Sabato 22 agosto 2026
Cari amici,
questa volta comincio con una piccola novità organizzativa: da questo numero vorrei provare a dare al Diario del Basilico un ritmo un po’ più regolare. Non una gabbia, perché sapete che questa newsletter è nata proprio per seguire la vita e non il calendario, ma un appuntamento orientativo ogni quindici giorni.
Poi, naturalmente, il basilico farà quello che vuole. 🌿
E forse è giusto così.
In questi giorni lo guardavo in cucina mentre intorno succedevano le solite cose: piatti da sistemare, lavoro da finire, messaggi che arrivano, computer accesi, qualcosa da cucinare. E mi è venuto da pensare che questa piccola pianta, partita quasi per gioco, è ormai diventata una specie di testimone silenzioso della nostra quotidianità.
Solo che adesso qualcuno ha deciso di farla parlare davvero.
🌱 Il basilico che voleva parlareQualche giorno fa il professor Giuseppe Tocchetti mi ha fatto un regalo molto simpatico: ha scritto un racconto chiaramente ispirato al Diario del Basilico.
Si intitola “Il Basilico che Voleva Parlare”.
Nel racconto, durante un pranzo estivo, il basilico ascolta gli umani discutere, lamentarsi del mondo moderno, confrontare passato e presente… finché non ne può più e prende finalmente la parola.
Il suo messaggio, alla fine, è semplicissimo e bellissimo:
“Non serve cambiare il mondo. Basta cambiare lo sguardo.”
Ed è forse una delle definizioni più azzeccate dello spirito di questa newsletter.
Il racconto completo è qui:
https://www.tranitalianews.it/2026/08/il-basilico-che-voleva-parlare.html
Grazie, Giuseppe. Mi diverte molto l’idea che il nostro basilico abbia ormai iniziato una piccola vita letteraria tutta sua. 😄
📱 Per qualche giorno, niente iMessageA proposito di quotidianità, devo avvisare soprattutto gli amici che mi contattano abitualmente tramite iMessage.
Come molti sanno, da tempo uso spesso iMessage quasi come alternativa a WhatsApp. WhatsApp, in realtà, lo sto utilizzando sempre meno direttamente: per ragioni di lavoro ho già automatizzato parecchie funzioni della versione professionale e questo mi permette di non essere continuamente con il telefono in mano.
Adesso devo fare qualcosa di simile anche con iMessage.
Perciò, per qualche giorno potrei non leggere o non rispondere ai messaggi inviati lì.
Non è successo nulla, non sono sparito e soprattutto non ce l’ho con nessuno. 😄
È semplicemente una questione di tempo.
In questo periodo gli impegni di lavoro sono davvero tanti e sto cercando di ridurre tutte quelle piccole interruzioni che, prese una per una, sembrano innocue ma alla fine della giornata si mangiano ore intere.
Quindi abbiate un po’ di pazienza con me.
Quando avrò rimesso ordine anche in questo pezzetto della mia vita digitale, tornerò a usare iMessage con maggiore regolarità.
🤖 E nel frattempo… mi pagano per caricare la lavastoviglieQuesta invece è probabilmente una delle cose più buffe che vi abbia mai raccontato sul mio lavoro. 😂
Come sapete, una parte sempre più consistente della mia attività da freelance ruota attorno all’intelligenza artificiale.
E in questi giorni sto partecipando a un progetto piuttosto particolare.
Immaginate la scena.
Io che giro per casa.
Devo cucinare, pulire, sistemare qualcosa, caricare o svuotare la lavastoviglie.
Fin qui, niente di memorabile.
La differenza è che indosso una fascia sulla fronte con uno smartphone fissato davanti, in modo che la telecamera riprenda esattamente ciò che vedo e ciò che fanno le mie mani.
E vengo pagato per svolgere quelle normali attività domestiche mentre vengono registrate.
Sì: in pratica, in certi momenti mi pagano per fare le pulizie di casa. 😄
Naturalmente lo scopo del progetto è dichiarato: queste registrazioni servono come materiale di addestramento per sistemi di intelligenza artificiale e robotica che devono imparare a comprendere e riprodurre azioni del mondo reale.
Come si prende un piatto.
Come si apre un cassetto.
Come si carica una lavastoviglie.
Come si manipolano oggetti diversi.
Come ci si muove dentro una cucina vera, che è molto più caotica di un laboratorio perfettamente ordinato.
La cosa che mi affascina è proprio questa: attività che noi eseguiamo quasi senza pensarci contengono, per una macchina, una quantità enorme di informazioni.
Per noi prendere una tazza e metterla nella lavastoviglie è un gesto banale.
Per un sistema robotico significa riconoscere la tazza, valutarne forma e posizione, capire come afferrarla senza romperla, orientarsi nello spazio, individuare il cestello corretto e posarla nel punto giusto.
Dietro un gesto di tre secondi c’è un piccolo universo.
🧠 Il futuro non è domani. È già entrato in cucinaNaturalmente sull’intelligenza artificiale si può discutere.
Anzi, si deve discutere.
Possiamo interrogarci sul lavoro, sulla privacy, sulle regole, sui limiti, sulla responsabilità e sul modo in cui vogliamo utilizzare queste tecnologie.
Essere interessati all’AI non significa dover accettare qualunque cosa senza spirito critico.
Ma credo sia altrettanto poco utile fingere che tutto questo sia qualcosa di lontano, una specie di fantascienza che forse arriverà fra cinquant’anni.
Non sappiamo quanto rapidamente i robot domestici diventeranno normali nelle case di tutti. Ma una cosa è evidente: il lavoro per insegnare alle macchine a muoversi nel nostro mondo sta già avvenendo oggi.
E io, in maniera quasi surreale, ogni tanto ne faccio parte con una fascia sulla fronte mentre sistemo la cucina. 😄
Questa immagine mi fa sorridere anche perché rappresenta benissimo il nostro tempo.
Da una parte una pianta di basilico.
Una delle cose più antiche, semplici e naturali che possiamo avere in casa.
Dall’altra uno smartphone fissato alla fronte per contribuire ad addestrare i robot del futuro.
Il vecchio e il nuovo nello stesso metro quadrato di cucina.
E forse non devono necessariamente farsi la guerra.
Possiamo continuare ad annusare il basilico mentre impariamo a usare strumenti nuovi.
Possiamo amare i gesti lenti senza avere paura della tecnologia.
Possiamo cercare di governare il cambiamento invece di limitarci a subirlo o demonizzarlo.
🌿 Forse Giuseppe aveva ragioneE allora torno al racconto di Giuseppe Tocchetti.
Forse il nostro basilico, se potesse parlare davvero, davanti a tutta questa tecnologia non sarebbe né entusiasta né scandalizzato.
Probabilmente direbbe soltanto:
“Va bene tutto, ma intanto ricordati di darmi l’acqua.”
E avrebbe ragione. 😂
Perché qualunque sia il futuro che stiamo costruendo, continueremo ad avere bisogno di occuparci del presente.
Di una pianta.
Della casa.
Delle persone che amiamo.
Della città in cui viviamo.
Delle relazioni.
Di noi stessi.
La tecnologia può cambiare gli strumenti.
Non può decidere al posto nostro che tipo di persone vogliamo essere.
📬 Da oggi, ogni quindici giorni… più o menoCome vi dicevo all’inizio, da questo episodio proverò a farvi arrivare il Diario del Basilico ogni quindici giorni.
Continuo a lasciare un piccolo “più o meno”, perché conosco me stesso e soprattutto conosco la vita. 😄
Ma l’idea è questa: un appuntamento regolare nel quale raccogliere una parte delle cose accadute, qualche pensiero, qualche progetto e soprattutto quei dettagli quotidiani che rischieremmo altrimenti di dimenticare.
Nel nostro famoso Parcheggio dei Pensieri ce ne sono già parecchi in attesa del loro turno.
Non li tirerò fuori tutti insieme.
Alcuni devono ancora maturare.
Proprio come il basilico.
Grazie, come sempre, per essere arrivati fino in fondo.
Un abbraccio da parte mia e di Massimiliano Deliso.
A presto — anzi, se tutto va secondo i programmi, fra quindici giorni. 🌿
Renzo Samaritani Schneider
Massimiliano Deliso
Il Diario del Basilico continua a essere una piccola newsletter tra amici e persone che seguono con affetto i nostri progetti. Se conoscete qualcuno al quale pensate possa fare piacere riceverla, chiedetegli prima se è d’accordo e poi comunicateci il suo indirizzo email.
Preferiamo crescere lentamente, con persone che desiderano davvero esserci.
Una foglia alla volta.