Gauranga Sundara Prabhu: Oltre la luce: perché la Bhagavad Gita non si ferma al “tutto è uno”



C’è una frase che negli ultimi anni è diventata quasi un mantra della spiritualità moderna:
“Tutto è uno”.

È una frase affascinante, rassicurante, apparentemente profonda.
Ma è davvero il punto di arrivo del cammino spirituale?

Durante l’incontro settimanale dedicato alla Bhagavad Gita, guidato da un insegnante della tradizione Bhakti, Gauranga Sundara Prabhu, è emersa una prospettiva molto diversa, e per certi versi sorprendente.

Secondo questo insegnamento, ciò che molti considerano il traguardo – la fusione con il tutto, con la luce, con l’assoluto – non è il punto finale.

È solo una tappa.


🧘‍♂️ Oltre il Brahman

La filosofia vedica descrive il Brahman come una realtà spirituale, eterna, priva di forma.
È ciò che molti cercano quando parlano di “illuminazione”.

Ma la Bhagavad Gita va oltre.

Insegna che il Brahman non è l’ultima verità, bensì una manifestazione della realtà suprema: Krishna, il divino personale.

Un concetto che può sembrare distante, ma che in realtà tocca un punto profondamente umano:
la differenza tra esistere… e amare.


❤️ Relazione, non dissoluzione

Se tutto si riduce a una fusione indistinta, cosa resta dell’individuo?
Cosa resta dell’amore?

La tradizione della Bhakti propone una visione radicale:
la realizzazione spirituale non è dissolversi, ma entrare in relazione.

Una relazione viva, personale, con il divino.

Un’idea che, sotto certi aspetti, richiama anche la tradizione cristiana, dove Dio non è solo una forza, ma una presenza con cui entrare in dialogo.


🕉️ Il tempo in cui viviamo

Ma come arrivarci?

Qui l’insegnamento diventa estremamente concreto.

Secondo la Bhagavad Gita, viviamo nel Kali Yuga, un’epoca caratterizzata da distrazione, instabilità, difficoltà interiori. In un tempo così complesso, le pratiche spirituali più rigorose del passato diventano quasi impraticabili.

E allora cosa resta?

Una risposta semplice, ma potente:

👉 il canto dei santi nomi

Hare Krishna Hare Krishna
Krishna Krishna Hare Hare
Hare Rama Hare Rama
Rama Rama Hare Hare

Non come rituale meccanico, ma come pratica viva, quotidiana, capace di trasformare la coscienza.


🔥 Senza impegno non c’è trasformazione

Uno degli aspetti più diretti emersi durante l’incontro è stato questo:

la spiritualità non è un’idea… è una disciplina.

Non basta comprendere.
Non basta leggere.
Non basta “sentire”.

Serve impegno.

Nel percorso della Bhakti, anche scelte concrete come l’alimentazione vegetariana diventano parte del cammino, perché riflettono un principio fondamentale: il rispetto per ogni forma di vita.


🌿 Chi siamo davvero?

Forse il punto più rivoluzionario è questo:

noi non siamo ciò che crediamo di essere.

Non siamo il nostro ruolo.
Non siamo il nostro nome.
Non siamo la nostra storia.

Secondo la Bhagavad Gita, siamo atma: esseri spirituali, eterni, in viaggio.

E tutta la vita diventa allora una preparazione…
non alla fine, ma al passaggio.


🌙 Conclusione

In un mondo che invita continuamente a disperdersi, questo insegnamento riporta a qualcosa di essenziale:

ricordare.

Ricordare chi siamo.
Ricordare ciò che conta.
Ricordare il divino.

Perché, come insegna la Bhagavad Gita,
non è ciò che sappiamo a salvarci…

👉 ma ciò che pratichiamo ogni giorno.



Ramananda Das (Renzo Samaritani Schneider) aspirante discepolo di Gauranga Sundara Prabhu




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