Il Corriere - un racconto di Giuseppe Tocchetti

La casa era immersa in un silenzio che non convinceva nessuno. Anna e Marco camminavano avanti e indietro come due attori che provano una scena drammatica, ma la parte non gli riusciva bene: ogni tanto si scambiavano occhiate che dicevano «ma quando finisce?».

Il novantenne, sdraiato nel letto, li osservava con un mezzo sorriso. Sapeva che stavano recitando. E, per sport, recitava anche lui.

All'improvviso, il campanello suonò. Un din-don allegro, completamente fuori luogo.

Anna sobbalzò. Marco si irrigidì. Il novantenne spalancò gli occhi: finalmente un po' di movimento.

Alla porta comparve un uomo con la divisa da corriere, cappellino storto e un pacco sotto il braccio. Sul pacco c'era scritto: DESTINATARIO: MONDO.

«Buonasera,» disse il corriere con un tono che cercava di essere grave, ma gli uscì un po' teatrale. «Sono venuto per… ehm… il ritiro.»

Anna sbiancò. Marco tossì per coprire una risata. Il novantenne solevò un sopracciglio: finalmente qualcuno che parla chiaro.

«Ritiro? Ma cosa dice?» protestò Anna, con una tristezza così esagerata da sembrare una pubblicità di fazzoletti.

«Sì, signora. Il Destinatario ha confermato. Il pacco è pronto.» Il corriere indicò il vecchio con un cenno professionale.

Marco intervenne: «Ma nostro padre è ancora… ehm… qui.»

«Lo so,» rispose il corriere. «Ma il sistema dice che è in prespedizione. Io devo solo completare la pratica.»

Il novantenne tossicchiò per attirare l'attenzione. «Giovanotto, non si preoccupi. Sono pronto da anni. È loro che fanno finta.»

Anna lo fulminò con lo sguardo. Marco si coprì la faccia.

«Signore,» disse il corriere avvicinandosi al letto, «mi dispiace moltissimo per il compito da svolgere. Sa, non è facile ritirare… ehm… pacchi così importanti.»

Il vecchio annuì con aria comprensiva. «Capisco. Ma guardi che non è poi così tragico. Anzi, direi che è un favore reciproco.»

«Reciproco?» chiese il corriere, fingendo stupore.

«Io me ne vado, loro respirano. Lei completa la consegna. Il Destinatario riceve il pacco. Tutti contenti.»

Anna sbottò: «Papà, per favore!»

Marco aggiunse: «Non è il momento di fare ironia.»

Il vecchio sorrise: «Ma certo che lo è. È l'ultimo momento che ho.»

Il corriere sospirò profondamente, come se stesse per annunciare la fine del mondo. «Signore, sappia che questo ritiro mi pesa. Io preferirei consegnare scarpe, libri, tostapane… ma il Destinatario ha richiesto proprio lei.»

«Ah, il Destinatario ha buon gusto,» rispose il vecchio. «Finalmente qualcuno che mi vuole senza farmi pesare la manutenzione.»

Anna si coprì la bocca. Marco si voltò per non ridere.

Il corriere aprì il pacco vuoto, pronto a «imballare» simbolicamente il vecchio. Il novantenne si sollevò un poco, guardò i figli, poi guardò il corriere.

«Mi raccomando,» disse con tono sardonico, «dica al Destinatario che arrivo senza resi. Non accetto cambi. E soprattutto…»

Fece una pausa teatrale. Il corriere si immobilizzò. I figli trattennero il fiato.

«…dica al mondo che è stato un piacere fingere insieme. Ma ora basta: consegnato, firmato, e chiusa la pratica.»

Il corriere annuì, commosso per finta. Anna e Marco si abbracciarono, divisi tra tristezza e un sollievo che non sapevano più nascondere.

Il vecchio chiuse gli occhi con un sorriso sottile, quasi divertito. E la casa, per la prima volta dopo anni, respirò davvero.

Giuseppe Tocchetti