Il racconto del venerdì – La notte dei gatti curiosi
di Renzo Samaritani Schneider
La casa era immersa nel silenzio.
Non il silenzio assoluto, perché quello non esiste mai davvero. C'era il frigorifero che respirava piano dalla cucina, qualche automobile lontana che attraversava la notte di Trani e il mare che, anche a distanza, continuava il suo antico lavoro.
Erano quasi le due.
Io e Massimiliano eravamo ancora svegli.
«Dovremmo andare a letto.»
«Sì.»
«Subito.»
«Sì.»
Non ci siamo mossi.
È una delle grandi tradizioni dell'umanità: dichiarare di voler andare a dormire e poi restare seduti altri quaranta minuti.
Kandy era sdraiata sul divano.
Khloe sul tappeto.
Tutto sembrava perfettamente normale.
Poi successe.
Khloe alzò improvvisamente la testa.
Di scatto.
Come se qualcuno avesse pronunciato il suo nome.
«Hai visto?» dissi.
«Sì.»
«Cosa ha sentito?»
«Probabilmente qualcosa che noi non sentiamo.»
Una risposta poco rassicurante.
Khloe fissava un punto preciso del corridoio.
Immobile.
Le orecchie dritte.
Gli occhi enormi.
Dopo pochi secondi, anche Kandy si alzò.
Senza fretta.
Con quell'aria da professionista esperta che assume quando ritiene che la giovane Khloe stia per combinare qualcosa.
Le due si guardarono.
Poi guardarono il corridoio.
Poi si misero in cammino.
In perfetta sincronia.
«Ecco.»
«Ecco cosa?»
«È iniziato.»
«Cosa?»
«Il turno di notte.»
Massimiliano rise.
Le seguimmo a distanza.
Khloe davanti.
Kandy dietro.
Come una giovane esploratrice accompagnata da una guida alpina molto paziente.
Arrivarono davanti alla porta dello studio.
Si fermarono.
Guardarono in alto.
Guardarono a destra.
Guardarono a sinistra.
Poi rimasero immobili.
«Che cosa stanno osservando?»
«Se lo sapessi dormirei più tranquillo.»
Khloe fece un piccolo passo avanti.
Kandy no.
Kandy sembrava valutare.
Analizzare.
Studiare.
Poi, all'improvviso, entrambe entrarono nella stanza.
«Andiamo?» chiese Massimiliano.
«Ormai siamo coinvolti.»
Entrammo.
Nulla.
Assolutamente nulla.
La stanza era identica a cinque minuti prima.
Scrivania.
Libri.
Computer spento.
Silenzio.
Eppure le gatte continuavano la loro missione.
Khloe si infilò sotto la scrivania.
Kandy saltò su una sedia.
«Stanno cercando qualcosa.»
«O qualcuno.»
«Grazie per il contributo all'ansia.»
Massimiliano rise.
Dopo qualche secondo Khloe uscì da sotto la scrivania e attraversò la stanza come se avesse trovato una pista invisibile.
La seguimmo.
Cucina.
Ingresso.
Soggiorno.
Poi di nuovo corridoio.
Sembrava un'ispezione.
Un controllo qualità della casa.
A un certo punto si fermarono davanti a una libreria.
Fissarono uno scaffale.
Lo fissarono per almeno trenta secondi.
Trenta lunghissimi secondi.
«Lì c'è qualcosa.»
«Un libro.»
«No.»
«Polvere.»
«Neanche.»
«Allora cosa?»
«Non lo so. È questo il problema.»
Khloe tese una zampa.
Toccò leggermente un volume.
Il libro si inclinò appena.
Dietro comparve...
un piccolo tappo di plastica.
Il giocattolo perduto da settimane.
Khloe lo recuperò con orgoglio.
«Caso risolto.»
«Per ora.»
Le due si guardarono.
Sembravano soddisfatte.
Ma non era finita.
Perché pochi minuti dopo partirono per una nuova spedizione.
La camera da letto.
Poi il bagno.
Poi il balcone.
Sembravano conoscere angoli della casa che noi ignoravamo completamente.
E forse era vero.
A volte penso che gli esseri umani abitino le case.
I gatti invece le conoscono.
Conoscono i rumori.
Le vibrazioni.
Le correnti d'aria.
Le abitudini.
I cambiamenti.
Vedono dettagli che a noi sfuggono completamente.
«Sai cosa penso?» dissi.
«Cosa?»
«Che per loro questa casa sia molto più grande.»
Massimiliano annuì.
«Sicuramente più interessante.»
Erano ormai le due e mezza quando la grande missione terminò.
Senza comunicati ufficiali.
Senza spiegazioni.
Kandy tornò sul divano.
Khloe sul tappeto.
Come se nulla fosse accaduto.
Come se non avessero appena completato una complessa operazione di sicurezza domestica.
«Finita?» chiesi.
Khloe sbadigliò.
Interpretai quel gesto come un sì.
Spensi le luci.
La casa tornò tranquilla.
Ma mentre andavo a dormire, mi voltai un'ultima volta.
Le due gatte dormivano già.
Serene.
Come custodi che hanno concluso il proprio turno.
E pensai che gli animali probabilmente vedono molto più di quanto immaginiamo.
Forse sentono cose che noi non sentiamo.
Forse comprendono cose che noi non comprendiamo.
O forse semplicemente prestano attenzione.
Che, in fondo, è una forma molto raffinata di saggezza.
E se esiste davvero una dimensione segreta nascosta nelle nostre case, nei nostri giardini e nelle nostre vite...
sono abbastanza sicuro che i gatti la conoscano già.
Renzo Samaritani Schneider – Trani, giugno 2026 🐾🐱🐱
Kandy, capo della sicurezza notturna.
Khloe, apprendista investigatrice del mistero domestico.

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