PARTE II — LE CREPE DEL PARADISO
1️⃣1️⃣ Il problema dei bagni
Il paradiso, pensò Renzo quella mattina, aveva un odore decisamente poco paradisiaco.
Non era il profumo degli ulivi.
Non era quello del pane appena sfornato.
Nemmeno quello dell'incenso che ogni alba usciva dal tempio insieme ai primi canti.
No.
Era un odore molto più concreto.
Molto più terreno.
Molto più umano.
Un odore che saliva lentamente dal corridoio dei servizi comuni dell'ostello.
Un odore che nessun maestro spirituale, da solo, avrebbe mai potuto trasformare in illuminazione.
Erano passate appena tre settimane dall'apertura della Città della Nuova Luce.
Gli ospiti aumentavano.
I volontari anche.
Ogni giorno arrivava qualcuno nuovo.
Un insegnante in pensione.
Una giovane coppia con uno zaino enorme.
Un ragazzo spagnolo che voleva imparare l'agricoltura naturale.
Una signora vedova di Bari che diceva semplicemente:
«Avevo bisogno di respirare.»
L'ostello era ormai quasi pieno.
E con tante persone...
aumentavano inevitabilmente anche i problemi.
Renzo stava attraversando il corridoio quando vide Lucia uscire dal bagno delle donne con un'espressione che non prometteva nulla di buono.
Aveva ancora i guanti di gomma.
In una mano teneva un secchio.
Nell'altra...
una spazzola.
La guardò.
Lei guardò lui.
Poi disse soltanto:
— Abbiamo un'emergenza nazionale.
Massimiliano arrivò pochi secondi dopo.
— Che succede?
Lucia respirò profondamente.
— Succede che tutti vogliono meditare...
ma nessuno vuole pulire il gabinetto.
La notizia si diffuse in meno di un'ora.
I servizi comuni erano diventati il principale problema della comunità.
Carta lasciata ovunque.
Lavandini sporchi.
Pavimenti bagnati.
Specchi pieni di schizzi.
E, soprattutto...
nessuno si assumeva la responsabilità di pulirli.
Non perché fossero cattive persone.
Ma perché...
ognuno pensava inconsciamente che lo avrebbe fatto qualcun altro.
Nel pomeriggio fu convocata un'assemblea straordinaria.
Non nel tempio.
Ma davanti ai bagni.
«Così almeno il problema rimane presente», disse ironicamente Lucia.
Le persone arrivavano una dopo l'altra.
Qualcuno imbarazzato.
Qualcuno divertito.
Qualcuno infastidito.
Shivananda arrivò per ultimo.
Osservò il gruppo.
Poi guardò la porta dei servizi.
Infine sorrise appena.
— Credo che oggi il nostro maestro sia questo corridoio.
Qualcuno rise.
Altri no.
Lucia prese subito la parola.
— Ve lo dico con il massimo affetto.
Indicò la porta.
— Se continuiamo così, tra una settimana arriveranno più batteri che pellegrini.
Qualche sorriso nervoso.
Lei continuò.
— Tutti parlano di servizio.
Di amore.
Di karma yoga.
Poi però...
quando c'è da lavare un bagno...
improvvisamente spariscono tutti.
Silenzio.
Renzo osservava i volti.
Nessuno sembrava sentirsi direttamente accusato.
Ed era proprio quello il problema.
Arianna intervenne con cautela.
— Potremmo creare una squadra di volontari dedicata.
Lucia scosse la testa.
— No.
Perché il bagno lo usano tutti.
Quindi lo puliscono tutti.
Massimiliano annuì lentamente.
Renzo gli sorrise.
Era difficile darle torto.
Fu il vecchio Carlo Balestri, l'ospite che non sorrideva mai, ad alzare lentamente la mano.
Tutti si voltarono.
Era la prima volta che chiedeva la parola durante un'assemblea.
La sua voce era calma.
Quasi timida.
— Posso raccontarvi una cosa?
Shivananda annuì.
— Quando ero ragazzo...
fece una breve pausa,
— lavoravo come muratore.
Costruivamo ospedali.
Scuole.
Case.
Guardò lentamente tutti.
— Il capocantiere ci diceva sempre una frase.
Silenzio.
«La civiltà di un edificio si misura dai suoi bagni.»
Nessuno parlò.
— All'inizio ridevamo.
Poi abbiamo capito.
Perché il bagno è l'unico luogo che tutti usano.
Il direttore.
L'operaio.
Il ricco.
Il povero.
Il medico.
L'infermiere.
Il bambino.
L'anziano.
Abbassò lentamente lo sguardo.
— Se lì manca il rispetto...
manca dappertutto.
Renzo sentì un brivido.
Quelle parole erano semplici.
Ma avevano il peso della vita vissuta.
Shivananda rimase in silenzio per qualche secondo.
Poi si alzò.
Entrò nel bagno.
Ne uscì pochi istanti dopo con un secchio, una spazzola e un paio di guanti.
Senza dire una parola...
iniziò a pulire.
Davvero.
Il pavimento.
I lavandini.
Le piastrelle.
Il water.
Con calma.
Con attenzione.
Con la stessa concentrazione con cui guidava una meditazione.
Nessuno si mosse.
Il silenzio diventò quasi imbarazzante.
Lucia lo osservava.
Arianna abbassò gli occhi.
Renzo sentì un nodo alla gola.
Massimiliano sussurrò:
— Adesso nessuno potrà più fare finta di niente.
Passarono forse due minuti.
Poi successe qualcosa.
Il ragazzo spagnolo entrò.
— Posso aiutare?
Shivananda sorrise.
Gli porse un secondo paio di guanti.
Subito dopo arrivò Arianna.
Poi Lucia.
Poi il ragazzo tedesco.
Poi l'ex professore torinese.
Poi Massimiliano.
Poi Renzo.
In meno di dieci minuti...
tutti stavano pulendo qualcosa.
Qualcuno lavava il pavimento.
Qualcuno sistemava gli scaffali.
Qualcuno cambiava i sacchi.
Qualcuno apriva le finestre.
Perfino Carlo prese uno straccio e cominciò a lucidare gli specchi.
Kandy e Khloe, sedute sulla soglia, osservavano la scena con aria molto seria.
Sembravano due supervisori incaricati del controllo qualità.
Quando tutto fu finalmente pulito...
il corridoio sembrava un altro.
L'odore acre era sparito.
Entrava soltanto il profumo del sapone di Marsiglia e della lavanda.
Shivananda si tolse lentamente i guanti.
Guardò tutti.
— Sapete...
disse piano,
— molte persone pensano che la spiritualità consista nell'alzare lo sguardo verso il cielo.
Indicò il pavimento ancora umido.
— Io credo che cominci da qui.
Dal modo in cui ci prendiamo cura di ciò che nessuno fotografa.
Fece una pausa.
Poi aggiunse con un sorriso.
— Il bagno pulito non farà mai notizia.
Ma renderà più bella la giornata di tutti.
Quella sera Renzo scrisse sul suo quaderno:
"Le grandi comunità non falliscono per mancanza di ideali.
Falliscono quando tutti vogliono essere maestri...
e nessuno accetta di diventare custode.
Perché il paradiso non si costruisce soltanto con le preghiere.
Si costruisce anche con una spazzola, un secchio d'acqua...
e la gioia silenziosa di lasciare un luogo migliore di come lo si è trovato."
Chiuse il quaderno.
Alzò gli occhi.
Fuori, il tramonto incendiava gli ulivi.
Kandy stava insegnando a Khloe come arrampicarsi su un vecchio muretto di pietra.
Renzo sorrise.
Forse aveva finalmente capito il segreto della Città della Nuova Luce.
Non era un luogo dove tutti erano già illuminati.
Era un luogo dove, ogni giorno, qualcuno imparava a fare con amore anche il lavoro che nessuno voleva fare.
E, pensò mentre il vento portava il profumo della sera tra gli alberi...
forse è proprio lì che comincia ogni vera rivoluzione spirituale. 🌿
