Il valore della partecipazione al voto: la lezione di civismo di un cittadino per il futuro di Trani

 

Il valore della partecipazione al voto: la lezione di civismo di un cittadino per il futuro di Trani

Scritto da Dalla Redazione su segnalazione del lettore | 03/06/2026 | Inviato

Alla vigilia di un appuntamento elettorale cruciale per il futuro della nostra comunità, riceviamo e pubblichiamo con grande interesse la segnalazione di un nostro attento lettore, che ci invita a riflettere su un prezioso articolo d'opinione apparso recentemente sulle colonne de Il Giornale di Trani (disponibile al link https://ilgiornaleditrani.it/notizie/114688/trani/ballottaggio-un-cittadino-amore-per-trani-e-votare). Si tratta di una profonda riflessione firmata da Renzo Samaritani Schneider, dal titolo emblematico: «Ballottaggio, un cittadino: "Amore per Trani è votare"». In un clima politico spesso surriscaldato dalle dinamiche della campagna elettorale, queste parole rappresentano una boccata d'aria fresca, un invito alla calma, alla riflessione e, soprattutto, all'esercizio consapevole del proprio diritto-dovere di voto.

Domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026, i cittadini di Trani saranno infatti chiamati alle urne per il ballottaggio che deciderà chi sarà il nuovo sindaco tra Marco Galiano e Angelo Guarriello. Di fronte a questa scelta, l'intervento di Schneider non si schiera, non cerca di spostare voti verso l'uno o l'altro candidato, ma solleva lo sguardo verso una dimensione più alta e nobile della politica, ricordandoci il vero significato di questa parola così spesso abusata.

Un appello al voto che supera le divisioni partitiche

Nel panorama attuale, dominato da talk show urlati, post sui social network carichi di ostilità e polemiche quotidiane che rischiano di allontanare i cittadini dalle istituzioni, la lettera di Renzo Samaritani Schneider si distingue per il suo approccio costruttivo. Molti si sarebbero aspettati la solita dichiarazione di voto a favore di una delle coalizioni in campo, ma l'autore sceglie deliberatamente di parlare d'altro. Sceglie di parlare della politica nella sua forma originale, svincolata dalle logiche di fazione che caratterizzano le attuali "tifoserie" elettorali.

La tesi di fondo è semplice ma dirompente nella sua attualità: andare a votare è un atto d'amore verso la propria città. Non si vota solo per vincere contro qualcuno, né per imporre una visione sugli altri o per trarre vantaggi personali. Si vota per contribuire a costruire una comunità. Questa prospettiva ribalta completamente la narrazione diffusa che vede il voto come una mera espressione di scontento o di appartenenza ideologica, restituendogli la dignità di un gesto di cura collettiva.

Alle origini della politica: la lezione dei classici

Per supportare questa visione, l'articolo pubblicato da Il Giornale di Trani compie un affascinante viaggio a ritroso nel tempo, richiamando la filosofia classica greca e romana. Schneider ci ricorda che la parola "politica" deriva dal greco politiké, vale a dire l'arte che riguarda la polis, la città-stato. Gli antichi greci non concepivano la politica come uno scontro di potere finalizzato all'arricchimento o alla prevaricazione personale, bensì come la risposta alla domanda fondamentale: come possiamo vivere insieme?

Viene citato Aristotele, che definiva l'essere umano uno zoon politikon, ovvero un "animale politico". Questo concetto non significa affatto che siamo tutti destinati a fare carriera all'interno dei partiti, ma evidenzia come l'essere umano possa realizzare pienamente se stesso solo nella relazione con gli altri, partecipando attivamente alla vita della sua comunità. Per Aristotele, la politica era la più alta delle arti pratiche proprio perché aveva come fine ultimo il bene comune.

Dalla Grecia antica, la riflessione si sposta poi alla Roma repubblicana, dove si utilizzava l'espressione "Res Publica", la cosa pubblica. La cosa pubblica non appartiene al sindaco, non appartiene a un partito o a una fazione temporanea: appartiene a tutti i cittadini. Richiamando Marco Tullio Cicerone, Schneider sottolinea come una vera comunità possa esistere solo quando i suoi membri condividono un profondo senso di giustizia e di responsabilità reciproca. In questo senso, una città non è un semplice agglomerato di piazze, strade e palazzi, ma è fatta innanzitutto dalle persone che la abitano e che se ne prendono cura giorno dopo giorno.

L'amore per Trani e il dovere della partecipazione

Arrivando al contesto locale, l'autore esprime un sincero sentimento d'amore per Trani, definendola una città "meravigliosa", un sentimento condiviso da chiunque vi risieda o vi arrivi come visitatore. La descrizione poetica di Trani — con la sua magnifica cattedrale che si affaccia sul mare, il porto vibrante di vita, le pietre chiare che al tramonto sembrano assorbire e restituire la luce calda del sole — serve a ricordare che questa inestimabile bellezza non ha un colore politico. Non appartiene alla destra, non appartiene alla sinistra, non sarà proprietà del vincitore e non verrà sottratta agli sconfitti. Questa bellezza appartiene unicamente a Trani e a tutti i tranesi.

Ed è proprio in nome di questa appartenenza comune che l'autore lancia il suo accorato appello: "Andate a votare". È un invito rivolto a tutti, senza distinzioni. Rivolto anche a chi oggi si sente profondamente deluso, arrabbiato o rassegnato. A chi ritiene che nessun candidato interpreti pienamente le proprie speranze o le proprie idee. La democrazia, ci ricorda Schneider con estrema lucidità, non si mantiene in vita grazie all'operato dei politici di professione, ma grazie all'impegno costante e quotidiano dei cittadini.

L'astensione come rinuncia e il valore del servizio pubblico

Un altro passaggio fondamentale della riflessione del cittadino riguarda il tema dell'astensionismo, una piaga che purtroppo caratterizza sempre più spesso le tornate elettorali, specialmente nei ballottaggi. Citando la celebre massima di Platone, secondo cui "uno dei prezzi da pagare per il disinteresse verso la politica è quello di essere governati da persone peggiori di noi", l'articolo evidenzia come l'astensione non sia mai una scelta neutrale, bensì una vera e propria rinuncia. Chi decide di non votare, decide di fatto di lasciare che altri scelgano per lui, rinunciando a scrivere un pezzo del futuro della propria città.

Naturalmente, ogni cittadino esprimerà il proprio voto secondo la propria coscienza e la propria sensibilità personale. Che si scelga Marco Galiano o Angelo Guarriello, entrambe le scelte meritano il massimo rispetto. La democrazia non consiste nel livellare le opinioni per far sì che tutti la pensino allo stesso modo, ma nel creare le condizioni affinché sensibilità diverse possano collaborare alla costruzione di un futuro comune.

In conclusione, l'articolo riprende l'insegnamento di Confucio, per il quale governare significa "rettificare i nomi" e dare il giusto posto alle cose. Oggi, questo concetto si traduce nel ricordare che il potere politico non deve essere inteso come un privilegio personale, bensì come un servizio a favore della comunità, della città e delle sue speranze. Quando il ballottaggio sarà concluso, uno solo dei due candidati indosserà la fascia tricolore, ma il giorno successivo la città sarà sempre la stessa, con le medesime sfide, le stesse strade e gli stessi sogni. Il vero vincitore non dovrà essere un partito o una fazione, ma dovrà essere Trani. L'invito finale di questa bellissima riflessione è dunque un monito alla partecipazione consapevole: entrate nella cabina elettorale con la vostra coscienza ed esperienza, fate la vostra scelta nel rispetto di quella altrui, e ricordate che la politica è l'arte meravigliosa di costruire, insieme, la nostra casa comune.

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Articolo generato da Trani Italia News - Orizzonte Comune

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