Ferragosto aveva steso sulla città un velo lento, quasi liquido. Sul terrazzo di Renzo, sotto un grande ombrellone color sabbia, quattro figure sedevano attorno a un tavolo apparecchiato con cura: Renzo, Massimilian, Carmelina e l’anziano, che di anni ne aveva quasi novanta e li portava come medaglie di guerra.
Il pranzo profumava di estate: pomodori, mozzarella, pane croccante, olio buono. E al centro, come un piccolo re verde, una pianta di basilico dalle foglie lucide, orgoglio del balcone.
1. Il vecchio che sputa sentenze
«Il mondo moderno è una rovina,» dichiarò l’anziano, senza nemmeno guardare il piatto. «Ai miei tempi c’era rispetto, c’era silenzio, c’era misura. Adesso? Tutti di corsa, tutti distratti, tutti schiavi di quelle… cose luminose.»
Indicò lo smartphone di Renzo come se fosse un insetto velenoso.
Renzo sospirò. Massimilian si passò una mano tra i capelli. Carmelina sorrise con quella pazienza che solo certe donne conservano.
«Ma dai,» provò Renzo, «non tutto è da buttare. La medicina, la tecnologia, la possibilità di parlare con chi è lontano…»
«Sciocchezze,» ribatté l’anziano. «La modernità è un trucco. Una patina. Una finta comodità.»
2. Il basilico ascolta, inquieto
Il basilico, che fino a quel momento aveva sopportato la scena con dignità vegetale, iniziò a fremere. Le sue foglie tremarono leggermente, come se un vento invisibile le attraversasse.
Non era indignazione. Era inquietudine.
Perché nessuno, proprio nessuno, stava godendo del pranzo che lui aveva profumato con tanta dedizione. E soprattutto, nessuno stava guardando lui: il protagonista verde, la star silenziosa del desco ferragostano.
3. Il basilico prende parola
All’improvviso, una foglia si mosse più delle altre. Poi un’altra. Poi un’altra ancora.
E con una voce che sembrava venire da un luogo fresco e aromatico, il basilico parlò:
«Scusate, ma… posso dire una cosa?»
I quattro si immobilizzarono. Carmelina spalancò gli occhi. Massimilian lasciò cadere la forchetta. Renzo si guardò attorno, convinto che fosse uno scherzo. L’anziano, per la prima volta, tacque.
«Io vi ascolto da un po’,» continuò il basilico. «E vi dico la verità: mi state rovinando il pranzo.»
Silenzio.
«Siete qui, sotto un ombrellone, con il sole che scalda ma non brucia, con un pasto che profuma di estate, con foglie che ho prodotto con fatica e orgoglio… e invece di gustare tutto questo, vi perdete in lamentele.»
Il basilico sospirò, se una pianta può sospirare.
«Il mondo moderno, il mondo antico… che importa? Epicuro diceva una cosa semplice: godete del momento. E voi lo state ignorando.»
4. La tavolata si risveglia
Renzo scoppiò a ridere. Massimilian si asciugò una lacrima di stupore. Carmelina annuì, come se quella voce verde avesse detto ciò che lei pensava da tempo.
L’anziano guardò il basilico con un rispetto nuovo.
«Forse… forse hai ragione tu,» mormorò. «Forse dovrei smettere di giudicare tutto.»
Il basilico, soddisfatto, inclinò le foglie come un inchino.
5. Il pranzo ritrovato
E così, finalmente, i quattro iniziarono a mangiare. Il basilico sentì le sue foglie staccarsi una a una, ma non provò dolore: provò orgoglio.
Perché quel giorno, sotto l’ombrellone ferragostano, non aveva solo profumato il pranzo. Aveva riportato gli umani alla tavola, alla presenza, al gusto del momento.
E mentre il sole calava lento, il basilico pensò:
«Non serve cambiare il mondo. Basta cambiare lo sguardo.»
— Giuseppe