• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva
Armonia

Capitolo 9, Io Sono, Noi Siamo: "Le campane all'alba", Voci dalla Città della Nuova Luce di Renzo Samaritani Schneider

 


9️⃣ Le campane all'alba

La prima campana suonò quando il cielo era ancora nero.

Non blu.

Non viola.

Nero.

Un nero profondo, punteggiato soltanto da qualche stella che sembrava indugiare ancora sopra gli ulivi del Gargano.

Poi arrivò il secondo rintocco.

Lento.

Grave.

Profondo.

Il suono attraversò tutta la Città della Nuova Luce come un'onda invisibile.

Entrò dalle finestre socchiuse.

Scivolò lungo i corridoi dell'ostello.

Raggiunse gli orti.

Il tempio.

Le ex stalle.

E naturalmente...

la stanza numero sette.

Renzo aprì un occhio.

Per un istante non capì dove fosse.

Poi arrivò il terzo rintocco.

Dong...

Chiuse lentamente gli occhi.

«È un sogno.»

Dong...

«No.»

Dong...

«È reale.»

Dal letto accanto arrivò la voce assonnata di Massimiliano.

— Che ore sono?

Renzo allungò una mano verso il telefono.

Lo schermo illuminò appena la stanza.

05:00

Massimiliano rimase immobile.

Poi disse soltanto:

— Ma siamo impazziti?


Nel corridoio si cominciarono a sentire porte che si aprivano.

Passi lenti.

Sbadigli.

Qualcuno tossiva.

Qualcuno cercava le ciabatte.

Qualcuno, probabilmente, stava già pentendosi della propria scelta di vita.

Kandy aprì un occhio.

Li guardò con l'aria di chi pensava:

"Voi umani avete seri problemi organizzativi."

Khloe, invece, continuava serenamente a dormire.

Profondamente.

Senza alcun interesse per l'evoluzione spirituale dell'umanità.


Quando arrivarono nel cortile, il cielo cominciava appena a schiarirsi.

L'aria era sorprendentemente fresca.

Profumava di terra bagnata, menta selvatica e legna umida.

Il silenzio era quasi assoluto.

Solo le cicale notturne stavano lentamente cedendo il turno agli uccelli del mattino.

Davanti al tempio si erano già radunate una trentina di persone.

Alcune sembravano serene.

Altre...

sembravano vittime di un piccolo incidente ferroviario.

Lucia aveva una tazza enorme di caffè tra le mani.

— Io medito meglio dopo la caffeina.

Arianna la guardò scandalizzata.

— La meditazione dovrebbe bastare.

Lucia bevve un lungo sorso.

— Tesoro...

la meditazione mi avvicina all'Assoluto.

Il caffè mi impedisce di addormentarmi durante il tragitto.


La meditazione durò circa un'ora.

Fu intensa.

Silenziosa.

Il sole sorse lentamente dietro le colline, riempiendo il tempio di una luce dorata che sembrava liquida.

Perfino Renzo, che non era mai stato un amante delle levatacce, dovette ammettere che c'era qualcosa di profondamente bello nel vedere nascere il giorno in quel modo.

Quando uscirono, però...

l'incanto cominciò lentamente a incrinarsi.

Davanti alla cucina si formò spontaneamente un piccolo gruppo di discussione.

Un giovane architetto romano sbadigliava vistosamente.

— Scusatemi... ma davvero questa deve diventare un'abitudine?

Una ragazza francese rispose subito.

— Nei monasteri buddhisti ci si sveglia anche prima.

L'architetto sospirò.

— Io però non sono in un monastero.

Un signore di Genova intervenne.

— Anch'io la penso così.

Silenzio.

Poi aggiunse:

— Io sono venuto qui per cercare pace.

Non per fare il militare.


Nel giro di mezz'ora tutta la comunità stava discutendo dello stesso argomento.

Le campane.

Le cinque del mattino.

La meditazione obbligatoria.

Qualcuno sosteneva che la disciplina fosse fondamentale.

Qualcun altro parlava di libertà personale.

Un ragazzo americano citava i monaci zen.

Una signora pugliese replicava citando la nonna.

— Mia nonna si alzava alle cinque tutti i giorni.

— Per meditare?

— No.

Per mungere le mucche.


Renzo ascoltava divertito.

Seduto all'ombra di un ulivo insieme a Massimiliano.

— Sai cosa penso?

— Dimmi.

— Che le comunità spirituali discutono sempre delle stesse cose da migliaia di anni.

Massimiliano sorrise.

— Tipo?

— A che ora svegliarsi.

Quanto mangiare.

Quanto meditare.

Chi lava i piatti.

E chi russa nei dormitori.


Verso le dieci del mattino Shivananda convocò un incontro straordinario.

Non nel tempio.

Ma sotto il grande ulivo dove spesso si sedeva a parlare.

Le persone arrivarono ancora un po' assonnate.

Qualcuno con una tisana.

Qualcuno con il caffè.

Lucia con entrambe le cose.

Shivananda ascoltò tutti.

Nessuno venne interrotto.

Per quasi un'ora parlavano soltanto gli altri.

Poi, quando il silenzio tornò spontaneamente...

prese la parola.

— Vi ringrazio.

Guardò lentamente ogni volto.

— Sapete perché vi ringrazio?

Nessuno rispose.

— Perché state discutendo.

Qualcuno rimase sorpreso.

— Una comunità viva discute.

Una comunità morta obbedisce soltanto.

Quelle parole attraversarono il gruppo come una brezza.

Shivananda continuò.

— Quando ho immaginato questa città...

non ho mai pensato a un esercito spirituale.

Ho pensato a persone libere.

E persone libere...

a volte sono anche in disaccordo.

Fece una pausa.

Poi sorrise.

— Perciò da domani...

le campane continueranno a suonare alle cinque.

Un piccolo brusio attraversò il gruppo.

Shivananda alzò una mano.

— Ma nessuno sarà obbligato ad alzarsi.

Silenzio.

— Chi desidera partecipare alla meditazione dell'alba sarà sempre il benvenuto.

Chi sente che il proprio cammino richiede altri ritmi...

potrà continuare a dormire.

Perché la meditazione non nasce dalla costrizione.

Nasce dalla nostalgia.


Renzo rimase colpito.

Non tanto dalla decisione.

Quanto dal metodo.

Shivananda non aveva imposto.

Non aveva ceduto.

Aveva cercato un equilibrio.

Massimiliano gli sussurrò:

— Mi piace.

— Anche a me.

— Sai perché?

Renzo annuì.

— Perché ha capito una cosa importante.

— Quale?

Renzo guardò il sole filtrare tra i rami dell'ulivo.

Poi osservò Kandy.

La gatta dormiva beatamente sopra una panchina.

Khloe, invece, rincorreva una lucertola completamente ignara del dibattito filosofico appena concluso.

Renzo sorrise.

— Che il risveglio spirituale...

non può essere imposto con una sveglia.

Deve arrivare da dentro.

E forse...

pensò mentre una leggera brezza faceva tintinnare la campana appesa al pergolato...

Dio non guarda l'orologio.

Aspetta soltanto che il cuore sia davvero sveglio. 🌿