Il racconto del venerdì –
L'ho trovata mentre cercavo tutt'altro.
Succede spesso.
Le cose importanti si fanno trovare proprio quando non le stiamo cercando.
Era in fondo all'armadio, dietro alcune scatole che non aprivo da anni.
Una vecchia valigia marrone.
Rigida.
Con gli angoli consumati.
La maniglia di cuoio aveva cambiato colore per il tempo e per le mani che l'avevano afferrata centinaia di volte.
La tirai fuori lentamente.
Una piccola nuvola di polvere si sollevò nell'aria.
«Cos'hai trovato?» chiese Massimiliano dal soggiorno.
«Una vecchia compagna di viaggio.»
Entrò nella stanza.
«Quella non la vedevo da tanto.»
«Nemmeno io.»
La appoggiai sul letto.
Per qualche secondo rimasi semplicemente a guardarla.
Ci sono oggetti che, anche da chiusi, sembrano raccontare qualcosa.
Quella valigia era uno di loro.
Sul lato c'erano ancora due vecchi adesivi quasi scoloriti.
Uno si era ormai staccato per metà.
Dell'altro si leggeva appena qualche lettera.
Non ricordavo più quando fossero stati attaccati.
Ma ricordavo perfettamente la sensazione di partire.
Passai una mano sulla superficie.
Il cartone rivestito aveva piccole cicatrici.
Graffi.
Segni.
Piccoli urti.
Ogni viaggio lascia sempre una traccia.
Anche sugli oggetti.
«La apri?» domandò Massimiliano.
«Ho quasi paura.»
«Di cosa?»
«Di ritrovare me stesso.»
Lui sorrise.
«Sarebbe un bel ritrovamento.»
Aprii lentamente le vecchie chiusure metalliche.
Fecero quel rumore secco che soltanto le valigie di una volta sapevano fare.
Clac.
Clac.
Il coperchio si sollevò.
E arrivò il profumo.
O forse dovrei dire...
la memoria.
Odore di stoffa.
Di carta.
Di tempo rimasto chiuso.
Non era un odore piacevole nel senso comune.
Era un odore riconoscibile.
Come certe canzoni.
Come certe fotografie.
Dentro c'erano ancora alcune cose.
Una sciarpa piegata con cura.
Un taccuino ormai ingiallito.
Una cartolina mai spedita.
Una guida turistica piena di sottolineature.
«Guarda questa...» dissi prendendo la cartolina.
Era rimasta bianca.
Avevo comprato una cartolina.
Avevo pensato di scriverla.
Poi non l'avevo mai fatto.
«Chissà perché.»
Massimiliano prese delicatamente il taccuino.
«Posso?»
«Certo.»
Lo sfogliò.
Tra una pagina e l'altra cadde un vecchio biglietto ferroviario.
Restammo entrambi a guardarlo.
Come si guarda una foglia trovata dentro un libro.
«Te lo ricordi?»
«Sì.»
«Quel viaggio è stato bello.»
«Molto.»
Richiusi gli occhi per un istante.
Mi tornarono alla mente rumori di stazioni.
Binari.
Annunci dagli altoparlanti.
Valigie trascinate.
Volti sconosciuti.
L'emozione della partenza.
La curiosità dell'arrivo.
Ma insieme ai viaggi fatti arrivarono anche quelli mai iniziati.
L'India.
Alcuni paesi del Nord Europa.
Piccoli borghi italiani annotati su fogli che ancora aspettano.
Luoghi immaginati così tante volte da sembrare quasi ricordati.
«Ti dispiace?» mi chiese Massimiliano.
«Cosa?»
«Non averli fatti tutti.»
Riflettei qualche secondo.
«Una volta sì.»
«E adesso?»
Guardai ancora la valigia.
«Adesso penso che ogni vita abbia il suo itinerario.»
Lui annuì.
«E il nostro?»
«È stato diverso da come lo immaginavamo.»
«Peggiore?»
Lo guardai.
«No.»
«Migliore?»
Sorrisi.
«Più vero.»
Chiusi lentamente il taccuino.
Dentro trovai una frase scritta anni prima con la mia calligrafia.
"Non importa soltanto dove si va. Importa chi si diventa lungo la strada."
Rimasi qualche secondo in silenzio.
«L'hai scritta tu?» chiese Massimiliano.
«Sì.»
«Non era male quel Renzo.»
«Ogni tanto aveva qualche intuizione.»
Scoppiammo a ridere.
Fuori il pomeriggio continuava.
Dentro la stanza sembrava essersi aperta una piccola finestra sul tempo.
Non con malinconia.
Con gratitudine.
Richiusi la valigia.
Con calma.
Senza fretta.
Le vecchie chiusure tornarono al loro posto.
Clac.
Clac.
«La rimetti nell'armadio?»
Scossi la testa.
«No.»
«Perché?»
«Perché non è un oggetto da nascondere.»
La portai nello studio.
La sistemai accanto alla libreria.
«Così la vedrò ogni giorno.»
«Per ricordarti dei viaggi?»
«No.»
«E di cosa?»
Guardai ancora quella vecchia valigia marrone.
«Che alcuni viaggi finiscono.»
«E altri?»
«Altri continuano a vivere dentro di noi.»
Compresi allora che non tutte le partenze richiedono un biglietto.
Non tutti gli itinerari hanno bisogno di una mappa.
Esistono viaggi che proseguono nel silenzio di una stanza.
Dentro un taccuino.
Dentro una fotografia.
Dentro una vecchia valigia che conserva ancora il profumo del tempo.
Perché gli oggetti, quando sono stati davvero amati, non custodiscono soltanto cose.
Custodiscono versioni di noi stessi.
E ogni tanto...
hanno la gentilezza di restituircele.
Renzo Samaritani Schneider – Trani, luglio 2026
