• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva

Trecento metri – Lettera aperta al sindaco Marco Galiano da una serata alla quale avrei voluto esserci

Caro Marco, questa sera eravamo, più o meno, a trecento metri di distanza. Tu eri a LaCarvella, in via Mausoleo, insieme ad Antonio Russo Galante, agli artisti, agli amici dell’associazione, alle persone che hanno partecipato alla serata conclusiva della mostra collettiva. Io ero a casa. E quando, qualche ora più tardi, ho visto arrivare le fotografie della serata, confesso che mi si è stretto il cuore. Perché avrei voluto esserci. Davvero. Antonio mi aveva invitato con grande affetto e, sapendo che saresti stato presente anche tu, mi aveva incoraggiato ancora di più ad andare. Sarebbe stata probabilmente l’occasione ideale per stringerti la mano e scambiare finalmente con te quelle due chiacchiere che desidero fare da tempo. Non in mezzo a cento o duecento persone, non durante una grande manifestazione nella quale inevitabilmente tutti cercano il sindaco e il tempo diventa pochissimo. Questa sera l’atmosfera, almeno da ciò che raccontano le fotografie, sembrava diversa: raccolta, umana, quasi familiare. Avrei potuto percorrere quei trecento metri. E invece sono rimasto a casa. Qualche giorno fa il mio corpo mi ha mandato un segnale molto chiaro. Mi sono sentito male e ho capito che, semplicemente, stavo tirando troppo la corda. Io e Massimiliano lavoriamo da casa, siamo freelance, e per noi spesso non esistono davvero il sabato o la domenica. Ci sono giornate in cui il computer si accende al mattino e si spegne quando ormai fuori è buio. A questo negli ultimi mesi si sono aggiunti tanti impegni culturali, associativi, editoriali, incontri, progetti. A un certo punto ho capito che dovevo rallentare. E così questa domenica abbiamo lavorato anche parecchio, ma la sera abbiamo deciso che sarebbe finita lì. Basta lavoro, basta impegni, basta tutto. Una pizza, una Coca-Cola Zero, un film e noi due a casa. Una cosa normalissima. Eppure necessaria. Avrei potuto fare un’eccezione. Avrei potuto pensare: “Il sindaco è a trecento metri da casa, Antonio ci tiene tanto, questa occasione non ricapiterà facilmente”. Sarebbe stato facilissimo convincermi. Ma forse sarebbe stato anche tradire quella promessa che, qualche giorno prima, avevo fatto a me stesso: ascoltare un po’ di più i miei limiti. Questo non impedisce che, guardando adesso le fotografie, io provi dispiacere. E allora voglio almeno trasformare quel dispiacere in qualcosa di positivo. Prima di tutto voglio ringraziarti. Grazie, Marco, per essere stato questa sera a LaCarvella. Sei sindaco di Trani da pochissimo tempo e so bene quanti appuntamenti, problemi, incontri e responsabilità debbano riempire le giornate di un sindaco appena insediato. Per questo considero importante che tu abbia scelto di dedicare una parte della tua domenica a una realtà culturale come quella costruita da Antonio Russo Galante e dalle persone che lavorano insieme a lui. Antonio è una persona alla quale voglio sinceramente bene e che stimo molto. Attorno a LaCarvella sta facendo qualcosa che considero prezioso per questa città: creare occasioni di incontro, dare spazio all’arte, far lavorare insieme persone diverse, aprire una porta e dire alla città: “Qui possiamo ancora fare cultura”. E Trani, permettimi di dirlo, ha disperatamente bisogno di cultura. Ne ha bisogno non come ornamento, non come qualcosa da aggiungere quando tutto il resto è sistemato. La cultura è una delle cose attraverso le quali una comunità capisce chi è. È memoria. È identità. È capacità di non dimenticare le persone, le storie, le ferite, le esperienze che hanno costruito un territorio. Ed è proprio di questo che, prima o poi, vorrei parlarti. Vorrei parlarti di memoria. Vorrei parlarti del progetto Oltre la memoria – le vittime invisibili, di ciò che abbiamo cercato di costruire in questi anni e di ciò che, con forme nuove, potrebbe ancora essere costruito. Vorrei parlarti dell’importanza di custodire la memoria anche quando riguarda persone, vicende e sofferenze che rischiano di non trovare spazio nei grandi racconti ufficiali. Vorrei parlarti di cultura a Trani, ma soprattutto di come le diverse realtà culturali della città potrebbero dialogare di più fra loro. Antonio Russo Galante, per esempio, mi ha già manifestato il desiderio di costruire una collaborazione, una sorta di ponte fra LaCarvella e la realtà culturale che rappresento. Ed è proprio questa idea di ponti che mi interessa. Non piccoli mondi chiusi ciascuno nella propria stanza, ma associazioni, cittadini, amministrazione, artisti, operatori culturali che imparano a riconoscersi e, quando possibile, a lavorare insieme. Questa sera avrei voluto raccontarti almeno una piccola parte di tutto questo. Non l’ho fatto. Allora provo a stringerti la mano attraverso queste righe. Marco, quando nelle prossime settimane avrai qualche minuto, contattami. Non ti chiedo una riunione interminabile, né protocolli, né cerimonie. Vorrei semplicemente sederci per qualche minuto e parlare. Di Trani. Di memoria. Di cultura. Delle cose che sono già state fatte e di quelle che, forse, potremmo ancora immaginare. E intanto grazie ancora per essere stato questa sera accanto ad Antonio Russo Galante e a LaCarvella. Guardando quelle fotografie, per qualche minuto ho provato a immaginare di esserci stato anch’io. Questa sera ci separavano appena trecento metri. La prossima volta, spero, quei trecento metri riusciremo a percorrerli. Renzo Samaritani Schneider

Uploaded Image