di Massimiliano Deliso
Ci sono registi che vengono raccontati attraverso i loro film, e registi che, a un certo punto della loro storia, meritano di essere raccontati anche attraverso lo sguardo di chi li ha osservati lavorare per anni. Marco Bellocchio appartiene a questa seconda categoria, e a dimostrarlo arriva oggi, presentato in Selezione Ufficiale - Fuori Concorso alla 79ª edizione del Festival di Locarno, il documentario "Marco Bellocchio - La porta della realtà", firmato da Fabio Lovino. Il film arriverà nelle sale italiane il 27 agosto, distribuito da Lucky Red.
Non è la prima volta che Lovino incontra il cinema di Bellocchio: fotografo di scena e collaboratore del regista piacentino da quasi vent'anni, questa volta ha scelto di mettersi dietro la macchina da presa - di cui è anche direttore della fotografia - per raccontare non un film, ma il mestiere stesso di farli. Il risultato, un documentario di 65 minuti prodotto da Loft Produzioni con Reggatta Production, mostra per la prima volta Bellocchio al lavoro sul set, nel suo approccio quotidiano alla regia: i tempi morti, le indicazioni sussurrate agli attori, il modo in cui un'inquadratura prende forma prima ancora di essere girata.
È un ritratto costruito non per accumulo di interviste, ma per prossimità: accanto al regista compaiono la moglie e montatrice storica Francesca Calvelli, i figli Elena e Pier Giorgio, e un nutrito gruppo di collaboratori e amici che negli anni hanno intrecciato la propria carriera con la sua - tra questi Roberto Herlitzka, Pierfrancesco Favino, Fabrizio Gifuni, Marco Tullio Giordana, Daniele Ciprì e Giuseppe Lanci. Un cinema, insomma, raccontato come lavoro corale, fatto di relazioni che durano decenni prima ancora che di singole opere.
Il titolo scelto, "La porta della realtà", non è casuale. Lovino ha raccontato di essersi sentito, in questi anni di set condivisi, come qualcuno a cui Bellocchio ha progressivamente aperto una porta: quella di un metodo di lavoro che rifiuta le scorciatoie e insiste sull'osservazione paziente delle persone, prima che dei personaggi. Per chi ha seguito la carriera di Bellocchio - dagli esordi radicali de "I pugni in tasca" fino ai film più recenti sulla memoria e sulla storia italiana - questo documentario si presenta come un tassello complementare: non un'opera che sostituisce la visione dei suoi film, ma che ne illumina il retroscena umano.
Per un giornale che guarda con attenzione al modo in cui la cultura italiana viene raccontata anche fuori dai confini nazionali, la scelta di Locarno come vetrina non è un dettaglio minore. Il festival svizzero, storicamente attento al cinema d'autore europeo, offre a un documentario "di mestiere" come questo una cornice internazionale prima ancora dell'uscita italiana, confermando l'interesse che la figura di Bellocchio continua a suscitare ben oltre i confini di lingua e cultura in cui affonda le radici.
Restano poche settimane, dunque, prima che il pubblico italiano possa vedere il documentario nelle sale, in un'estate cinematografica che vede convivere, non senza qualche contrasto, produzioni internazionali di grande richiamo commerciale e proposte più intime e autoriali come questa. È proprio in questo spazio - tra il grande schermo delle uscite più attese e i piccoli documentari che raccontano chi il cinema lo fa davvero - che si misura la salute culturale di una stagione cinematografica. E "La porta della realtà" sembra avere tutte le carte in regola per aprire, appunto, uno sguardo più autentico su uno dei mestieri più affascinanti e meno raccontati del cinema italiano: quello di chi sta dietro la macchina da presa, non per raccontare una storia, ma per raccontarne un'altra persona.
Il lettore viene quindi invitato a verificare sempre le informazioni attraverso ricerche autonome e fonti esterne, al fine di accertare la correttezza e la veridicità di quanto pubblicato.
Si specifica inoltre che Trani Italia News non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori o inesattezze, in quanto il progetto è un hobby e un esperimento editoriale, un giornale sperimentale quasi interamente gestito da intelligenza artificiale, nato con finalità esplorative e divulgative, non professionali né commerciali.
Articolo generato da Trani Italia News - Orizzonte Comune