"La bottega del miele" di Renzo Samaritani Schneider

 


Il racconto del venerdì – La bottega del miele

di Renzo Samaritani Schneider

La bottega era così piccola che la prima volta quasi non l’avevo vista.

Una porta stretta, una vetrina semplice, poche parole dipinte a mano sul vetro. Nessuna insegna luminosa, nessun tentativo di attirare attenzione.

Solo quel colore caldo all’interno.
Ambra.
Oro scuro.
Miele.

«Entriamo?» ha chiesto Massimiliano.
«Sì.»
«Sai già cosa comprare?»
«No.»
«Allora perfetto.»

Appena entrati, l’odore ci ha avvolti.

Non solo miele.
Cera.
Legno.
Erbe secche.
Un profumo antico, quasi domestico, che faceva venire voglia di abbassare la voce.

Dietro il bancone c’era un uomo sulla sessantina, barba chiara, mani grandi e lente. Non aveva l’aria del commerciante. Sembrava più un custode.

«Buongiorno,» ha detto.
«Buongiorno.»
«Guardate pure. Qui nessuno ha fretta.»

E infatti la bottega sembrava costruita apposta per rallentare.

Barattoli allineati con precisione.
Candele di cera grezza.
Piccoli cartelli scritti a mano.

Castagno.
Acacia.
Millefiori.
Eucalipto.

Ogni miele aveva un colore diverso, come se ogni stagione lasciasse una firma personale.

«Non pensavo esistessero così tante sfumature,» ho detto.
L’uomo ha sorriso appena.
«Le api non fanno mai una cosa sola.»

Mi piaceva il modo in cui parlava.
Poche parole.
Ma pesate bene.

Ha preso un cucchiaino di legno e ci ha offerto un assaggio.

«Questo viene da una zona vicina al mare.»
Ho assaggiato.
Dolce, sì. Ma non fragile. Aveva dentro qualcosa di quasi selvatico.

«È diverso da quello industriale,» ha detto Massimiliano.
L’uomo ha annuito.
«Per forza.»
«Perché?»
«Perché qui dentro c’è tempo.»

Silenzio.

Quella frase è rimasta nell’aria come il profumo della cera.

Ho guardato le sue mani mentre sistemava alcuni vasetti. Mani segnate, precise, con piccoli tagli sulle dita.

«Le pungono ancora?» gli ho chiesto.
«Sempre.»
«E non ci si abitua?»
«Al dolore sì. Alla distrazione no.»

Mi sono appoggiato leggermente al banco.

«Dev’essere un lavoro faticoso.»
«Lo è.»
«E allora perché farlo?»
Lui ha preso un barattolo controluce.
Il miele dentro sembrava trattenere il sole.

«Perché le api insegnano una cosa importante.»
«Quale?»
«Che si può costruire qualcosa di dolce senza fare rumore.»

Massimiliano mi ha guardato.
«Questa te la rubi sicuro.»
«Già fatto.»

L’uomo ha riso piano.

Fuori, la città continuava il suo movimento nervoso. Motorini, telefoni, gente che correva anche senza motivo evidente.

Dentro no.

Dentro il tempo aveva un altro ritmo.

«Sa qual è il problema?» ha detto lui all’improvviso.
«Quale?»
«Che molti confondono la dolcezza con la debolezza.»
«Succede spesso.»
«Ma le api non sono deboli.»
«Decisamente no.»
«Eppure producono miele.»

Ho guardato i piccoli esagoni di cera esposti vicino alla finestra.
Perfetti.
Pazienti.
Ripetuti migliaia di volte.

Niente lì dentro sembrava nato dalla fretta.

«Quindi per lei la dolcezza è una scelta?» ho chiesto.
«Sempre.»
«Non una caratteristica?»
«No. Una disciplina.»

Quella parola mi ha colpito.

Disciplina.

Non zucchero.
Non ingenuità.
Disciplina.

La capacità di restare gentili anche dopo le punture.

«Sa una cosa?» ho detto.
«Cosa?»
«Credo che il mondo abbia paura della dolcezza vera.»
Lui ha inclinato appena la testa.
«Perché richiede forza.»

Ci ha preparato un piccolo sacchetto con due vasetti e una candela di cera naturale.

«Questa profuma di estate,» ha detto porgendocela.
Massimiliano l’ha annusata.
«È vero.»
«Le cose fatte bene conservano le stagioni.»

Prima di uscire, mi sono voltato un’ultima volta.

La luce del pomeriggio entrava dalla vetrina e attraversava i barattoli di miele. Sembravano piccoli contenitori di luce lenta.

E lì ho capito una cosa semplice.

La dolcezza autentica non nasce dalla comodità.
Nasce dalla fatica.
Dalla pazienza.
Dalla capacità di continuare a costruire qualcosa di buono anche in un mondo rumoroso.

Le api lo sanno.
L’apicoltore pure.

E forse dovremmo ricordarcelo anche noi:

la dolcezza, quando è vera, è una delle forme più forti di sopravvivenza.


Renzo Samaritani Schneider – Trani, maggio 2026



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