Strage di Bologna, il ricordo di Renzo Samaritani Schneider: «2 agosto 1980, il giorno in cui finì l’estate»
In occasione dell’anniversario della strage alla stazione di Bologna, riproponiamo il racconto commemorativo di Renzo Samaritani Schneider, oggi residente a Trani ma profondamente legato alla città della sua infanzia.
Il testo nasce da ricordi personali rimasti indelebili: quelli di un ragazzo che, il 2 agosto 1980, apprese insieme alla madre la notizia dell’esplosione e fece immediatamente ritorno in una Bologna sconvolta dalla tragedia.
Il racconto
Quell’anno non eravamo all’Isola d’Elba, come era nostra consuetudine. Non passeggiavamo lungo quelle stradine strette e bianche, così simili a quelle che oggi percorro a Trani, con il profumo del mare che ti avvolge e il mormorio dei gatti che si intreccia alle risate dei ragazzini.
Non ero con Cesare, il mio amico del cuore, quel primo innocente idillio d’infanzia fatto di giochi sotto travi di legno antico e del timore infantile degli scorpioni che comparivano improvvisamente nella vasca da bagno.
No, quell’anno io e la mamma eravamo altrove, sulla costa romagnola, tra Rimini, Riccione e Cesenatico, immersi nella tipica atmosfera balneare della Riviera Adriatica.
Era il 2 agosto 1980, una mattina di sole intenso e di caldo afoso. Una radio accesa in lontananza gracchiava musica, interrotta bruscamente da una voce grave e agitata.
Ricordo mia madre irrigidirsi improvvisamente, fermare il respiro, e poi quella frase che risuona ancora oggi nelle mie orecchie con una chiarezza spietata:
«Esplosione alla stazione di Bologna».
Un brivido ci attraversò, una scossa elettrica di terrore e incredulità. Senza parlare, senza pensare, ci guardammo e iniziammo immediatamente a raccogliere le nostre cose, frenetici e silenziosi.
Il viaggio di ritorno verso Bologna fu surreale, silenzioso, pesante. I chilometri di asfalto rovente sembravano dilatarsi all’infinito, mentre stringevo la mano di mia madre così forte da farle male. Lei, però, non si lamentava.
I nostri occhi si cercavano, disperati, colmi di una domanda senza risposta:
«Perché?»
Giunti in città, fummo accolti da un silenzio innaturale, spezzato soltanto da sirene lontane e voci concitate.
La nostra casa, fino a poche ore prima sicuro rifugio affacciato sulla stazione centrale, portava già le cicatrici della tragedia. I vetri delle finestre erano esplosi e i frammenti brillavano sinistramente sul pavimento, riflettendo una luce cruda e accecante.
Ma furono gli odori a colpirci per primi: odore di polvere, di bruciato, un sentore acre che invadeva l’aria, penetrava nelle narici e si aggrappava alla pelle.
E poi quella sensazione palpabile, tangibile, di angoscia, dolore e impotenza che aleggiava nelle strade, negli sguardi delle persone, nelle mani tremanti di chi si aggirava smarrito.
Le immagini strazianti che scorrevano alla televisione ci travolgevano con tutta la loro brutale realtà: i volti attoniti dei soccorritori, i corpi coperti da lenzuola improvvisate, i pianti disperati.
E ancora, ossessivamente, quel «Perché?» che rimbalzava nei nostri cuori.
Quel giorno, il 2 agosto 1980, alle ore 10:25, l’estate finì davvero.
Finì con lo scoppio devastante di una bomba. Finì con l’innocenza perduta. Finì con la consapevolezza crudele della fragilità della vita.
Da quel giorno nulla fu più come prima.
Viale Pietramellara, dove avevamo vissuto, diventò Galleria 2 Agosto 1980: un monito eterno di dolore e memoria. È lì che ancora oggi vive mia madre, affacciata su quel luogo segnato per sempre dalla storia.
Oggi, a distanza di tanti anni, continuo a chiedermi il perché. Continuo a ricordare quel giorno con il cuore stretto dalla stessa angoscia, dallo stesso orrore, dalla stessa domanda disperata che da allora accompagna tutti noi italiani, figli di quel giorno d’estate in cui l’innocenza andò perduta per sempre.
Renzo Samaritani Schneider
Associazione culturale Oltre la Memoria – Orizzonte Comune
Trani, 2 agosto 2026
Articolo originale
Il racconto è stato pubblicato originariamente da Il Giornale di Trani ed è disponibile a questo indirizzo.
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