L’Ora Felice del 18 marzo: storie di donne, memoria e radici che restano

 


🌸 L’Ora Felice del 18 marzo: storie di donne, memoria e radici che restano

TRANI – Non è stata una semplice trasmissione radiofonica.
La puntata del 18 marzo de “L’Ora Felice”, condotta da Massimiliano Deliso su kRadio Nazionale, si è trasformata in un viaggio intimo e collettivo dentro ciò che le donne lasciano in noi: tracce, insegnamenti, ferite, forza.

Il tema – “Le donne che ci hanno insegnato qualcosa” – avrebbe potuto scivolare facilmente nella retorica.
E invece è accaduto il contrario: la serata ha preso la forma di un racconto vivo, fatto di memoria, esperienza e verità.

🎙 Una radio che diventa spazio umano

Fin dai primi minuti, la diretta si è configurata come uno spazio autentico di condivisione.
Accanto al conduttore Massimiliano Deliso, la presenza della giornalista e co-conduttrice Carmelina Rotundo Auro ha dato profondità e calore al dialogo, mentre gli interventi di Maria Patrizia Calabrese e Renzo Samaritani Schneider hanno completato un quadro umano ricco e sfaccettato.

Non una scaletta rigida, ma un flusso naturale.
Non una trasmissione costruita, ma una conversazione vera.

🌿 Massimiliano Deliso: le maestre che restano

In una scelta tutt’altro che scontata, Massimiliano Deliso ha deciso di non parlare della propria madre, evitando la via più immediata e scegliendo invece di raccontare quattro figure femminili che hanno segnato la sua crescita: le sue insegnanti.

Un racconto fatto di dettagli vivissimi, quasi cinematografici.

Dalla maestra delle elementari, percepita come una seconda madre, capace di creare un ambiente accogliente e affettivo, fino alla professoressa di matematica, dinamica e coinvolgente, che riusciva a catturare l’attenzione degli studenti anche con racconti apparentemente lontani dalla materia.

Indimenticabile l’aneddoto della tabellina del nove insegnata con le dita, un piccolo gesto didattico che diventa simbolo di ciò che resta per sempre.

E poi ancora la professoressa di francese, con la sua personalità eccentrica, capace di trasformare anche la disciplina in un’esperienza viva, e l’insegnante di disegno geometrico, giovane e vicina agli studenti, capace di unire competenza e umanità.

Il messaggio che emerge è chiaro:
le donne che ci insegnano qualcosa non sono sempre quelle più ovvie, ma quelle che, nel quotidiano, lasciano segni invisibili ma duraturi.



💫 Carmelina Rotundo Auro: una madre, una radice, una direzione

Se l’intervento di Deliso è stato un viaggio nella memoria scolastica, quello di Carmelina Rotundo Auro si è trasformato in un racconto di vita profondo e stratificato.

Al centro, la figura della madre: una donna giovane, proveniente da un piccolo paese della Calabria, catapultata in una vita fatta di sacrifici, trasferimenti, adattamenti continui.

Una donna che non ha avuto tutto, ma che ha dato tutto.

Dal matrimonio precoce, ai continui spostamenti legati al lavoro del marito, fino alla gestione della famiglia, emerge il ritratto di una generazione di donne silenziose ma fondamentali.

Eppure, il cuore del racconto è un insegnamento preciso:

👉 l’indipendenza.

Pur non avendola vissuta pienamente, la madre di Carmelina ha trasmesso alla figlia il desiderio di essere libera, autonoma, capace di costruire la propria strada.

Un’eredità invisibile ma potentissima.

Il racconto si arricchisce di dettagli sensoriali – la Perugia degli anni ’60, il profumo del cioccolato, le lettere scritte a mano, le poesie lette dal cassetto – creando un affresco vivido e profondamente umano.



🌼 Maria Patrizia Calabrese: presenza, affetto e crescita

L’intervento di Maria Patrizia Calabrese ha portato un’altra sfumatura: quella della presenza materna come scelta consapevole.

Segnata da un’infanzia in cui aveva vissuto la lontananza dalla propria madre, ha raccontato come questa esperienza abbia influenzato il suo modo di essere madre: una presenza costante, attenta, affettiva.

Accanto a questo, il ricordo della maestra delle elementari, che l’ha aiutata a superare una timidezza profonda, incoraggiandola a esprimersi, a leggere, a uscire da sé stessa.

Un esempio concreto di come una donna, anche in un contesto educativo, possa cambiare il corso emotivo di una vita.



🔥 Renzo Samaritani Schneider: la verità come eredità

Tra i momenti più intensi della serata, l’intervento di Renzo Samaritani Schneider.

Breve, essenziale, ma profondamente incisivo.

Al centro, la figura della madre, la scrittrice Helga Schneider, raccontata non tanto come autrice, ma come presenza umana.

Un rapporto complesso, segnato da distanze e silenzi lunghi anche decenni, ma capace nel tempo di trasformarsi.

L’insegnamento ricevuto non è semplice, né consolatorio:

👉 il valore della verità.

Non la verità comoda, ma quella che mette a disagio, che obbliga a guardare dentro la storia, dentro la famiglia, dentro sé stessi.

E soprattutto, una riflessione che attraversa tutta la puntata:

👉 la memoria non è solo ricordare,
👉 è assumersi la responsabilità di ciò che è stato.

Un pensiero che eleva il racconto personale a dimensione universale.

🌳 Un filo invisibile: radici, sradicamento, memoria

Nel corso della serata è emerso, quasi spontaneamente, un tema parallelo e profondissimo: quello delle radici.

Attraverso una digressione sugli alberi secolari e sul loro sradicamento, il discorso si è ampliato fino a includere le persone, gli affetti, le abitudini.

Come gli alberi, anche gli esseri umani fanno fatica a sopravvivere quando vengono strappati dal proprio contesto.

E così, il tema delle donne si è intrecciato con quello della memoria, della continuità, della fragilità e della resistenza.

🎧 Una trasmissione che lascia traccia

“L’Ora Felice” si conferma come qualcosa di più di una semplice diretta:
è uno spazio in cui le storie trovano voce, e la voce diventa memoria condivisa.

Una radio che non intrattiene soltanto, ma costruisce significato.


🔗 Riascolta la puntata

La registrazione completa è disponibile da oggi online:

👉 https://soundcloud.com/yoganetwork/lora-felice-18-marzo-ore-21


In un tempo veloce e spesso superficiale, serate come questa ricordano una verità semplice:

le persone che incontriamo – e soprattutto le donne che ci formano –
non passano mai davvero.

Restano.
Dentro di noi, come una voce che continua a insegnare.

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