Il racconto del venerdì – Un pomeriggio di vento buono
di Renzo Samaritani Schneider
Ci sono venti che disturbano.
Sbattono le finestre.
Portano polvere.
Ti costringono ad abbassare la testa.
E poi ci sono venti diversi.
Venti che sembrano sapere esattamente dove passare e cosa portarsi via.
Quel pomeriggio era uno di quelli.
Me ne sono accorto appena aperta la finestra del soggiorno. Le tende si sono mosse piano, come se qualcuno le avesse sfiorate con gentilezza.
Non c'era violenza nell'aria.
C'era spazio.
«Finalmente,» ho detto.
Massimiliano ha alzato lo sguardo dal libro che stava leggendo.
«Finalmente cosa?»
«Un vento intelligente.»
«Esistono?»
«Questo sì.»
Ha sorriso.
«Allora presentamelo.»
Sono uscito sul balcone.
Davanti a me, Trani sembrava respirare meglio. Le nuvole correvano lente verso il mare e le foglie degli alberi non lottavano contro il vento: danzavano con lui.
Mi sono appoggiato alla ringhiera.
Per qualche secondo non ho pensato a niente.
E proprio per questo ho cominciato a stare meglio.
Spesso non ci accorgiamo di quanto siamo stanchi.
Non la stanchezza fisica.
Quella mentale.
Quella fatta di messaggi, pensieri, preoccupazioni, liste, piccoli fastidi che si accumulano come polvere sopra un mobile.
Giorno dopo giorno.
Finché non arriva qualcosa a spazzarli via.
Quel giorno era arrivato il vento.
«Usciamo?» ha chiesto Massimiliano.
«Sì.»
«Destinazione?»
«Dove ci porta lui.»
«Stai parlando del vento come se fosse una persona.»
«Oggi se lo merita.»
Abbiamo camminato senza fretta lungo le strade del centro.
Le tende dei balconi si gonfiavano leggere.
I gerani oscillavano.
Da una finestra aperta arrivava il profumo di un sugo che cuoceva lentamente.
L'aria era fresca ma non fredda.
Perfetta.
Un uomo stava sistemando alcune sedie davanti a un bar.
«Che bella giornata,» gli ho detto.
Ha guardato il cielo.
«Sì.»
Poi ha aggiunto:
«Questo vento pulisce.»
Mi sono fermato.
«Esatto.»
Aveva trovato la parola giusta.
Pulisce.
Non solo le strade.
Non solo il cielo.
Anche qualcos'altro.
Abbiamo proseguito.
Vicino al porto i gabbiani sfruttavano le correnti con una facilità quasi offensiva.
Sembravano conoscere segreti che noi ignoriamo.
«Guarda quello,» ha detto Massimiliano indicando un gabbiano che restava sospeso senza quasi muovere le ali.
«Beato lui.»
«Perché?»
«Perché ha imparato a collaborare col vento invece di combatterlo.»
«Questa vale per molte cose.»
«Già.»
Ci siamo seduti su una panchina.
Il mare aveva piccole increspature luminose.
Nessuna tempesta.
Nessuna agitazione.
Solo movimento.
Il vento continuava il suo lavoro invisibile.
Mi passava tra i capelli.
Attraversava la giacca.
Entrava nei polmoni.
E sembrava portarsi via qualcosa.
Non saprei dire cosa.
Forse stanchezza.
Forse tensione.
Forse semplicemente rumore.
«A cosa pensi?» ha chiesto Massimiliano.
Ci ho riflettuto un momento.
«Che non mi sento obbligato a risolvere niente.»
«È una bella sensazione.»
«Molto.»
Silenzio.
Uno di quei silenzi buoni.
Quelli che non chiedono di essere riempiti.
Il sole stava iniziando lentamente a scendere.
La luce diventava più morbida.
Più dorata.
Più generosa.
Ho osservato alcune foglie secche attraversare la strada trasportate dal vento.
Non opponevano resistenza.
Andavano.
E basta.
Mi è venuto da sorridere.
Passiamo gran parte della vita cercando di controllare tutto.
Direzione.
Tempi.
Risultati.
Persino le emozioni.
E poi arriva un pomeriggio così e ti ricorda che esistono anche altri modi di stare al mondo.
Modi più leggeri.
Più fiduciosi.
Più umani.
«Sai cosa penso?» ho detto.
«Cosa?»
«Che ogni tanto bisognerebbe fare come le tende.»
Massimiliano è scoppiato a ridere.
«Le tende?»
«Sì.»
«Spiegati.»
«Lasciarsi attraversare.»
«Molto poetico.»
«Molto pratico.»
Ha annuito.
«In effetti sì.»
Quando siamo tornati verso casa, il vento era ancora lì.
Ma qualcosa era cambiato.
Dentro di me.
Non una trasformazione spettacolare.
Non una rivelazione.
Solo ordine.
Come quando qualcuno apre una finestra in una stanza rimasta chiusa troppo a lungo.
L'aria non diventa diversa.
Diventa respirabile.
E ho capito che quando il vento è buono, non si limita a muovere le foglie, le tende o le nuvole.
Rimette in ordine anche luoghi invisibili.
Quelli che abbiamo dentro.
Renzo Samaritani Schneider – Trani, maggio 2026

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