Capitolo 7, Io Sono, Noi Siamo: "Kandy nel tempio", Voci dalla Città della Nuova Luce di Renzo Samaritani Schneider



7️⃣ Kandy nel tempio

Il mattino seguente il sole si era alzato senza fretta sopra le colline del Gargano.

Le prime luci filtravano tra gli ulivi come fili d'oro, accarezzando le pietre antiche delle ex stalle e i tetti ancora umidi di rugiada. L'aria profumava di timo selvatico, rosmarino e pane appena sfornato. Da qualche parte, nella cucina comune, Lucia stava già litigando con una pentola troppo piccola per preparare il porridge destinato a quaranta persone.

Renzo era seduto sul piccolo gradino davanti alla stanza numero sette con una tazza fumante di caffè d'orzo tra le mani.

Massimiliano leggeva in silenzio un vecchio libro di botanica trovato nella piccola biblioteca della comunità.

Kandy osservava gli ulivi.

Khloe osservava una farfalla.

Le due gatte sembravano rappresentare due modi completamente diversi di stare al mondo.

Khloe era curiosità pura.

Kandy era contemplazione.

Ogni tanto la micia alzava lentamente la testa, socchiudeva gli occhi e sembrava seguire qualcosa di invisibile che attraversava l'aria.

Renzo la conosceva bene.

Quando assumeva quell'espressione...

stava preparando una delle sue imprese.

— Secondo me oggi combina qualcosa... — disse.

Massimiliano nemmeno alzò lo sguardo dal libro.

— Lo dici ogni mattina.

— Sì... ma oggi lo sento.

Come se avesse capito di essere l'argomento della conversazione, Kandy si voltò lentamente verso di loro.

Li guardò.

Poi, con la calma di un'antica sacerdotessa egizia, si alzò e si incamminò lungo il vialetto.

— Dove va? — chiese Massimiliano.

Renzo sorrise.

— A fare un'ispezione spirituale.


Quella mattina nel tempio era prevista una meditazione collettiva aperta a tutti.

Shivananda aveva proposto un'ora di silenzio assoluto.

Niente mantra.

Niente musica.

Niente discorsi.

«Il silenzio», aveva detto la sera precedente, «ha già tutte le risposte. Siamo noi che continuiamo a interromperlo.»

Renzo aveva trovato quella frase bellissima.

Così, poco prima delle nove, lui e Massimiliano entrarono nel tempio.

L'ambiente aveva qualcosa di profondamente rassicurante.

La luce del mattino attraversava le finestre color miele, creando lunghe strisce luminose sul pavimento di pietra.

L'incenso al sandalo saliva lentamente nell'aria.

Davanti all'altare centrale brillavano piccole candele.

Krishna sorrideva accanto a Gesù.

La Madonna sembrava osservare con dolcezza il Buddha.

Shiva e Sai Baba condividevano lo stesso spazio senza alcun bisogno di discutere di teologia.

Renzo pensò che forse...

se gli uomini imparassero dai loro simboli...

il mondo sarebbe molto più semplice.

Le persone presero posto sui cuscini.

Il silenzio iniziò lentamente a scendere nella sala.

Si sentivano soltanto:

il vento tra gli ulivi,

qualche rondine all'esterno,

il crepitio di una candela.

Shivananda chiuse gli occhi.

Anche tutti gli altri fecero lo stesso.

Renzo lasciò che il respiro diventasse più lento.

Per qualche minuto...

esistette soltanto il silenzio.

Poi...

un rumore.

Leggerissimo.

Tac...

Tac...

Tac...

Come piccoli passi.

Renzo aprì appena un occhio.

Niente.

Forse aveva immaginato.

Richiuse gli occhi.

Tac...

Tac...

Tac...

Questa volta il rumore era più vicino.

Molto vicino.

Qualcuno, senza aprire gli occhi, sorrise.

Un altro sembrò infastidirsi.

Poi accadde.

Un lieve miagolio.

Mrrr...

Renzo spalancò gli occhi.

E trattenne a fatica una risata.

Kandy.

Con la naturalezza di chi stava passeggiando nel proprio salotto, era entrata nel tempio.

Camminava lentamente lungo il corridoio centrale.

Elegante.

Silenziosa.

Con la coda perfettamente verticale.

Nessuno osava muoversi.

Lei sembrava non accorgersi nemmeno delle quaranta persone sedute in meditazione.

Si fermò davanti all'altare.

Lo osservò.

Poi, senza la minima esitazione...

saltò sopra.

Un unico movimento.

Leggero.

Perfetto.

Atterrò esattamente davanti alla statua di Krishna.

Si sedette.

Avvolse la coda attorno alle zampe.

E iniziò a lavarsi con assoluta tranquillità.

Nel tempio si diffuse un silenzio completamente diverso.

Non era più meditazione.

Era stupore.

Renzo vide Arianna spalancare gli occhi.

Il ragazzo tedesco sembrava paralizzato.

Una signora anziana si portò una mano alla bocca.

Qualcuno sussurrò:

— Oh, cielo...

Un altro:

— Non può stare lì...

Lucia, seduta in fondo, mormorò semplicemente:

— È un gatto.

Come se quella fosse la spiegazione più ovvia dell'universo.

Massimiliano abbassò la testa per non farsi vedere mentre rideva.

Khloe, che nel frattempo era comparsa sulla porta del tempio, osservava la scena con evidente ammirazione.

Sembrava pensare:

"Brava. Io non ci avevo ancora pensato."

Kandy, invece...

continuava serenamente la propria toeletta.

Si fermò.

Guardò Krishna.

Poi Gesù.

Poi Shiva.

Poi il Buddha.

Infine si accoccolò proprio al centro dell'altare.

Chiuse gli occhi.

E si addormentò.

Il silenzio durò almeno un minuto.

Poi Shivananda aprì lentamente gli occhi.

Guardò Kandy.

Guardò l'altare.

Guardò le persone.

Sul suo volto comparve un sorriso così lieve che sembrava nascere direttamente dal cuore.

Qualcuno attendeva che si alzasse per spostare la gatta.

Qualcun altro sembrava scandalizzato.

Shivananda, invece, rimase immobile.

Poi disse soltanto:

— Forse...

fece una breve pausa,

— oggi è lei la più vicina al silenzio.

Nessuno parlò.

Quelle parole sciolsero qualcosa nell'aria.

La tensione svanì.

Perfino Arianna sorrise.

L'anziana signora abbassò lentamente la mano.

Lucia sussurrò:

— Finalmente qualcuno che non pretende di insegnare niente a nessuno.

Shivananda continuò.

— Noi esseri umani arriviamo davanti al sacro con idee, teorie, dogmi, paure e convinzioni.

Indicò dolcemente Kandy.

— Lei è arrivata soltanto come un gatto.

E forse...

per oggi...

può bastare.

Renzo sentì gli occhi riempirsi di una commozione inattesa.

Ripensò a tutti gli anni trascorsi nei templi.

Alle discussioni infinite sulla dottrina.

Alle divisioni.

Alle etichette.

E adesso...

una semplice gatta stava insegnando una lezione di spiritualità senza pronunciare una sola parola.

Quando, una mezz'ora più tardi, Kandy si svegliò, sbadigliò con elegante indifferenza.

Scese dall'altare con un piccolo salto.

Attraversò il tempio.

Passò accanto a Shivananda senza degnarlo di uno sguardo.

E uscì all'aperto.

Come se tutto ciò che era accaduto fosse stato perfettamente normale.

Renzo la seguì con gli occhi finché scomparve tra gli ulivi.

Poi sorrise.

Per la prima volta da quando era arrivato alla Città della Nuova Luce, ebbe la netta sensazione che la spiritualità più autentica non fosse sempre quella che parlava più forte.

A volte...

camminava su quattro zampe.

E faceva le fusa. 🌿🐈

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