Da Trani il 24 giugno L'ora Felice di K Radio ha trasformato i ricordi sugli animali in un patrimonio di umanità

 


Quando le storie diventano comunità

L'ora Felice di K Radio trasforma i ricordi sugli animali in un patrimonio di umanità

TRANI – C'è un modo di fare radio che non rincorre lo scoop, non cerca lo scontro e non misura il successo in base al numero di visualizzazioni. È un modo più lento, forse antico, ma proprio per questo sorprendentemente attuale: mettere le persone nelle condizioni di raccontarsi.

È quanto è accaduto mercoledì 24 giugno durante una nuova puntata de "L'Ora Felice", la trasmissione di K Radio Nazionale, promossa dalle associazioni culturali Orizzonte Comune e TerraMareNexus, che ha scelto un tema apparentemente semplice: il rapporto tra gli esseri umani e gli animali.

Il risultato, però, è andato ben oltre una conversazione sugli amici a quattro zampe.

È diventato un viaggio nella memoria.


Un'Italia collegata da una radio

La diretta ha unito persone provenienti da realtà molto diverse.

Da Trani erano presenti i conduttori Massimiliano Deliso e Renzo Samaritani Schneider, insieme al regista teatrale Marco Pilone del Teatro Mimesis.

Da Firenze è intervenuta la giornalista Carmelina Rotundo Auro.

Dalla provincia di Livorno si è collegata Carolina Mazzetti.

Da Cernusco sul Naviglio è intervenuto Giuseppe Tocchetti.

Successivamente si sono aggiunti Patrizia Calabresi da Roma e Bodhitaru da Sanremo.

Una geografia umana che, per oltre due ore, ha annullato le distanze trasformando la radio in una vera piazza culturale nazionale.


Una trasmissione che parla degli animali... raccontando le persone

Ogni intervento è stato diverso.

Eppure tutti sembravano appartenere allo stesso racconto.

Massimiliano Deliso ha aperto la serata ricordando una vacanza allo Zoosafari di Fasano, trasformando un semplice spettacolo con i delfini in un episodio di irresistibile comicità condivisa con Renzo Samaritani.

Pochi minuti dopo lo stesso Deliso ha cambiato completamente atmosfera raccontando il suo incontro notturno con un procione entrato in casa, nella San Francisco dove aveva vissuto anni prima, per rubare i croccantini del gatto della coinquilina.

Il pubblico è passato dal sorriso allo stupore nel giro di pochi minuti.


Gli animali come maestri silenziosi

Tra gli interventi più intensi c'è stato quello di Giuseppe Tocchetti (clicca qui per leggerlo).

Non si è limitato a raccontare degli animali incontrati nella sua vita.

Ha costruito una vera autobiografia spirituale.

Il pesce gli ha insegnato l'attesa.

Il canarino la libertà.

Il cane la fedeltà.

Il gatto il rispetto degli spazi.

Lo squalo il senso del limite.

La tartaruga la costanza.

La cicala la trasformazione.

Ogni animale è diventato una metafora dell'esistenza.

Il suo intervento ha emozionato tutti i partecipanti, tanto che è nata spontaneamente la proposta di pubblicarlo integralmente sulla futura rivista del gruppo.


Il merlo che non voleva andarsene

Anche Carolina Mazzetti ha riportato l'attenzione sull'infanzia.

Ha raccontato del merlo che aveva addomesticato da bambina.

Un animale libero.

Mai chiuso in gabbia.

Eppure capace di seguirla ovunque.

In automobile.

Perfino al ristorante.

Sempre tornando spontaneamente da lei.

Successivamente ha ricordato Stella, una cagnolina nata dall'incrocio fra un pastore maremmano e una lupa, definendola una compagna inseparabile delle passeggiate lungo il mare e nella pineta.

Il suo racconto è stato accolto come una testimonianza autentica di quel legame invisibile che può nascere tra uomo e animale.


La poesia del gufo

Uno dei momenti più apprezzati della serata è arrivato con Marco Pilone.

Il direttore del Teatro Mimesis di Trani ha spiegato come un'antica paura per un gufo osservato ogni sera nella campagna in cui viveva si fosse trasformata, con il passare del tempo, in ispirazione poetica.

Ha quindi recitato "Il silenzio del gufo", una poesia composta circa vent'anni fa.

Attraverso il dialogo immaginario fra gli animali della foresta e il vecchio gufo, Pilone ha proposto una riflessione sul valore del silenzio, della lentezza e della saggezza.

L'interpretazione, favorita dalla sua formazione teatrale, ha ricevuto un lungo applauso virtuale e la richiesta unanime di pubblicare il testo nel prossimo numero della rivista del gruppo.


Quando un gatto sceglie una famiglia

Patrizia Calabresi ha invece raccontato una storia semplice, ma profondamente umana.

Un piccolo gatto trovato sotto la pioggia davanti al portone di casa.

Doveva trascorrere soltanto una notte al riparo.

Il mattino seguente era già davanti alla porta dell'appartamento.

Entrò.

E non se ne andò più.

Così nacque Mucci.

Un membro della famiglia.

Nonostante l'allergia della madre.

Un episodio che ha fatto sorridere tutti, ricordando quanto spesso siano proprio gli animali a scegliere gli esseri umani e non il contrario.


Una trasmissione che diventa progetto culturale

Nel corso della serata è emersa una proposta destinata probabilmente ad avere un seguito importante.

Trasformare tutti questi racconti in testi scritti.

Non semplici trascrizioni.

Ma veri racconti.

Da raccogliere nella nuova rivista "Anima e Destino", dedicata al benessere naturale e alla crescita personale.

L'idea è stata condivisa dai partecipanti quasi all'unanimità.

Ogni testimonianza potrà così continuare a vivere oltre la diretta radiofonica, trasformandosi in patrimonio editoriale.


Una radio che costruisce comunità

Ciò che rende particolare questa esperienza non è soltanto la qualità degli interventi.

È il metodo.

Nessuno interrompe.

Nessuno cerca il protagonismo.

Ogni partecipante ascolta davvero chi sta parlando.

Le domande nascono dalla curiosità e non dalla volontà di prevalere.

In un'epoca in cui gran parte del dibattito pubblico si consuma in pochi secondi tra slogan e polemiche, questa modalità rappresenta quasi un ritorno alla conversazione come bene culturale.


Oltre la diretta

La puntata del 24 giugno non si conclude con lo spegnimento dei microfoni.

Rimane registrata (clicca qui).

Diventa podcast.

Diventa archivio.

Diventa materiale editoriale.

Diventa memoria collettiva.

Fra qualche anno qualcuno potrà ancora ascoltare questi racconti e ritrovare, dentro una storia di un cane, di un merlo o di un procione, un pezzo dell'Italia di oggi.


La forza delle piccole storie

Forse è proprio questa la lezione più bella lasciata dalla serata.

Le grandi idee non nascono sempre dai grandi eventi.

Talvolta prendono forma durante una conversazione tra persone comuni che decidono di regalarsi tempo, ascolto e memoria.

Ed è in quei momenti che una radio smette di essere soltanto uno strumento di comunicazione.

Diventa una comunità.

E una comunità che sa raccontare le proprie storie è una comunità che custodisce il proprio futuro.

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