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Filosofia

Due Filosofi: Talete e Freud, la coscienza tra la fonte e i LED

Due Filosofi - Talete e Freud

 

Incontro

In un prato pieno di dicondra e di bianche margherite di camomilla, in un'aria odorosa, una persona avanti negli anni con barba fluente e capelli scivolanti sulle spalle cammina tranquillo e sereno lungo il sentiero che lo conduce ad una fonte.

Ivi giunto, il vecchio saggio prende la brocca e la riempie di acqua; parte di essa scivola in una buca e molti piccoli uccelli - cardellini, cinciallegre e anche qualche piccolo passerotto - ad ali spiegate scendono dai propri alberi per andare a dissetarsi.

Il saggio si sofferma un attimo ad osservare lo scorrere dell'acqua e dà corso ad un suo pensiero: «la coscienza è acqua, essa scorre come il ruscello per poi ampliarsi come luce tra le foglie di questi alberi».

Accarezza la brocca sulla quale si riflette il cielo. Ecco passa lì vicino una capretta che lo guarda con sospetto e rispetto: forse ha capito l'ontologia.

Talete vive sereno e tranquillo in questa bellissima valle, con i suoi scritti, con i suoi allievi.

In una loft minimalista piena di led pastello, su un lettino ergonomico giace tranquillo e sereno Freud, saggio anch'egli, adottato dalla generazione Beta come nonno del subconscio. Circondato da icone animate, micro-video terapeutici e un grande poster sopra la tastiera del suo letto con su scritto: «Vuoi analizzare questo pensiero?»

Freud inizia a far volare il suo pensiero: «la coscienza non scorre, la coscienza rimuove, è un filtro che decide cosa far vedere all'utente».

Talete appare nel loft di Freud come un glitch temporale. Freud, sospettoso, sistema gli occhialini, tossisce e lo osserva come se fosse un paziente entrato dalla propria porta sbagliando secolo.

Talete, guardando Freud disteso sul suo lettino: «Guarda, Sigmund! Ti ho portato la coscienza del mondo» - e solleva la brocca dell'acqua.

Freud, con le ciglia aggrottate: «Interessante… lei è un idraulico. La sua brocca è un simbolo della madre».

Talete distende la sua schiena un po' curva per l'età avanzata: «È acqua, non è mia madre».

Freud rapidamente digita sul suo desktop: «NEGAZIONE».

Talete, ormai stanco dell'ambiente in cui Freud vive, inizia a descrivere il mondo da cui veniva: i ruscelli con i pesci, le ninfee che galleggiano, le rane che saltellano e la fonte. Gli descrive gli alberi entro cui si annidano gli uccelli, e osservando le chiome subentra l'intuito che ogni foglia possa rappresentare un pensiero, un'idea. Ma Freud resta impassibile, al che Talete rovescia la brocca sul lettino: l'acqua scivola tra i LED creando un ambiente azzurro-bluastro.

«Osserva, Sigmund, cosa accade quando si mescola l'acqua pura della mia fonte con la luce delle tue lampade».

Freud urla: «La tua è una regressione all'infanzia digitale».

«No, è una dimostrazione empirica, è la coscienza che scorre».

«Caro Talete, necessiti di almeno tre sedute a settimana».

«Tu di un asciugamano».

Sintesi

La coscienza non appartiene né ai ruscelli di Talete né ai led di Freud: essa si muove tra epoche, cambia forma come un'ombra che decide di diventare luce.

La coscienza è un ponte spazio-tempo: scorre come acqua nel passato e si accende come pixel nel futuro. Chi l'ascolta davvero non vive in un'epoca ma in tutte: Talete la vede fluire, Freud la vede riemergere.

La coscienza è un filo d'acqua che attraversa i secoli, un ruscello che diventa algoritmo, una brocca che diventa schermo, e noi la seguiamo senza accorgerci che ci sta portando dove il tempo non ha più direzione.

Talete: la coscienza è acqua. Freud: la coscienza è un archivio di traumi.

Giuseppe Tocchetti