Il racconto del venerdì – Una candela accesa in cucina
di Renzo Samaritani Schneider
Ci sono sere in cui la luce elettrica sembra fare troppo rumore.
Illumina tutto.
Ogni angolo.
Ogni dettaglio.
Perfino quelli che, forse, potrebbero tranquillamente restare nell'ombra.
Quella sera, invece, spensi quasi tutte le luci della casa.
Ne lasciai soltanto una.
Una piccola candela sul tavolo della cucina.
«È saltata la corrente?» chiese Massimiliano entrando.
«No.»
«Allora perché siamo al lume di candela?»
Sorrisi.
«Per ricordarci che la luce non si misura in watt.»
Lui rise.
«Questa la scriverai.»
«Probabilmente sì.»
La fiamma oscillava appena.
Non perché ci fosse vento.
Sembrava respirare.
Sul tavolo c'erano due tazze di tisana fumante.
Una ciotolina con qualche biscotto.
Un libro lasciato aperto.
Nient'altro.
Eppure quella cucina sembrava improvvisamente più grande.
O forse più raccolta.
Le ombre si muovevano lentamente sulle pareti.
I mobili, che vedevo ogni giorno, avevano assunto una dolcezza diversa.
Anche il tempo sembrava essersi seduto con noi.
Khloe saltò sulla sedia accanto alla mia.
Guardò la candela con gli occhi spalancati.
«No.»
Lei mi guardò.
«Lo so cosa stai pensando.»
Continuò a fissare la fiamma.
«Non si tocca.»
Massimiliano scoppiò a ridere.
«Stai facendo una trattativa diplomatica con un gatto.»
«Non sottovalutare la diplomazia.»
Pochi istanti dopo arrivò anche Kandy.
Si fermò a una distanza di sicurezza.
Osservò Khloe.
Poi la candela.
Poi di nuovo Khloe.
Sembrava dire:
"Non fare sciocchezze."
«Vedi?» dissi.
«Kandy è il ministro dell'ordine.»
«E Khloe?»
«Ministro della curiosità.»
La candela continuava a brillare.
Non illuminava tutta la stanza.
Illuminava quello che bastava.
Le nostre mani.
Le tazze.
I volti.
Il resto rimaneva avvolto in una penombra gentile.
«Sai una cosa?» disse Massimiliano.
«Dimmi.»
«Questa cucina mi piace di più così.»
«Anche a me.»
«Sembra...»
Cercò la parola giusta.
«Più vera.»
Annuii.
Forse perché la luce intensa ci abitua a vedere tutto.
Quella piccola, invece, ci invita a scegliere cosa guardare.
Fuori il vento sfiorava le persiane.
Ogni tanto arrivava il rumore lontano di una macchina.
Qualche passo nel pianerottolo.
Poi di nuovo silenzio.
Un silenzio abitato.
Non vuoto.
La casa aveva i suoi suoni.
Il frigorifero che lavorava piano.
L'acqua nei termosifoni.
Le fusa leggere di Kandy.
Il respiro tranquillo di Khloe, ormai sdraiata sul pavimento.
Suoni minuscoli.
Eppure bastavano a dire una cosa importante.
La casa era viva.
«Ti ricordi Bologna?» chiese all'improvviso Massimiliano.
Sorrisi.
«Le candele d'inverno.»
«Sì.»
«Quando le accendevamo anche senza un motivo.»
«Forse il motivo era proprio quello.»
«Quale?»
«Non averne bisogno.»
Restammo in silenzio.
La fiamma sembrava ascoltarci.
Ogni tanto si piegava appena.
Poi tornava diritta.
Mi venne da pensare a quante persone passano la vita cercando luci enormi.
Successo.
Certezze.
Risposte definitive.
E dimenticano il valore di una piccola luce che continua semplicemente a esserci.
«Sai cosa mi piace delle candele?» chiesi.
«Cosa?»
«Che non combattono il buio.»
«No?»
«Lo abitano.»
Massimiliano rimase qualche secondo senza parlare.
Poi disse soltanto:
«È una bella differenza.»
Guardai ancora quella piccola fiamma.
Così fragile.
Così discreta.
Eppure capace di cambiare completamente una stanza.
Compresi allora che la sicurezza non nasce sempre da muri più alti.
O da porte più robuste.
A volte nasce da una presenza.
Da qualcuno seduto accanto a te.
Da due gatte che dormono tranquille.
Da una cucina che profuma di tisana.
Da una candela che continua a fare il suo lavoro senza pretendere di diventare il sole.
Quando fu il momento di andare a dormire, soffiai piano.
La fiamma si spense.
Per un attimo rimase soltanto un sottile filo di fumo.
Poi anche quello scomparve.
La cucina tornò nel buio.
Ma non mi sembrò vuota.
Perché avevo capito una cosa.
Non serve molta luce per sentirsi al sicuro.
Serve quella giusta.
E spesso...
ha la forma semplice di una piccola candela accesa sul tavolo di casa.
Renzo Samaritani Schneider – Trani, luglio 2026
