• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva
Giuseppe Tocchetti

Bullismo e Cyberbullismo: due ferite diverse, una stessa urgenza sociale

Il bullismo è una ferita che colpisce nel corpo e nella presenza: nasce nel contatto diretto, negli sguardi, nelle parole pronunciate a pochi centimetri di distanza. È un fenomeno antico, conosciuto, che la società ha imparato — pur con fatica — a riconoscere e a fronteggiare attraverso educatori, famiglie, istituzioni e regole condivise.

Il cyberbullismo, invece, è una ferita che colpisce nella mente e nella solitudine, spesso senza che nessuno se ne accorga. Non ha un luogo, non ha un orario, non ha un volto. È un fenomeno nascente, fluido, invisibile, che cresce dentro gli spazi digitali dove i ragazzi vivono gran parte della loro identità. Qui l'aggressione non si limita a un gesto: diventa contenuto, si replica, si diffonde, rimane. E la vittima non può uscire dalla rete come uscirebbe da una stanza.

Per questo il cyberbullismo richiede nuove metodiche di contrasto, più avanzate di quelle tradizionali.

Due possibili strade per il futuro

1. Una via antiliberale: token autogeneranti e blocchi algoritmici

Una prima strategia, radicale e controversa, immagina la creazione di token autogeneranti: chiavi digitali che regolano l'accesso alla rete e che possono essere revocate in caso di comportamenti dannosi. Un sistema di algoritmi di blocco, capace di impedire l'ingresso nei social o nelle piattaforme a chi produce contenuti offensivi, violenti o manipolatori.

È una soluzione tecnicamente realizzabile, ma socialmente delicata: introduce un controllo forte, quasi antiliberale, che solleva interrogativi sulla libertà digitale, sulla privacy e sulla responsabilità individuale.

2. Una via educativa: un tutore umano o un tutore AI per ogni adolescente

La seconda strada è più complessa, ma forse più umana: garantire a ogni ragazzo una presenza costante, un tutore capace di accompagnarlo nella crescita digitale. Un adulto reale sarebbe l'ideale, ma non sempre possibile.

Per questo si affaccia una prospettiva nuova: un tutore AI personalizzato, modellato sulle attitudini, sulle fragilità e sulle aspettative dell'adolescente. Un'intelligenza artificiale che non sostituisce la famiglia o la scuola, ma che vigila, educa, avverte, protegge, e soprattutto aiuta il ragazzo a riconoscere i rischi prima che diventino ferite.

Non un guardiano, ma un compagno digitale di consapevolezza.

Conclusione

Il bullismo è un nemico antico, che conosciamo. Il cyberbullismo è un nemico nuovo, che cresce nel silenzio.

Per affrontarlo servono strumenti nuovi:

  • tecnologie di protezione capaci di bloccare, filtrare, prevenire;
  • presenze educative capaci di accompagnare i ragazzi nel loro mondo digitale.

La sfida non è solo difendere i giovani, ma costruire una cultura digitale che non lasci nessuno solo davanti allo schermo.

di Giuseppe Tocchetti