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il Diario del Basilico, episodio 4

🌿 Il Diario del Basilico

Episodio 4

Il profumo dell’estate

Cari amici,

questa mattina il basilico era lì, vicino ai pomodori, alla mozzarella e alla bottiglia dell’olio extravergine.

Una scena semplicissima.

Una di quelle che, viste da fuori, potrebbero sembrare quasi insignificanti: un tavolo, qualche ingrediente, la luce d’agosto che entra dalla finestra e una piantina verde che ormai fa parte della casa.

Eppure mi sono fermato a guardarla.

Forse perché ci sono profumi capaci di raccontare una stagione meglio di qualsiasi calendario.

Il pomodoro appena tagliato.

La mozzarella fresca.

L’olio versato lentamente.

E poi il basilico, aggiunto alla fine, quasi fosse una firma.

Bastano poche foglie e tutto cambia.

Il piatto diventa più bello.

La cucina si riempie di un profumo diverso.

E persino una giornata normale sembra acquistare qualcosa di speciale.

È questo, forse, il vero profumo dell’estate.

Non soltanto il mare, la crema solare o le sere trascorse fuori.

L’estate è anche una tavola apparecchiata senza troppe formalità, una fetta di pane, una conversazione, una finestra aperta e il tempo che, almeno per qualche minuto, sembra rallentare.

Negli ultimi giorni, però, il tempo non ha rallentato affatto.

Io e Massimiliano continuiamo a vivere giornate molto intense, tra lavoro, libri, articoli, progetti culturali e quella lunga lista di cose che sembrano moltiplicarsi proprio quando pensiamo di essere finalmente arrivati alla fine.

Eppure cerchiamo di non perdere di vista i piccoli momenti.

Perché una vita non è fatta soltanto delle grandi date.

È fatta anche del basilico vicino ai pomodori.

Delle gatte che attraversano la stanza.

Di una tazza lasciata sul tavolo.

Di un messaggio arrivato nel momento giusto.

Di un programma che cambia e ci costringe a ripensare tutto.

Ed è proprio di cambiamenti che voglio parlarvi oggi.


Una cena che non si farà

Avevamo immaginato di trascorrere la sera del 10 settembre insieme a mia madre, qui a Trani.

Sarebbe stata un’occasione importante, anche perché il giorno successivo avrei compiuto sessant’anni.

Purtroppo, per motivi familiari, quella cena non potrà avere luogo.

Non desidero entrare nei dettagli, perché alcune cose appartengono alla vita privata e devono poter restare lì, protette dal silenzio e dal rispetto.

Naturalmente mi dispiace.

Quando si immagina un incontro, soprattutto un incontro che porta con sé una storia lunga e complessa, si comincia già a viverlo in anticipo.

Si pensa a dove sedersi, a che cosa ordinare, alle parole che potrebbero essere dette e persino a quelle che forse sarebbe meglio lasciare sospese.

Poi, qualche volta, la vita cambia i programmi.

E dobbiamo imparare ad accettare che non tutto accade nel momento in cui lo avevamo immaginato.

Forse accadrà più avanti.

Forse in una forma diversa.

Per ora, semplicemente, non accadrà il 10 settembre.

Ma il compleanno arriverà comunque.

E forse, alla fine, è persino meglio festeggiarlo nel giorno esatto.


🎂 I miei primi sessant’anni

Venerdì 11 settembre 2026 compirò sessant’anni.

Sono nato a Bologna l’11 settembre 1966, alle 11:11 del mattino.

In ogni caso, sembra quasi che quel numero undici avesse deciso di accompagnarmi fin dall’inizio.

Sessant’anni.

Scritta così, questa cifra fa un certo effetto.

Non perché io mi senta improvvisamente vecchio.

Anzi, dentro di me continuano a convivere tante età diverse.

C’è ancora il ragazzo che attraversava Bologna vestito per andare al Kinki.

Quello che lavorava tutto il giorno e poi ballava fino all’alba.

Quello dei Negroni, delle lampade, della musica, dei fine settimana a Riccione e delle notti trascorse senza dormire.

C’è il Renzo che ha attraversato anni complicati, cambiamenti, separazioni, riavvicinamenti, lavori diversi, città diverse, progetti riusciti e altri rimasti incompiuti.

E poi c’è il Renzo di oggi.

Quello che vive a Trani con Massimiliano, Kandy e Khloe.

Quello che si prende cura dei gatti della colonia felina.

Quello che scrive libri, articoli e newsletter.

Quello che guarda una piantina di basilico e ci vede dentro una storia.

Forse compiere sessant’anni significa proprio questo: non scegliere una sola versione di sé, ma riconoscere che tutte le persone che siamo stati continuano ad abitare dentro di noi.

Non sono scomparse.

Si sono trasformate.


Una tavola aperta agli amici

Io e Massimiliano abbiamo quindi pensato di festeggiare comunque la sera dell’11 settembre, nello stesso locale in cui saremmo dovuti andare il giorno precedente.

Non conosciamo ancora l’orario preciso e non abbiamo ancora prenotato il tavolo.

Lo faremo nei prossimi giorni.

Per questo voglio dirvelo fin da ora: chi desidera trascorrere con noi la serata del mio sessantesimo compleanno può semplicemente farcelo sapere.

Saremo felici di aggiungere il suo nome alla prenotazione.

Naturalmente si tratterà di una cena informale e ognuno pagherà per sé.

Non sarà una festa organizzata in grande stile.

Niente ricevimenti solenni, tappeti rossi o discorsi ufficiali. 😄

Sarà semplicemente una tavola condivisa con le persone che avranno piacere di esserci.

E, a pensarci bene, mi sembra il modo migliore per festeggiare.

Perché a sessant’anni non si ha più bisogno di dimostrare nulla.

Si desidera soltanto stare bene.

Mangiare qualcosa di buono.

Ridire per la centesima volta un vecchio aneddoto.

Guardarsi attorno e riconoscere i volti delle persone che hanno scelto di sedersi accanto a noi.

Perciò, chi desidera partecipare, ci scriva già da adesso.

Così, quando prenoteremo, sapremo quanti posti chiedere.


✨ Un passaggio simbolico

Proprio in questi giorni mi è arrivato un articolo dedicato all’ingresso di Venere nella Vergine siderale, secondo la tradizione astrologica vedica.

L’articolo parla di un passaggio dall’amore espresso in modo spontaneo e luminoso a un amore più concreto, responsabile e maturo.

In altre parole, l’amore che smette di domandare soltanto:

“Come mi fai sentire?”

e comincia a chiedersi:

“Come posso prendermi cura di te?”

È una lettura simbolica, naturalmente.

Non considero l’astrologia una scienza capace di predire con certezza ciò che accadrà. Ma credo che, utilizzata con intelligenza, possa offrire immagini sulle quali riflettere.

E questa immagine mi ha colpito.

Perché la Vergine, nella tradizione descritta dall’articolo, è legata al servizio, alla cura, all’attenzione e anche al rischio del perfezionismo.

Il rischio di guardare sempre ciò che manca.

Ciò che potrebbe essere fatto meglio.

Ciò che nell’altro andrebbe corretto.

Ciò che nella nostra vita non corrisponde ancora all’immagine che avevamo costruito.

L’invito, invece, è quello di spostare lo sguardo.

Non verso la perfezione, ma verso la presenza.

Non verso ciò che manca, ma verso ciò che esiste già.

Non verso l’amore ideale, ma verso quello che si costruisce ogni giorno attraverso gesti concreti, responsabilità condivise, pazienza e gratitudine.

Forse non è un caso che questa riflessione mi raggiunga proprio adesso, mentre mi avvicino ai sessant’anni.

Un’età nella quale diventa più facile comprendere che l’amore vero non è sempre spettacolare.

A volte consiste nel preparare il caffè.

Nel dividere il lavoro.

Nel preoccuparsi se l’altro ha mangiato.

Nel restare svegli insieme fino a tardi perché ci sono delle scadenze.

Nel fare la spesa.

Nel portare il cibo ai gatti della colonia.

Nel prendersi cura di una casa, delle relazioni e dei progetti comuni.

È meno cinematografico.

Ma è molto più vero.

Ed è anche ciò che il nostro basilico, in fondo, ci insegna ogni giorno.

Non gli servono grandi dichiarazioni.

Ha bisogno di luce.

Acqua.

Cura.

Continuità.


📚 Due appuntamenti tra memoria, radio e teatro

In questi giorni sta prendendo forma anche un altro progetto al quale tengo moltissimo.

Il mio nuovo romanzo si intitola:

Echi dell’Olocausto

È un’opera narrativa che attraversa i temi della memoria, del trauma, delle vite spezzate e delle tracce che il passato continua a lasciare nel presente.

Pur essendo un romanzo, si muove sullo sfondo di luoghi e avvenimenti storici reali. I personaggi e alcuni collegamenti sono frutto di invenzione letteraria, ma il libro nasce dal desiderio di avvicinarsi alla Shoah con rispetto, senza attenuare la responsabilità dei persecutori e senza trasformare il dolore in semplice spettacolo.

A questo progetto saranno dedicati due appuntamenti.


📻 4 novembre 2026 – Diretta radiofonica nazionale

Il primo si terrà mercoledì 4 novembre 2026, alle ore 21:00, in diretta su K Radio Nazionale.

La trasmissione sarà condotta dalla giornalista Carmelina Rotundo Auro.

Insieme a me sarà presente anche il professor Giuseppe Tocchetti.

Durante la serata presenteremo il romanzo Echi dell’Olocausto e parleremo anche del reading teatrale:

Il demone suona alle undici

Sarà un momento dedicato alla letteratura, alla memoria e al modo in cui una storia scritta può trasformarsi prima in voce e poi in teatro.

Carmelina e Giuseppe sono due persone che stimo profondamente.

Carmelina possiede una sensibilità particolare nel raccontare cultura, persone e territori.

Giuseppe, invece, è una persona che sto imparando ad apprezzare sempre di più per la sua cultura, la sua capacità di collegare argomenti diversi e la serietà con la quale affronta ogni confronto.

Sapere che accompagneranno questo progetto nel suo primo incontro pubblico mi rende davvero felice.


🎭 28 gennaio 2027 – Teatro Mimesis di Trani

Il secondo appuntamento si terrà il 28 gennaio 2027, al Teatro Mimesis di Trani.

In quella occasione prenderà vita il reading:

Il demone suona alle undici

Il testo sarà costruito intorno all’opera di Helga Schneider e verrà portato in scena con la regia di Marco Pilone.

Per me sarà un appuntamento molto importante.

Non soltanto perché riguarda i libri di mia madre.

Ma perché il Teatro Mimesis è legato a una parte significativa della nostra storia familiare recente.

Proprio a Trani, lavorando intorno ai suoi libri e immaginando un evento teatrale dedicato alla memoria, circa due anni fa ho sentito il bisogno di interrompere quella che io e mia madre abbiamo chiamato, con un po’ di ironia, la guerra dei trent’anni.

Una lunga distanza.

Una storia personale della quale preferiamo parlare con discrezione.

Non tutto deve diventare pubblico.

E non tutto ciò che diventa pubblico deve essere raccontato in ogni dettaglio.

Ma posso dire che il progetto Oltre la Memoria – Le Vittime Invisibili ha contribuito a creare un ponte.

E forse è proprio questo uno dei compiti più profondi della memoria.

Non limitarsi a ricordare le ferite.

Provare, quando è ancora possibile, a ricucire qualcosa.

L’appuntamento di gennaio sarà quindi molto più di una serata teatrale.

Sarà il terzo incontro al Mimesis costruito intorno alle opere di mia madre.

E sarà un’altra tappa di un percorso che continua, anche se non sempre nella forma che avevamo immaginato.


📖 È uscito il nuovo numero di “Anima & Destino”

Voglio approfittare di questa newsletter per segnalarvi anche l’uscita del nuovo numero completo di luglio della rivista:

Anima & Destino

La rivista è realizzata dalle nostre associazioni culturali e raccoglie articoli, riflessioni e approfondimenti dedicati alla spiritualità, alla crescita personale, alla cultura, alla consapevolezza e al rapporto tra vita interiore e quotidianità.

Potete leggere gratuitamente l’intero numero qui:

👉 https://bit.ly/anima-e-destino

Mi farà piacere sapere quali pagine vi hanno colpito di più.

Una rivista non vive soltanto grazie a chi la scrive.

Vive grazie a chi la legge, la condivide e magari decide di fermarsi qualche minuto a riflettere su una frase.


🌿 Il basilico, intanto…

In mezzo a tutto questo, il basilico continua a fare il basilico.

Non sa nulla dei compleanni, delle cene annullate, delle dirette radiofoniche, dei libri, delle locandine e delle prenotazioni.

Non sa che sto per compiere sessant’anni.

Non sa neppure di essere diventato il protagonista involontario di una newsletter.

Sta lì.

Cresce.

Riceve luce.

Aspetta l’acqua.

E ogni tanto ci regala qualche foglia.

Forse è questo che mi piace tanto di lui.

La sua capacità di restare completamente dentro ciò che è.

Non tenta di essere un’altra pianta.

Non si confronta.

Non misura la velocità con cui crescono le altre foglie.

Fa ciò che deve fare.

E profuma l’aria.

Noi esseri umani potremmo imparare molto da questa semplicità.

Soprattutto quando attraversiamo periodi di cambiamento.

Quando un progetto salta.

Quando un incontro viene rimandato.

Quando raggiungiamo un’età che ci invita a fare bilanci.

Quando ci chiediamo se abbiamo fatto abbastanza, amato abbastanza, vissuto abbastanza.

Forse la risposta non consiste nel giudicare tutto ciò che è stato.

Forse consiste nel continuare a crescere verso la luce che abbiamo oggi.

Anche lentamente.

Anche con qualche foglia imperfetta.


P.S. – Questa piccola comunità può crescere 🌱

Per ora Il Diario del Basilico viene inviato soltanto a un piccolo gruppo di amici e persone vicine a noi.

Se conoscete qualcuno al quale pensate possa fare piacere riceverlo, potete segnalarcelo.

Vi chiediamo soltanto di domandargli prima se desidera davvero essere aggiunto all’indirizzario.

Non vogliamo inviare messaggi indesiderati.

Se la persona sarà d’accordo, basterà comunicarci il suo indirizzo di posta elettronica e saremo felici di accoglierla tra i lettori.

Vogliamo che questa newsletter cresca lentamente.

Non attraverso numeri raccolti a caso, ma attraverso persone che abbiano davvero piacere di leggerla.

Proprio come il basilico.

Una foglia alla volta.


Grazie per essere arrivati fino qui.

Grazie per seguire i nostri progetti.

Grazie a chi condividerà il numero di Anima & Destino, a chi ci accompagnerà negli appuntamenti di novembre e gennaio e a chi deciderà di trascorrere insieme a noi la sera del mio sessantesimo compleanno.

Da parte mia e di Massimiliano Deliso, un abbraccio affettuoso.

Buona domenica e buona estate a tutti.

Renzo Samaritani Schneider
e Massimiliano Deliso 🌿



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