affetto. «Nonno, sei incorreggibile.»

E mentre cercava le immagini, Sonno si avvicinava di nuovo al nonno. «Posso intrattenerti un po'?»

Il nonno rispondeva: «Aspetta che Roberta finisca. Poi ti cedo il posto.» Una volta ottenuto il risultato — il nonno sveglio, sorridente, pronto a discutere ancora — Roberta scivolava via, lasciando che il signor Sonno si sedesse accanto al nonno.

«Ora puoi tenermi compagnia,» diceva il nonno. «Ma non esagerare.»

Sonno, con un inchino teatrale: «Sarò discreto. Come diceva Epicuro: Il piacere è l'inizio e il fine della vita felice. E un buon riposino è un piacere che non si rifiuta.»

Il nonno con un sorriso. «Hai ragione, vecchio amico.»

E così, tra piante, battute, filosofia e un'amicizia insolita, il pomeriggio scivolava dolce come una pagina che si chiude piano.

Il canto squillante di un cardellino scosse il vecchio e di sobbalzo si destò. Roberta era in terra straniera, lontana, e quel pensiero gli sfiorò il cuore come un'ombra lieve. Ma sorrise, perché sapeva che, come ogni sera, le avrebbe sussurrato: «Buona notte…» e poi sarebbe rimasto in attesa del suo segnale gentile: una foto di un bel fiore, accompagnata dal suo immancabile messaggio: «Ciao nonno, buon sonno anche a te.»

E dopo quel messaggio serale, così semplice e così pieno, il nonno rimase per qualche istante immobile, come se il tempo avesse deciso di rallentare per rispetto. Il canto del cardellino, ancora sospeso nell'aria, sembrava custodire un segreto: che anche la distanza, quando è attraversata da gesti gentili, diventa meno dura da sopportare. E mentre il signor Sonno lo avvolgeva con la sua coperta di quiete, il vecchio comprese che l'attesa non era un vuoto, ma una promessa: che ogni notte porta con sé un fiore, e ogni fiore porta con sé un ritorno. Così si addormentò, sereno, con il canto del cardellino come ultimo pensiero e l'immagine dei fiorellini come primo sogno.

Tocchetti